La disperazione fa audience

Categoria: Costume

Lo disse una volta Leonardo Pieraccioni, che di ascolti se ne intende: “La disperazione fa audience”. Una verità. Un’assoluta verità. In molti si sono scandalizzati perché ieri, domenica, invece della consueta gita fuori porta – complice una bella giornata invernale di sole – in molti si sono imbarcati a Porto Santo Stefano, in Maremma, e si sono recati sugli scogli dell’Isola del Giglio per fotografare la Costa Concordia, la nave della tragedia. Sono saliti sugli scogli più alti, si sono spinti fino a quelli più “vicini” a quella carcassa metallica che ancora non restituisce i corpi di una ventina di persone. Esseri umani, saliti là sopra per divertirsi. E invece potrebbero essere morti (uso il condizionale perché la speranza cede il passo solo all’evidenza). Hanno scattato foto (perfino con la nave a far da fondale), da più angolazioni, hanno scrutato con binocoli, hanno commentato, si sono perfino baciati di fronte a quell’immensa bara funebre. Così, senza ritegno, senza la benché minima sensazione di fare una cosa sbagliata.
E allora in molti si sono stupiti, a loro volta hanno criticato questo comportamento, hanno lanciato accuse, gridato allo scandalo.
Ma in Italia la disperazione fa audience. Una vecchia regola del giornalismo impone di avere in “prima” almeno una notizia della categoria “S”: sesso, sangue, soldi. E in questi giorni le vendite dei giornali, gli ascolti dei tg e degli speciali, hanno fatto registrare dei picchi assoluti, proprio grazie alla tragedia della Costa Concordia. Come per tante altre storie dai toni foschi e sanguinolenti che diventano show, intrattenimento: Cogne, Erba, Avetrana, Brembate Sopra, Novi Ligure (e si potrebbe proseguire a lungo) i luoghi dove la disperazione ha fatto audience.
Pare retorico scriverlo, ma è così, è sempre stato così e sarà difficile cambiare questa pessima propensione italiana al macabro voyeurismo. Quelli che si sono scattati ieri una foto-ricordo al Giglio, con la Costa Concordia ferita a morte sullo sfondo, sono gli stessi che nei decenni hanno decretato il successo di una trasmissione come “Chi l’ha visto”, dove la delazione pura sale agli onori della scaletta di programma tv; così come sono gli stessi che, in autostrada, pur percorrendo la carreggiata opposta a quella dov’è accaduto un grave incidente, rallentano, quasi si fermano per vedere se c’è del… sangue, appunto, senza accorgersi che questo comportramento contribuisce solo a formare delle file immense e a congestionare ancor di più la circolazione.
E’ una cultura tutta italiana, è un bisogno di essere “nella” notizia indotto da un’esasperazione sempre più massiccia dei titoli sui giornali e in tv anche quando la notizia – che una volta era regina – non c’è più. E non c’è più neanche il commento. No, è rimasto solo il voyeurismo. Una malattia.



1 Risposta

  1. siro scrive:

    complimenti.marco una riflessione importante toccante e veritiera .meno male che esistono ancora persone così ,e non è retorica,grazie un abbraccio siro