L’alfabeto di Da Empoli e quello della Ragionevolezza

Categoria: Mal Comune nessun gaudio

Prima di abbandonare il suo ruolo di assessore alla Cultura delComune di Firenze, Giuliano Da Empoli si è divertito a stilare il “suo” alfabeto della Cultura. Per dovere d’informazione lo riporto integralmente ma, per diritto di critica, gli affianco l’alfabeto della Ragionevolezza, dove il tasso di verità è sicuramente più elevato.

L’alfabeto di Giuliano Da Empoli   L’alfabeto della ragionevolezza
A come Anfiteatro.
Dopo dieci anni di chiusura, lo storico anfiteatro delle Cascine ha riaperto in via sperimentale nell’estate 2010, è stato completamente ristrutturato l’anno scorso, per poi diventare uno dei poli dell’estate 2011.

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Per ben sette anni il vecchio direttore artistico dell’Estate Fiorentina, mauro Pagani, ha tentato di farsi dare l’Anfiteatro per gli spettacoli. Non è stato un colpo di genio, quindi, ma il risultato di un lungo lavoro svolto da altri. 
B come Barcamp.
Il barcamp non è stato una trovata di marketing, bensì il segnale di un’apertura a chiunque avesse idee e iniziative da proporre, non solo ai professionisti dei contributi culturali. Da questa filosofia sono scaturiti nuovi protagonisti e nuove iniziative che hanno contribuito a rinnovare la vita culturale della città.

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Sarebbe davvero interessante sapere quante delle idee e delle iniziative proposte durante uno dei barcamp “targati” Da Empoli hanno trovato reale attuazione. Ma forse l’assessore preferisce non renderlo noto per non far torti a… tutti.  
C come Capodanno.
I grandi eventi non sono incompatibili con la vitalità culturale dal basso. Dal 2010, le cinque piazze del capodanno sono diventate una nuova, grande tradizione fiorentina.

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Insieme a questo sono diventate tradizione le piazze trasformate in tappeti di vetri rotti e le tonnellate rifiuti dopo la notte di festeggiamenti: nel 2011 furono 84, quest’anno 90. 
D come Diplomazia culturale.
Firenze ha un ruolo da giocare nel mondo post-atlantico. La prima edizione di BRIC, il festival dedicato alla cultura contemporanea dei paesi emergenti; il Festival au Désert e il Middle East Festival entrambi giunti alla seconda edizione; lo sbarco del NICE in 18 città russe e, dal 2012, in Cina; le guide di Palazzo Strozzi in russo e in cinese; le iniziative sull’Iran e sulla primavera araba organizzate alle Murate; le tournée del Maggio in Russia e in Estremo Oriente: sono tutti sintomi di un’identità che esce dai tradizionali confini europei e nord-americani per proiettarsi nella realtà globale del XXI secolo.

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Si guarda ai paesi emergenti come a dei Klondike, senza renderci conto che c’è squilibrio nelle risorse impiegate per valorizzare il patrimonio del Comune, e quelle previste per conservarlo e tutelarlo. Come dire: si richiamano brasiliani, russi, indiani e cinesi per far loro vedere pezzi di colonne che si staccano per l’incuria. Sorvoliamo poi sulla tournée del Maggio in Giappone nei giorni del terremoto: i soldi per queste gite di piacere li ha messi a disposizione lo Stato. Come dire che Palazzo Vecchio non c’incastra niente.
E come Estate.
Il grande successo dell’estate 2011, sotto la direzione di Riccardo Ventrella, ha dimostrato che la vita culturale ha più bisogno di idee che di soldi. Il cinema in cuffia alle Murate, la rassegna consacrata a Tondelli, i castelli di sabbia in riva all’Arno hanno tenuto viva la città anche durante la tradizionale pausa di agosto.

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Salvando Ventrella, che con poco ha fatto tanto, le idee di  Da Empoli – sempre che fossero sue – sono proprio come i castelli di sabbia in riva all’Arno: alla prima piena si disfano. Una città come Firenze meriterebbe un’Estate culturale e di spettacolo degna di questo nome, ma l’incapacità di Palazzo Vecchio nell’occuparsi di una simile materia è conclamata sin dai tempi di Domenici. 
F come Festival degli scrittori.
Della letteratura fiorentina fanno parte anche Dostojevski che ha scritto qui buona parte dell’Idiota e Madame Bovary, la cui prima edizione è stata pubblicata a Firenze per sfuggire alla censura inglese. Questa vocazione internazionale è stata ripresa dal Festival degli scrittori – Città di Firenze che, in sole due edizioni, ha portato a Firenze personaggi del calibro di Zadie Smith, Michael Cunningham, Alberto Manguel e moltissimi altri.

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La letteratura – con questo festival, con gli incontri delle Murate e con “Leggere per non dimenticare” finanziato dal Comune – è uno dei principali strumenti utilizzati da Palazzo Vecchio per fare divulgazione solo a senso unico. Non si premiano le nuove energie cittadine, non si guarda ai giovani, ma si premiano solo chi ha già un curriculum lunghissimo. Troppo facile.  
G come Grande Palazzo Vecchio.
In poco più di due anni, Palazzo Vecchio si è trasformato da bunker a laboratorio della città che cambia. E’ l’inizio di un percorso che condurrà entro il 2014 al raddoppio della superficie museale e alla creazione di un vero e proprio Museo della Città, dalle fondamenta romane agli abiti di Emilio Pucci.

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Per un edificio storico che diventa museo, altri tre musei civici fiorentini sono attualmente chiusi e di essi, praticamente, Da Empoli non se ne è mai occupato. D’altronde una delle prime cose che affermò da assessore fu: “No more museums”. Se non altro è stato di parola.
H come Hirst.
Dopo tante sterili polemiche, i numeri parlano chiaro: “For the Love of God” a cura di Francesco Bonami è stata la mostra più visitata del 2011 e in assoluto la mostra di arte contemporanea con bigliettazione autonoma più visitata a Firenze degli ultimi dieci anni. Non male per un evento realizzato a costo zero che ha acceso i riflettori su un angolo nascosto di Palazzo Vecchio inserendosi in un programma di produzione contemporanea a partire da capolavori del passato che ha coinvolto anche Michelangelo Pistoletto, Hans-Ulrich Obrist e Urs Fisher.

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Per la società organizzatrice il breackeven point della mostra (210mila ingressi) era fissato all’inizio di maggio 2011. Invece la mostra è stata prorogata di altre 6 settimane e solo così ha superato la quota di visitatori utile per evitare la rimessa. Insomma dell’esposizione si può dire tutto, ma non è stata un successo. Almeno non nei termini previsti. Senza contare che il teschietto sberluscente ha avuto bisogno della più famosa wunderkammer dell’arte manierista (lo Studiolo di Francesco I) per essere mostrata al pubblico. Altro che feticcio di arte contemporanea. 
I come intercapedine.
Sotto l’affresco del Vasari c’è un’intercapedine, e dietro di quella un mistero che dura da cinque secoli. Grazie al National Geographic e all’Opificio delle Pietre Dure, il professor Maurizio Seracini sta finalmente per risolverlo.

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In questa vicenda l’apporto di Da Empoli è meno di zero.
J come Johann Sebastian Bach.
Nel marzo del 2012 il giovane virtuoso del pianoforte Ramin Bahrami chiamerà a raccolta gli amici della pagina facebook di J.S. Bach per una prima maratona musicale di 24 ore nel Salone dei Cinquecento: Facebach!

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Di divertente in questa iniziativa c’è solo il calembour finale. Poi a chi piace Bach… de gusti bus…
K come Kennedy.
Su invito del Comune, la Robert Kennedy Foundation ha trasferito la sua sede europea nel complesso delle Murate nell’ottobre 2011, dando vita a un polo per la ricerca e la divulgazione dei diritti umani unico in Italia.

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Vedremo l’apporto culturale dei Kennedy  a Firenze. I quali qui sono un po’ di casa: Edward venne in visita nel 1966, così come nel 2008 accompagnai personalmente Caroline Kennedy (figlia di John Fitzgerald) insieme a Gianluca Tenti in una visita alla Firenze culturale che conta.   
L come Leopoldine.
Il cantiere di piazza S.M. Novella è quasi ultimato. Tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2013 Firenze avrà un Museo del Novecento degno di questo nome.

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Vero. Ma per questo nuovo museo Firenze dovrà dire grazie soprattutto all’Ente Cassa di risparmio di Firenze che ci ha investito circa 7 milioni di euro. 
M come Murate.
Da prigione a luogo di libertà, con le attività indisciplinate del SUC – Spazi Urbani Contemporanei, i dibattiti del Caffè Letterario, le botteghe creative e il cantiere della prima residenza per Smart Dissidents al mondo.

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Uno dei luoghi preferiti di Da Empoli, freddissimo d’inverno, infernale d’estate. Evidentemente è ancora un po’ lugubre, lontano anni luce da quella vitalità che un po’ tutti ci aspettavamo.
N come Notte Bianca.
Non solo un nuovo appuntamento, il 30 aprile di ogni anno, ma soprattutto una filosofia: quella di riempire la notte di cultura. Ad esempio tenendo aperti tutti i giorni fino a mezzanotte il museo di Palazzo Vecchio, la biblioteca delle Oblate e il Suc alle Murate.

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Uno degli appuntamenti più a buon mercato della gestione minimal di Da Empoli: 200mila euro per una serie di iniziative. La stessa cifra spesa per le aiuole del centro. 
O come Opera.
Il nuovo teatro inaugurato il 21 dicembre è la sfida più grande dei prossimi anni: per il Maggio Musicale in piena trasformazione e per la cultura della città nel suo insieme.

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Per la Cultura di Firenze il Maggio Musicale è un tumore che sta mandando in metastasi tanti enti e iniziative per mancanza di risorse. Anche per il l’inutile cattedralona nel deserto realizzata vicino la Leopolda l’apporto di Da Empoli è stato meno di zero. 
P come Pergola.
A Roma e a Milano, la liquidazione dell’ETI ha condotto alla chiusura dei teatri di proprietà dell’ente statale. A Firenze, la costituzione di una fondazione promossa dal Comune ha salvato e rilanciato il più antico e prestigioso teatro della città.

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Anche in questo caso senza i soldi dell’Ente Cassa e la disponibilità dello Stato a riassorbire il personale in esubero (entrato in ruolo alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze), l’operazione  non sarebbe stato possibile. Ma Da Empoli che ha fatto?
Q come qualità.
Non si tratta solo di promuovere iniziative. Bisogna anche bloccare quelle che non sono all’altezza dell’eccellenza culturale che la città di Firenze deve esprimere in ogni momento.

Q

Nessuna delle rarissime iniziative promosse da Da Empoli è stata all’altezza di Firenze. Quelle che lasceranno il segno (meno) saranno le sue gaffes e i suoi grossolani errori storici. 
R come Radiohead.
Ma si potrebbe anche dire r come Ritorno dei grandi concerti nell’estate 2012, grazie a un inedito lavoro di programmazione e di raccordo con gli operatori del settore.

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Il Comune non ha alcuna responsabilità in questi concerti che arriveranno. Piuttosto è il lavoro coraggioso di imprenditori locali e non che ci regaleranno questi live. Il Comune supporterà gli eventi, mentre è già salito sul carro dei vincitori. Già visto!
S come Strozzi.
Con le grandi mostre dedicate al Bronzino, ai “Giovani Arrabbiati” e a “Denaro e Bellezza”, Palazzo Strozzi è diventato uno dei principali poli espositivi italiani, come dimostra un’impressionante rassegna stampa globale. La programmazione contemporanea della Strozzina, l’istituzione della Fondazione Palazzo Strozzi USA, le numerose attività legate alla divulgazione e alla formazione completano l’offerta di una partnership pubblico-privato che è diventata un modello a livello internazionale.

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La critica specializzata è una cosa, il botteghino un’altra. Ma da che mondo è mondo vince chi vende di più, non chi fa scrivere meglio una stampa che alla fine si dimostra un po’ distratta. Palazzo Strozzi non è affatto uno dei principali poli espositivi italiani. Lo dicono i numeri.La mostra in corso – “Denaro e bellezza”, nonostante alcuni Botticelli in esposizione fa registrare poco più di 600 visitatori di media quotidiani e il ricavo copre circa un terzo dei costi. Per lìomonima fondazione è il quartultimo peggior risultato espositivo dal 2007 a oggi.
T come Tablet.
Terminata la scultura del Mosè, Michelangelo gli si rivolge chiedendogli “perché non parli”. Ora, nel Salone dei Cinquecento, parlano i capolavori non solo di Michelangelo, ma anche di Vasari e di Giambologna, grazie alla nuova guida multimediale che entro Pasqua di quest’anno sarà estesa all’intero museo di Palazzo Vecchio.

T

Al solito, si preferisce investire in soluzioni di nicchia senza pensare alle tante necessità conservative e di valorizzazione.
U come Unico.
Erano trent’anni che gli amanti di Firenze aspettavano un biglietto unico per entrare in tutti i musei della città. Dall’inizio del 2011, per iniziativa del Comune, la Florence Card c’è, costa 50 euro e dà accesso a 50 musei e a tutti i trasporti pubblici per 72 ore.

U

Pessimo affare per il Comune. Secondo il consigliere Grassi in 5 mesi Palazzo Vecchio avrebbe perso 110mila euro. E comunque, nei primi 9 mesi del 2011, l’incidenza della Musei card sugli ingressi nei musei statali di Firenze rappresenta solo il 2,38%. Dato minimo.  
V come Vespucci.
Il 2012 sarà l’anno di Amerigo Vespucci, con la riapertura del Forte Belvedere in collaborazione con Stanford e New York University. Perché non si tratta tanto di celebrare un anniversario, quanto di riportare a Firenze lo spirito delle grandi scoperte.

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Più di un anno fa sembrava che Vespucci fosse l’assoluto protagonista dell’anno. Adesso tutto si è acquietato. E se non era per i due comitati che da anni trattano la materia, finiva che nessuno se ne ricordava… 
W come Wyatt.
Perché lo spazio pubblico, a Firenze, è la risorsa più preziosa e non può essere gestito con criteri casuali. Di qui l’istituzione di una commissione di esperti incaricata di esprimere un giudizio qualificato sui progetti di arte pubblica.

W

La commissione è un artificio per tentare di piegare la città ai voleri della “ditta” Bonami-Da Empoli. Meno male non ha mai funzionato. Piuttosto, visto come sono andate le cose, meglio “I due fiumi” di Wyatt  che l’obbrobrioso fontanello dietro le chiappe del Biancone, illegale, un insulto alla bellezza. Da Empoli inesistente.
X come X3 (che in realtà si scrive EX3, ma la e era già occupata…).
In due anni di attività, il centro di arte contemporanea di viale Giannotti è diventato un punto di riferimento ben al di là dei confini della città.

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Se fossimo in tv, a un concorso culturale, l’X-Factor per la materia ce lo possono avere in tanti. Ma non Da Empoli. In 2 anni e mezzo l’ha dimostrato ampiamente.
Y come generazione Y (quella dei nativi digitali).
Per loro la cultura fiorentina era un territorio ostile: l’Assessorato alla Cultura non aveva neppure un sito internet. Oggi siamo sul web e su facebook, ma soprattutto abbiamo cercato di costruire un’offerta culturale tagliata su misura per loro.

Y

Infatti Da Empoli, nel frattempo, si è dimenticato di tutti gli altri. E con lo scarso rispetto per il “diritto all’oblìo” sul web ci aiuterà, anche a distanza di anni, a ricordarci di tutti i suoi errori, le sue lacune, le sue gaffes
Z come zie.
Che forse è un po’ esagerato, ma è sempre meglio di zzz, il lungo sonno della cultura fiorentina che questo alfabeto ha contribuito a interrompere.

Z

E’, vero, con Da Empoli la cultura fiorentina si è svegliata dal torpore ma è piombata in un incubo. Però adesso è finito.

Evidentemente sono escluse da questa lista tutte la gaffes che Da Empoli ha fatto durante i due anni del suo mandato. Ne riassumo alcune brevemente:
-ignorava che lo Scoppio del Carro fosse una tradizione che si perpetuava da circa 7 secoli a Firenze;
- durante un incontro a Prato affermò pubblicamente che durante il suo mandato non sarebbero stati aperti nuovi musei (“No more museums”). In effetti è stato di parola, anzi è andato oltre, perché degli 8 musei civici fiorentini (6 funzionanti e 2 chiusi temporaneamente), ne ha praticamente cancellato un altro (Firenze com’era) per far più spazio alla biblioteca delle Oblate;
- a poche settimane dal suo insediamento pubblicò un opuscolo ad uso turistico sui quartieri di Cosimo I de’ Medici in Palazzo Vecchio inserendo un’immagine di Cosimo il Vecchio (morto circa un secolo prima);
- affermò che i finestroni centrali del Corridoio Vasariano sul Ponte Vecchio erano stati aperti su ordine di Mussolini per la visita di Hitler a Firenze nel 1939: in realtà Hitler a Firenze era stato 2 volte (nel 1938 e nel 1940) e mai nel 1939, così come, attraverso alcune fotografie d’epoca, ho dimostrato che fino alla seconda guerra mondiale c’era un solo finestrone, e che gli altri 2 sono stati aperti durante la ricostruizione, quindi Mussolini non c’entrava affatto;



2 Risposte

  1. Luca Logi scrive:

    Madame Bovary è stata pubblicata per la prima volta su la Revue de Paris, e la censura inglese ovviamente non c’entra niente con un romanzo francese. Probabilmente Da Empoli stava pensando a Lady Chatterley’s Lover ma non deve avere molto chiara la differenza tra i due romanzi.

  2. Emanuela scrive:

    Il middleast film festival si deve alla tenacia, al coraggio, all’impegno e agli sforzi anche economici di due persone, privati cittadini, appassionati di medioriente e cinema. Li ho conosciuti e sono rimasta sorpresa della penuria di sostegno che ricevono. Non capisco davvero perchè qualsiasi evento culturale avvenga a Firenze, debba essere “risucchiato” e posto sotto l’ala dell’assessorato.