
La lirica è un tumore. Ecco perché
Categoria: Idee in rete
Inutile fare tanti giri di parole: la lirica è il tumore degli spettacoli dal vivo in Italia. Dallo Stato – che ogni anno finanzia gli spettacoli dal vivo attraverso il Fus (Fondo unico dello Spettacolo) – la lirica “succhia” risorse oltre ogni limite (dettato dal buonsenso), ma restituisce poco o niente. Insomma, soldi spesi male, buttati, tolti al resto del mondo dello spettacolo italiano che, al contrario, si dimostra assai più produttivo rispetto alle risorse che riceve.
E non si tratta di opinioni ma di numeri, cifre impietose che gettano nuovamente luce su una situazione giunta ormai a un livello di assoluta insostenibilità.
Secondo il report del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, denominato Minicifre della Cultura 2011, nel 2010 si sono tenuti 179.196 spettacoli dal vivo, che hanno generato 34.066.705 ingressi a pagamento.
Sempre nel 2010 gli spettacoli di lirica sono stati 3102, per un totale di 2.063.736 biglietti staccati. Nel caso del numero degli spettacoli, quelli di lirica, rispetto al totale, rappresentano l’1,73%; a livello di biglietti staccati non si va oltre il 6,06% del totale. Cifre minime, perfino risibili se confrontate agli altri settori dello spettacolo. Infatti a fare la parte del leone, a livello di biglietti staccati, c’è il teatro (14.604.764), seguito dai concerti di musica leggera (7.285.525 biglietti staccati) e dai concerti classici (3.308.821).
L’aiuto statale, tuttavia, non segue un criterio comprensibile, ma obbedisce a logiche che non hanno niente a che vedere col buonsenso e con la corretta gestione del denaro pubblico.
Infatti il Fus, che nel 2010 ammontava a 334.278.000 di euro, per il 59,26% (pari a 198.078.000 di euro) è andato alle (sole) 14 fondazioni liriche italiane. Queste però sono le stesse che staccano il 6,06% dei biglietti degli spettacoli dal vivo. Chiunque si accorgerebbe della sperequazione e si chiederebbe perché lo Stato – cioè noi – dobbiamo finanziare con i nostri soldi una forma di spettacolo che piace così poco ed è così costosa.
Senza contare il prezzo del biglietto dei differenti tipi di spettacolo: il prezzo medio di un biglietto per uno spettacolo di lirica in Italia nel 2010 è costato 45,66 euro, mentre quello di musica leggera è costato 26,88 euro; allo stesso tempo uno spettacolo di lirica ha generato mediamente un incasso al botteghino di 30.378 euro, mentre un concerto di musica leggera ha portato 9559 euro per sera: peccato che gli spettacoli di lirica siano stati solo il 15,14% di quelli di musica leggera.
Stando così le cose, è evidente che la lirica è sempre più un settore di nicchia, per pochi interessati e che se lo possono permettere. Ma allora, perché lo Stato – con quasi 2 euro su 3 stanziati destinati alla lirica – sceglie di destinare le risorse pubbliche solo a questa forma di spettacolo?

Premessa: non sono un appassionato di lirica. E alla fredda contabilità soprascritta si potrebbe aggiungere la domanda: perché per comprare un biglietto per l’opera alla Scala devo pagare circa 200 euro, visto che lo spettacolo è finanziato coi soldi pubblici, cioè miei?
La lirica però è forse il primo ambasciatore nel mondo dell’eccellenza italiana. E non a caso gli appassionati di lirica comprendono perfettamente l’italiano. Insomma Verdi, Toscanini e Puccini veicolano l’immagine dell’Italia migliore, come in altri campi fa Armani, la Ferrari o il vino.
Prima di tagliare i fondi alla lirica forse varrebbe la pena tagliare i milioni di euro pubblici erogati ai partiti, soprattutto a quelli che non esistono più.
Io taglierei i fondi a entrambi. La lirica può piacere o meno. Non è questo su cui si deve discutere, bensì perché un settore dello spettacolo così poco seguito, debba ricevere tutti questi soldi. Anche il jazz può diventare ambasciatore dell’eccellenza italiana nel mondo, ma dallo Stato ottiene le briciole del Fus. No, si tratta solo di pura volontà politica. Proprio come quella di continuare a dare i soldi ai partiti.
Ah, il jazz…
Tipica espressione della cultura musicale italiana..
Ma ci sei o ci fai?
Ma fatti controllare da uno bravo…
L’articolo è un ammasso di cretinate a mio avviso, il problema lirica e cultura in generale credo sia ben più complesso e che non si esaurisce in un forum. Vorrei rispondere invece all’arroganza e alla stupidità di Alberto: sì, anche il jazz può essere ambasciatore della cultura italiana nel mondo, anzi lo è già (vedi le tante iniziative dove sono stati e sono protagonisti in tutto il mondo jazzisti italiani). Le varie forme culturali hanno certamente un’origine in qualche parte del pianeta, ma ciò non significa che ciò ponga dei confini. La Cultura (con la C maiuscola)in tutte le sue forme non ha confini !
Pensandoci su: l’articolo non è un ammasso di cretinate, non sono d’accordo su tutto, ma pone dei problemi reali su cui discutere senza fanatismi.
Per Enrico:
Si parla di cultura musicale italiana, e solo la lirica è patrimonio della cultura musicale italiana. Non ho nulla contro il jazz, ma non c’entra assolutamente nulla con l’argomento. Non ho capito perchè questo jazz lo dovete ficcare dappertutto, anche quando non “c’azzecca” per niente.
Arrogante e stupido, in questo caso, sei tu, oltre ad essere ignorante.
ecco, appunto; il jazz è un genere tutti italiano,d’altra parte dopo aver importato Halloween tutto è consentito.
L’anticoltura per eccellenza.
Ahahah grandioso!!!
Astrea
Cara Astrea,
mi complimento con Lei che, nonostante sia musicista e quindi impegnatissima a provare e riprovare il genere artistico per cui tanto stravede, trovi anche il tempo per leggere molti dei commenti pubblicati sul mio sito e addirittura replicare a 22 di essi. Forse non dorme… L’ammiro. Comunque sia, Lei, come molti altri, non ha capito il senso della mia azione. Io non ho mai giudicato la lirica come genere di spettacolo. L’ho definita un “tumore” – e ne sono fermamente convinto – perché gran parte delle risorse che lo Stato annualmente dà agli spettacoli dal vivo vengono convogliate verso la lirica. In tal senso è un tumore. I numeri mi danno ragione. Se ogni 10 euro di soldi pubblici destinati agli spettacoli dal vivo, ben 6 finiscono nelle casse di 14 enti lirici – molti dei quali sono dei veri buchi neri che neanche più i sindacati hanno il coraggio di difendere – che staccano solo il 6% dei biglietti e realizzano incassi che non raggiungono il 2% del totale, ci sarà un motivo. Ecco, è questo modo di agire che io critico ferocemente. Dovrebbe esistere più perequazione nella spartizione delle risorse. L’eguaglianza garantita nella vita civile (almeno in via formale), non riguarda il mondo della lirica. Chi ha il coraggio di chiedersi perché? Se poi uno, per scelta, studia una vita, suda, fatica per suonare il Barbiere di Siviglia o cantare nel Lohengrin, lo faccia pure, ma non con i miei soldi.
Allora per cortesia, egregio giornalista, Lei non si permetta di scrivere che la Lirica è un tumore, ma si corregga: LA GESTIONE del teatro dell’Opera, la Corruzione che alberga, la Sottocultura alimentata dalla nostra classe politica di centro destra e sinistra, quelle sì che sono tumori!!!!!!!!!
Non se la prenda con chi ormai è costretto a lavorare GRATUITAMENTE per portare avanti la Cultura, quella vera. E finiamola di scrivere che il Jazz è un’eccellenza italiana.
E con i Suoi soldi viene alimentato piuttosto Sanremo e altre pene decadenti del genere… Ma mi faccia il piacere!!!!!!
Astrea Amaduzzi
Chi ti ha detto che è un settore poco seguito? Ogni teatro lirico italiano ha in media 2.000 spettatori a spettacolo e durante l’anno ci sono circa 300 spettacoli. E che c’entra il Jazz? E una forma nata in Italia? Riflettiamo prima di parlare.
Scusi, come cribbio farebbe il JAZZ a rappresentare l’eccellenza italiana se non è una cosa squisitamente italiana?
L’Opera è NATA in Italia, storicamente nel 1607 con l’Orfeo di Claudio Monteverdi che, nei concertati, danze e cori, è di una bellezza assoluta fresca e viva e piace anche ai cosiddetti “non intenditori” di musica classica. L’Opera all’estero fa furore, e si tratta di musica ITALIANA di altissima qualità. Solo che i fondi vengono gestiti MALISSIMO.
Si dovrebbero imporre dei limiti ai cachet dei solisti innanzitutto (certi guadagni sono oltremodo VERGOGNOSI), limitare lo strapotere delle agenzie, contenere le spese folli di scenografie e costumi e ridare voce all’Arte , quella VERA, facendo anche a monte una selezione dei sedicenti artisti. Quelli finti sono una schiera di parassiti incapaci che ostruiscono il settore e fanno finta di fare gli “artisti” perché “fa figo”. E quelli bravi, come al solito, sono costretti ad emigrare all’estero. Mi vergogno per questo e molti altri motivi, di appartenere al popolo italiano.
BRAVO anche se non sei appassionato di lirica, vedo che hai capito cosa è la LIRICA, e quel pallone gonfiato di “giornalista”, farebbe meglio ad andare a vedere un solo spettacolo lirico, si renderebbe conto di quanto lavoro c’è dietro. E come dici tu, in qualsiasi parte del mondo, vengono rappresentate ogni giorno il 90% delle opere in Italiano. “studia, studia giornalista, che testa n’hai”
Concordo nel modo piu’ assoluto, però va capito che qualcosa bisognerà pur fare… E’ proprio la gestione socio economica che non va…
All’illustre esempio di ignoranza che contribuisce a penalizzare il nostro paese molto di più di quanto abbian fatto i bunga bunga di berlusconi con queste farneticanti affermazioni cito sono un dato (visto che anche lui si diletta citandone). La Fondazione Arena di Verona, città nella quale io vivo, riceve fra contributi statali, regionali, locali (insomma soldi pubblici) circa 20 milioni di euro. L’indotto che l’attività della Fondazione Arena produce sulla città (studio università di Verona – documenti a disposizione – del 2009) un indotto pari a circa 650 milioni di euro. Al signor ingnorantone specifico che indotto significa negozi, alberghi, ristoranti, bar, pizzerie, parcheggi, senza contare il numero di persone che essa impiega che varia dalle 400 circa invernali fin’oltre le 1500 unità in quanto a contratti a tempo determinato (maggio-agosto) comunque con buone cifre…condivido con giorgio la politica dei prezzi come anche condivido che l’opera sia un brand internazionale italiano unico, condivido il taglio dei finanziamenti ai partiti (oggi rimborsi elettorali – che, per chi non lo vuol sapere, oggi sono il 150 percento in più rispetto ai vituperati tempi di tangentopoli e il recente caso margherita ce lo dimostra). Se volessi fare del qualunquismo come il signor Ferri fa, allora perchè non togliere i fondi a tutto quel cinema spazzatura che vien fatto con i soldi pubblici e che per un film che produce utili ce ne sono 40 finanziati a fondo perduto? smettiamola con i luoghi comuni e valorizziamo quello che è il nostro patrimonio nazionale!
Infatti… qualcuno piu’ su ha perfino scritto che con gli stessi fondi si potrebbe valorizzare, come “eccellenza italiana” il Jazz… MA COME SI FA A SCRIVERE UNA COSA DEL GENERE???? Il Jazz NON e’ ITALIANO, neanche il POP ROCK, e basta, qua non se ne puo’ proprio piu’….!!!!
Cordiali saluti
Astrea Amaduzzi – http://www.arteconvivio.it
ci sarebbe anche da fare un discorso sulle sovvenzioni a giornali e riviste di varia natura che nessuno ha mai comprato, o anche a associazioni pseudo-culturali con l’unico scopo di prendere soldi per creare nulla. basterebbe fare qualche trasmissione televisiva a “orari civili” non alle 3 di notte, per creare interesse maggiore, e non bombardare da mattino a sera di Calcio, Grande fratello, e altre porcherie simili, pagati anche da noi con il canone, abbiamo il diritto di vedere un po di cultura seria??
Il tuo articolo non meriterebbe neanche lo sforzo del commento…da italiano e giornalista…considerare una delle eccellenze italiane un cancro è semplicemente vergognoso.
Esatto: non merita nessun commento, tanto è infarcito di stupidaggini…
CONCORDO IN PIENO, l’Opera è qualcosa di meraviglioso, ed è nata in italia… solo che bisognerebbe arrivare a gestire meglio i fondi e rimettere in sesto il discrso didattico che ormai è disastroso…
Cordiali saluti
Astrea Amaduzzi – http://www.arteconvivio.it
” la lirica “succhia” risorse oltre ogni
limite (dettato dal buonsenso), ma restituisce
poco o niente”. Innanzitutto mi domando se lei abbia mai messo piede in un teatro per assistere ad un’opera lirica, o se è a conoscenza dell’indotto turistico creato dai teatri d’opera in tutta Italia e di un elemento di nome “crescita culturale”.. secondo: mi domando se lei abbia mai messo piede fuori dall’Italia, dove – per farle un esempio – la sola Berlino fruisce di 10 orchestre professionali e diversi teatri d’opera (le lascio la curiosità di andare a scoprire nome e qualità delle produzioni di ogni singolo teatro), oltre quelli specifici di prosa e musical. I tedeschi saranno mica più fessi di noi? quando vado all’estero e dico di essere italiana, i primi nomi citati sono Verdi e Puccini.. tutti incancreniti dunque?? tedeschi, giapponesi, americani?Ebbene no, semplicemente un approccio diverso alla cultura e tanto cervello per capire che i teatri PRODUCONO ricchezza.. se vogliamo parlare di malagestione finanziaria, poi, possiamo anche trovare un punto d’accordo, ma di tutte le cifre buttate lì , sappiate che una buona percentuale NON va in tasca agli “operai” del teatro, cioè chi mette fisicamente in scena un’opera lirica..
Lo sa, lo sa…
Ma lo pagano per dire queste cretinate…
Come? Non ti pagano? Ma allora le dici gratis?
Ragazzo, sei messo molto male…
è’ proprio questo il problema, non vale una cicca e fa il ruttone, sperando di essere almeno notato.
Sembra quasi scemo, visto da qui…
<3 commento semplicemente meraviglioso. Grazie barbara. Se sei presente su Facebook sarei onorata di averti tra le mie amicizie!
Saluti cari
Astrea Amaduzzi – http://www.arteconvivio.it
quanto è amaro constatare che in un paese sconosciuto ai più, intendo dal punto di vista culturale e non geografico,tutto l’opera italiana, dopo le altre” e sta facendo costruire un nuovo teatro, in più da quest’anno inzierà anche la trasmissone di un canale televisivo in chiaro, dedicato alla Cultura. per non dire di come siamo trattati noi da questa gente meravigliosa, gli si legge negli occhi il piacere e l’emozione, !!!!! e qui sappiamo solo farci del male, è vero che deve essere risistemato tutto il settore, ma non buttiamo via il bambino assieme all’acqua sporca !!!!!
ma avete idea di quello che state dicendo???????????? si parla della lirica senza grande cognizione di causa mi sembra…admin propone addirittura che il jazz diventi ambasciatore dell’eccellenza italiana…sul fatto che bisogna tagliare le erogazioni ai partiti sopratutto a quelli non esistenti siamo d’accordo ma avete idea di quel che occorre per mettere su un’opera lirica? direttori,registi,costumisti,solisti,masse orchestrali e corali,attrezzisti,falegnami,elettricisti,fonici,sarti…e tant’altro…la lirica ,che ha un grosso seguito non come dice qualcuno, è il patrimonio italiano e va incentivato e portato nel mondo come vanto,come espressione della nostra cultura..i tumori della società sono ben altri…
Perchè il jazz (o il rock o il blues……) non può essere ambasciatore della cultura italiana nel mondo ? Mi sembra che lei abbia una visione alquanto miope sul significato di Cultura. La vera Cultura non ha confini ! Saluti
Ciao, Enrico. Passa un’altra volta, provinciale che non sei altro…
enrico, allora perché non ci mettiamo le danze popolari del Burundi a fare d’ambasciatore della cultura italiana? Le cose che si devono leggere…
IL JAZZ non è UN PRODOTTO ITALIANO!!!!!!!!!!!!!!!!!! Mettetevelo nella zucca!!!!!!!!!!!!!
Già, e quindi perchè destinare dei soldi ai musei d’arte contemporanea, ai monumenti che non siano il Colosseo e similari e, dulcis in fundo, alla politica che, odiata, impopolare e soprattutto ladra, ci fa buttare al vento miliardi di Euro? Non viene il dubbio all’illustre scrittore che forse, in questo scempio di pubblico danaro, ci possa essere una “vaghissima” responsabilità di chi amministra i teatri, espressione della stessa politica? Sono pronto a sottoscrivere la dotta dissertazione dell’illustre scrittore se, adoperando la sua ferrea logica, ci dirà coerentemente che dobbiamo anche chiudere il Parlamento e ammennicoli vari che “calcoli alla mano” costano follie e sono in grado di produrre, tutt’al più, leggi che vogliono la responsabilità civile dei giudici, scudi fiscali crimonogeni, tasse folli che colpiscono i ceti meno abbienti ecc. ecc. All’illustre scrittore vorrei ricordare altresì che il melodramma italiano è una delle pochissime ragioni per cui la lingua italiana rimane ancora conosciuta nel resto del mondo. La Boheme, scritta da Puccini, sembra essere l’opera più rappresentata AL MONDO ed è stata scritta da un italiano! Comsiglierei all’illustre scrittore di informarsi meglio e non gettare, come sembra ormai abitudine consolidata sul patrio suolo, il bambino con l’acqua sporca. A proposito: a differenza del jazz, il melodramma (da cui discendono, evolvendosi, anche Wagner, su su fino all’operetta e financo il musical) l’abbiamo inventato noi… sì,sì… proprio noi italiani, e temo proprio che l’illustre scrittore non ne sia a conoscenza!
La Cultura non ha nazionalità, per cui ogni forma d’arte può essere nostra ambasciatrice nel mondo.
Ciò che dici è ovvio, ma non c’entra nulla! Li lirica riceve fondi proprio perchè è una “specialità” tipica italiana, altrimenti perchè non passare qualche milione di euro anche al teatro “No” giapponese o ai gruppi gamelan indonesiani? Legittimissimo, per carità… ma non si sta parlando di questo!
Guardi che Lei non sa cosa scrive… Pensi per un momento al Prosciutto di parma, al parmigiano reggiano e a tutte le altre cose TIPICAMENTE ITALIANE nate in Italia… L’Opera è nata in Italia, e l’opera italiana nessuno può interpretarla meglio degli italiani, e nulla può essere piu’ rappresentativo! Tra l’altro è ata nel 1600, mentre il POP ROCK e JAZZ, tipicamente alglosassoni/statunitensi sono assai piu’ recenti e NON nati in italia, per di piu’ dal punto di vista vocale in lingua inglese.
per i non addetti ai lavori questi dati fanno rabbrividire , pesso anche per coloro che vivono il mondo della lirica.allora alcune precisazioni. la lirica italiana è un vanto nel mondo, dall’estero vengono in italia per impararla ed è incredibile che sia così seguita ed apprezzata più all’estero che in patria, spesso in paesi e da culture tanto lontane dalla nostra(per mia esperienza personale soprattutto in cina e negli emirati arabi!).il grado di specializzazione dei musicisti e dei cantanti non può essere compreso se non da chi fa questo lavoro…spesso lo capiscono poco gli stessi amministratori. i biglietti costano molto?è vero purtroppo.nota dolente ma incontrovertibile, anche se non tutti i prezzi sono così alti…chi si accontenta di posti un poco più scomodi ma comunque di ottimo ascolto e discreta visibilità può trovarne a cifre ragionevoli. i costi in generale sono comunque molto alti.perchè questo? perchè chi da le cifre per fare questi articoli che troppo facilmente suscitano l’indignazione non ricorda, forse volutamente, o spero per sola dimenticanza, che la spartizione della trota avvenga agli alti livelli.perchè mai ricordare i compensi per registi, direttori star, cantanti “prime donne” accompagnati da mediocri comprimari imposti dall’alto per meriti non certo artistici? perchè a gestire questi settori così particolari e specifici vengono messi personaggi i cui meriti e competenze nel settore sono tutte da dimostrare (prova ne sia che la nomina è libera scelta del sindaco)e perchè poi non ricordare i compensi che questi gestori(sovrintendenti, direttori artistici, direttori del personale ecc.)ricevono per un lavoro che negli anni ha creato deficit incredibili! forse sono loro a pagare per i propri errori?per aver gestito male soldi pubblici? no, questi personaggi sono trasferiti e promossi a fare gli stessi danni altrove, in altri teatri o enti. ma non vorremo dimenticare il businnes delle agenzie che vendono pacchetti già preconfezionati magari con uno o due buoni cantanti e una serie di personaggi perlomeno discutibili, per i ruoli secondari…e a che cifre????ovviamente tutte le cifre non si possono citare perchè tenute ben nascoste ed anche, quando i dati si sapessero, come spesso è possibile sapere, si andrebbe in contro al rischio come minimo di violazione della privacy se non peggio. a questo punto vorrei ricordare come le amicizie intervengano in questo settore così specializzato…..un compositore mediocre a capo di una istituzione importante chiama l’amico regista con folli compensi , per vedere poi rappresentata una propria “creazione” laddove il regista stesso ha il potere di inserirla nella programmazione e nel cartellone di un’altro ente di cui si trovi a reggerne le sorti(ovviamente sempre con soldi degli altri, mai i propri!)….possibile che un direttore esca dopo neppure un mese di lavoro da un teatro con un compenso talmente alto che un dipendente non vedrà probabilmente in tutta la carriera????ma quando poi c’è da attaccare il mondo della lirica si spara a zero e chi ci rimette sono normalmente i musicisti e i coristi..unico e solo tumore di questo mondo. ricordiamo per un momento , anche per chi non amasse questo mondo, che dietro a ciascun dipendente della cosiddetta massa artistica, troviamo anni ed anni di una specifica ed altissima specializzazione e professionalità invidiata, come ricordavo anche all’estero, ed ovviamente ad ogni persona corrisponde una famiglia…come accade ovunque. inoltre, non pretendendo che tutti amino il mondo del teatro, in questa era dove la sola economia sembra regnare, perchè non ricordare quanto porta il mondo dell’indotto da una parte e il ricavo(da studi di settore si parla almeno di quattro volte tanto!) per i finanziamenti fatti, da intendersi come investimenti!una domanda:se affido i miei soldi ad un promotore finanziario che mi consiglia un determinato fondo, e poi questo si intasca i soldi oppure ne fa un uso sconsiderato….io con chi devo prendermela ?con la borsa in generale?con il fondo che mi dava delle garanzie o sulla persona che si è comportata male e ha gestito male il patrimonio???il mondo del teatro e della lirica sicuramente devono avere un ripensamento e una riformulazione di nuove regole, ma dall’esterno è vergognoso come ci si scagli contro parlando di cose che non si conoscono. che ci sia un bel confronto con tutte le parti e vengano ascoltati anche coloro che si trovano nella parte bassa di questa particolare costruzione ma che fungono da fondamenta di un mondo che è patrimonio dell’italia, che ne è eccellenza, e che è biglietto da visita nel mondo. la lirica fa parte della tradizione e della cultura dell’italia. che i politici se ne ricordino non solo durante i comizi elettorali o durante le cerimonie con i vertici di altri stati. che investano in maniera si oculata ma che scelgano però persone capaci di gestire, i cui meriti non siano solo quelli di amicizia o colore politico.scusate lo sfogo e grazie per l’attenzione.fabrizio
Caro Marco faccio il programmatore e spesso sono all’estero per lavoro: America, Australia, Inghilterra e Germania!
E’ così, se volevo realizzarmi dopo la laurea posto in Italia non c’è era e senza una bella botta le possibilità erano lo 0%,cosi, fui obbligato ma anche incuriosito dall’esperienza all’estero.
Eccomi, ora, dopo ben 12 anni dall’università a lavorare per la Apple; posto fisso (a disdetta di quello che dice il Monti nazionale) retribuito benino e a contatto con tanta gente (faccio l’analista dati).
Vuoi sapere cosa sanno dell’Italia fuori dal tuo paese??
Ebbene che questo è il paese di Verdi, Puccini, Toscanini, Pavarotti, Bocelli!! Altro non c’è! E quelli sopracitati sono gli Italiani che ancora ci fanno fare bella figura povero italiano di un Marco Ferri!!
Ora, desideri che la Lirica vada a farsi friggere??
Ma non sarebbe meglio che cambiassi mestiere tu?? Che a quanto vedo ne sai poco e niente??
L’altro ieri da Harrods a Londra si ascoltava la Boheme cantata da Pavarotti e la Freni e io stavo lì per comprare caramelle!! Capisci?? Non Ramazzotti o la Nannini che fuori dallo stivale sono degli emeriti nessuno ma Puccini!!!
La Lirica italiana caro il mio giornalista da velina è una delle poche cose che ancora rendono l’Italia meritevole di attenzione nel mondo e vorresti disintegrarla perchè una manica dei soliti incapaci burocrati della politica cosi ti ha spiegato??
Bah! Quando mi ricordo che ci sono Italiani come te, che sputano sulla propria cultura, capisco perchè sono voluto venir via!!
Pasquale.
Ciao Fabrizio, concordo in pieno e complimenti per quanto hai scritto! Se sei su Facebook cercami che volentieri ti vorrei tra i miei amici!!!
Una cosa è certa: qualcosa bisognerà pur fare perché la situazione sta diventando veramente disastrosa, a partire dai conservatori!!!
Cordiali saluti
Astrea Amaduzzi – http://www.arteconvivio.it
Parliamo allora anche dei privilegi della casta dei giornalisti, molti dei quali, ignoranti come lei, si permettono di scrivere idiozie come questo articolo. Si documenti prima di dire sciocchezze! Il melodramma e’ ambasciatore della cultura italiana dalla sua nascita; a proposito: lei lo sa come,dove e quando e’ nata l’opera o crede di saper fare solo stupidi calcoli? Perché anche su questo avrei molto da dire: si documenti anche su come vengono erogati i finanziamenti ( totalmente statali!!) in Francia e Germania, ad esempio.. E si ricordi che siamo in Europa anche noi, e non nel terzo mondo. Vergogna!
Il SUO COMMENTO è MUSICA per le mie orecchie…!!!!
Cordiali saluti e grazie per aver scritto con tanta forza!!!
Astrea Amaduzzi – http://www.arteconvivio.it
Ma signori!
Davvero ritenete che valga la pena perdere tempo a discutere con questo Ferri che si definisce giornalista?
Non raccogliete le provocazioni di certa gente, tanto raglio d’asino non sale in cielo…
Lasciatelo perdere: ha fatto la sua cacchina e non disturbiamoci a pulirgliela. Lasciamo che se la goda tutta.
Ma vergognati, Ferri…
Giornalista… Ma mi faccia il piacere…
Mi unisco ad Alberto, non ne vale la pena cercare di spiegare quello che non si vuole capire. Aggiungo solo che se il valore di una nazione si calcola solo e sempre dai soldi spesi (e da quelli che rientrano..) allora povera Italia!!!
APPROVO IN PIENO, IGNORARE GLI IDIOTI IN CERCA DI RIFLETTORI.
Tanto per documentarsi un po’: il Mibac pubblica anche questo.
Opera lirica: Un patrimonio culturale italiano da valorizzare
L’Italia è il paese che ha inventato l’Opera lirica, dov’è nata, nel XVI secolo, e si è sviluppata. È anche attraverso l’Opera lirica che la nostra lingua – l’italiano – è divulgata in “prosa e musica” in tutto il mondo. I nostri teatri d’opera conservano tutt’oggi un primato e un’eccellenza e sono ammirati ovunque. È infatti motivo di pregio, per molti artisti stranieri, indicare nei loro curricula i propri debutti in ruoli in opere liriche rappresentate nei vari teatri italiani. Mi viene in mente, mentre penso a queste cose, di andare a rileggere la definizione di “patrimonio immateriale” formalizzata dall’Unesco, che tante volte ho letto, ritrovando quindi ciò che segue: “Si intendono per ‘patrimonio culturale immateriale’ pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e i saperi – così come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati ad essi – che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui riconoscono come facenti parte del loro patrimonio culturale. Tale patrimonio culturale intangibile, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi interessati in conformità al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia, e fornisce loro un senso di identità e continuità, promuovendo così il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana”.
Mi chiedo, quindi, come mai la nostra Opera lirica non ne faccia ancora parte e come mai, alla stregua di un museo, di un monumento, di un’opera d’arte non sia ritenuta come patrimonio “vivente” da valorizzare e da salvaguardare costantemente, considerando anche il contributo al territorio in cui “agiscono” i suoi benefici. Lo dimostrano alcune esperienze in vari paesi del mondo, pur di differente livello economico e culturale rispetto all’Italia. Basti pensare a ciò che è avvenuto in Venezuela, dove un programma di educazione musicale, portato avanti dal governo, grazie anche all’intervento dell’Unicef e Unesco, è riuscito ad avviare un dispositivo a cui partecipano quindicimila insegnanti e trecento orchestre e cori giovanili. I ragazzi e i bambini coinvolti sono oltre duecentoquarantamila, di cui il 90 per cento di estrazione poverissima, raccolti dalla strada, tra droga e delinquenza, che hanno trovato nella musica un’opportunità di crescita e di educazione. Oppure pensiamo ai “servizi sociali” che i musicisti delle grandi compagini orchestrali americane offrono, con i loro concerti, agli ospedali e alle carceri. E per fare un altro esempio, la recente attività concertistica del maestro Barenboim che, con la sua orchestra formata da musicisti ebrei e musulmani, svolge attività musicali nella striscia di Gaza.
Nel suo libro “Perfoming Arts: the Economic Dilemma”, scritto a quattro mani con il collega William Bowens, l’economista William Jack Baumol indica come uno dei maggiori problemi gestionali delle “arti sceniche” (non soltanto della lirica, di cui Baumol e sua moglie sono appassionati, ma anche della musica sinfonica, cameristica e del teatro di prosa) il fatto di essere a “tecnologia fissa”. Infatti, secondo Baumol, il numero degli artisti coinvolti nella rappresentazione di uno spettacolo, non è un mero “costo” (costo del lavoro, costo di produzione) bensì parte integrante della produzione stessa. Baumol indica quindi l’esistenza di un’orchestra, di un coro, di un corpo di ballo e delle maestranze tecniche di un teatro come parte integrante dell’opera, quindi dell’interpretazione, del “testo”, della partitura e di altri aspetti essenziali come la scenografia e i costumi, pertanto dello spettacolo nella sua globalità. Si tratterebbe infatti di riconoscere, sempre secondo Baumol, queste “compagini” come “bene” artistico vero e proprio e come elemento essenziale alla crescita e allo sviluppo di dispositivi economici, turistici, culturali ed educativi nell’ambito del territorio in cui operano.
E la patria dell’Opera lirica, ossia l’Italia, come si muove? Il disagio istituzionale in cui, notoriamente, versano i teatri d’opera italiani va cercato in molteplici ragioni, stratificatesi negli anni. In primis, una quantomeno bizzarra disattenzione verso questo patrimonio incommensurabile della nostra cultura nonché importante volano economico e risorsa sociale. Cito alcuni dati. La spesa per l’Opera e per la “musica colta” in Italia si aggira intorno allo 0,1 per cento del PIL: un dato che pone l’Italia all’ultimo posto in Europa, dopo Grecia e Romania. Oltre a ciò, per adesso, non esistono ancora leggi ad hoc che permettano ai teatri di reperire fondi presso i privati, favorendone un accesso liberalizzato dalla fiscalizzazione. Negli Stati Uniti e in Inghilterra, dove la presenza di finanziamenti da fonti private costituisce una parte sensibile delle risorse finanziarie a disposizione dei teatri, si applicano forme di detassazione delle revenues. Oltre a ciò, esiste la quasi totale defiscalizzazione degli emolumenti che spettano agli artisti, dettaglio non da poco, che consente un notevole abbattimento del costo del lavoro pur garantendo compensi adeguati. Un “musicista” negli Usa o in Inghilterra è considerato un “bene artistico” e, in quanto tale, riesce a scaricare dalle proprie tasse persino le spese per lo spazzolino da denti! Gli Usa e l’Inghilterra assicurano agli artisti prestazioni “intermittenti” e sussidi statali economici “adeguati al loro status” nei periodi di inattività.
Finora, in Italia, le varie leggi che sono state applicate negli anni hanno solo guardato al contenimento degli investimenti pubblici. Chissà perché. La legge del 14 agosto 1967, che prevedeva un nuovo ordinamento degli enti lirici, ha portato alla chiusura del 30 per cento delle attività musicali esistenti in Italia, negando l’accesso ai finanziamenti pubblici ai cosiddetti “teatri minori” o “teatri di tradizione”, facendo scomparire da un giorno all’altro la presenza della musica colta e dell’Opera, diffuse in tutto il territorio nazionale. In seguito, la recente e complessa trasformazione dei maggiori teatri lirici italiani da enti autonomi a fondazioni private (decreto legislativo 367/96 e decreto legislativo 134/98), ha avviato infatti un processo di aziendalizzazione dei teatri, senza però fornire gli strumenti necessari alla loro trasformazione, per esempio favorendo l’ingresso dei privati. Le Fondazioni lirico-sinfoniche, inoltre, in Italia sono appena 13, un numero irrisorio se confrontato con quello di paesi come Germania, Francia e Spagna. Nel resto d’Europa, alla soprintendenza di un teatro si arriva per titoli di merito, di studio o di esame. Il metodo di scelta della dirigenza, adottato sinora in Italia, ha invece prodotto difficoltà gestionali, deficit strutturali e un’inutile stratificazione dei costi del personale amministrativo. I costi iperbolici degli allestimenti delle opere pagati a registi e scenografi, che hanno a loro volta utilizzato commesse esterne e nuovi materiali, hanno comportato, in molti casi, l’ignorare le risorse interne ai teatri, tra cui i loro laboratori, vanificando inoltre il loro ben fornito “magazzino scene”, dove si trovano ancora bellissimi allestimenti degli anni ‘70, ‘80 e ’90, andati spesso in scena una sola volta! Questo materiale scenografico, se riutilizzato e riallestito, avrebbe potuto costituire un “repertorio” da proporre ciascun anno insieme con nuovi titoli, abbattendo sensibilmente i costi di produzione e ampliando il numero degli spettacoli. I costi esorbitanti pagati per i cachet di alcuni artisti, inoltre, sono improponibili di fronte alla quantità di pubblico che si reca ad ascoltarli.
Altro fattore di enorme svantaggio è il fatto che in Italia quasi nessun teatro è stato capace, finora, di utilizzare i molti fondi europei a disposizione. Inoltre, l’Italia ha il minor numero di orchestre e cori, per numero di abitanti, tra tutti gli stati europei. Gli stipendi dei “musicisti” italiani sono del 30 per cento inferiori alla media europea. Nel nostro Paese vige il sistema della costante disponibilità dei musicisti pena licenziamento, mentre nel resto del Vecchio Continente, nel contratto, è indicata la percentuale obbligatoria delle presenze in orchestra dei musicisti (60-70 per cento), dopodiché essi sono assolutamente liberi di suonare in altre orchestre e in ensemble di musica da camera, nonché di insegnare altrove pur essendo pagati dal teatro. A ciò va anche aggiunto che in Italia esistono oltre 100 conservatori di musica ed istituti musicali che ciascun anno diplomano centinaia di futuri professionisti che difficilmente riusciranno a trovare un lavoro. In media, solo il 2 per cento circa dei diplomati dei conservatori italiani ottiene un posto stabile in orchestra, vincendo il concorso solo dopo anni di scuole di perfezionamento e di sacrifici da parte delle famiglie. Nel confronto impari, è quasi lo stesso tipo di problema che investe anche le università e i giovani ricercatori, come testimoniava, proprio in questi giorni, il rettore di un prestigioso ateneo italiano in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno accademico. Ma veniamo anche ad altri dati. Nel 2007, il teatro lirico, in Italia, è stato lo spettacolo col maggior numero medio di spettatori per rappresentazione: 722, da 494 del 2002, con 2.192.000 biglietti venduti, con un aumento del 38 per cento dal 2002 al 2007. Quindi tutt’altro che teatro di nicchia, bensì “popolare” e vivo, a cui molti aspirano di poter accedere. In alcuni teatri, come nel caso del Carlo Felice di Genova, il “bacino di utenza” medio comprende anche la vicina Francia, dove il teatro è ben conosciuto e spesso ospite di concerti. Dati, insomma, che invitano a una riflessione seria sulla strada da seguire per valorizzare questo nostro grandioso patrimonio culturale celebrato in tutto il mondo.
fonte dati: Il Velino Cultura
Semplicemente la lirica è una forma di spettacolo ad alta densità di personale. Per fare un’opera servono mediamente almeno 70 persone di orchestra e 70 di coro. Inutile confrontarlo con la prosa, per la maggior parte degli spettacoli ormai fra attori e tecnici si va sulla decina di persone. Poi si può discutere sui compensi ai registi, ai direttori, ai cantanti, sulla cattiva amministrazione del personale, e su tutto quello che si vuole, ma la caratteristica di origine della lirica è quella. Si può abolire la lirica? Certo, esattamente come si chiudono gli ospedali (poi muoiono i vecchietti in campagna e chi se ne frega), come si lascia crollare Pompei, come si mandano in malora i musei. Ormai i migliori musicisti italiani lavorano all’estero perché in patria non è aria – guardate le pagine web dei migliori teatri europei ed in ognuno di essi troverete almeno un pianista italiano per insegnare ai cantanti come si cantano le opere della migliore tradizione italiana. Che all’estero è apprezzata più di quanto non lo sia in Italia. Quando poi avremo chiuso tutte queste attività, saremo un paese che farà concorrenza al lavoro sottopagato della Cina senza riuscirci, e cercherà di farsi passare come paese europeo senza riuscirci. O meglio, lo siamo di già. Un paese che dimentica le proprie radici e progressivamente diventa irrilevante.
In Giappone, in Cina, in Australia, in Svezia, in Finlandia, in Bulgaria, in Equador e in tutti i paesi più sperduti del mondo e più lontani dall’Italia esistono moltissimi giovani musicisti che studiano l’italiano solo per accostarsi al melodramma, per comprenderlo, per eseguirlo e per cantarlo. Succede persino negli Stati Uniti e in Inghilterra, paesi che potrebbero concedersi il lusso di infischiarsene delle altre lingue! Il melodramma è un unicum che è nato e che si è sviluppato in Italia con una storia e una tradizione che tutto il mondo ancora ci invidia. Va detto anche che l’Opera è qualcosa di meno facile da capire e da apprezzare rispetto alle sciocchezze che ci propina ordinariamente la televisione: non possiamo pretendere che un qualsiasi giornalista primo venuto sia in grado di saperne e di capirne qualcosa e quindi di non scrivere sciocchezze e volgarità sull’argomento.
Lirica, sinfonica, jazz …. ma anche poesia, prosa, letteratura eccetera…. quello che volete.
Ma la CULTURA è linfa vitale per la crescita di un popolo. Affossare la cultura è quello che in Italia si sta cercando di fare da decenni, a furia di Grandi Fratelli et similia.
Cervelli non pensanti per essere meglio “pascolati” …
Gent.mo Sig. Ferri, ho visitato il Suo sito e mi compiaccio che Lei abbia scritto tante belle cose…..ma come si sentirebbe lei se qualcuno le venisse a dire che quello che fa è un cancro?’ Prima di sparare a zero su di argomenti che è palese che non conosce affatto, sarebbe molto meglio che si informasse di quanta fatica costa ad un musicista poter prima studiare e poi la lunga trafila che deve fare per poter lavorare nell’ambiente teatrale…e tutto questo per amore di musica, arte e tradizione di un paese che vanta il meglio in questo settore da sempre! L’Opera Lirica è nata in Italia, è prodotto italiano da sempre che tutti ci invidiano e che tentano di emulare, secondo Lei vale veramente la pena di distruggere questo patrimonio oppure sarebbe ora che tutti si mettessero in testa di regolare gli sprechi per renderlo più accessibile a tutti…e magari partire dalle scuole primarie con una buona educazione storico musicale affinchè si possa creare nuovo pubblico e quindi nuovi indotti? No questo non lo scrive vero?….complimenti!
Sì, è vergognoso veramente che si descriva l’Opera Italiana come un “cancro”…
saluti
Astrea Amaduzzi – http://www.arteconvivio.it
Questo articolo esprime il principio della cultura nazional-popolare. Se, nel corso dei secoli, tutti avessero ragionato come questo poveretto, a quest’ora non avremmo i più grandi capolavori della musica e dell’arte in generale. La bellezza va sostenuta e sponsorizzata, anche se è un “settore in perdita”.
Meno lirica è più isole dei famosi e x factor: costano poco e rendono molto; se poi rendono imbecilli anche gli italiano che se li bevono, poco importa. Il clichè del paese che vorrebbero questi intellettuali autonominati tali e celebrantisi l’un con l’altro.
Chapeau
La bellezza è un settore attualmente (forse) in perdita perché è mal gestita e perché manca educazione sentimentale e un graduale avvicinamento all’Arte, considerata una cosa “morta” Ma dire che l’opera è un cancro e che il Jazz e il rock possono rappresentare l’italia all’estero è addirittura IMMORALE.
Cordiali saluti
Astrea Amaduzzi – http://www.arteconvivio.it
O Ferri! Incarta e porta a casa!
E stati zitto, che è meglio…
La tua ignoranza è seconda solo al tuo qualunquismo.
Paragonare la musica leggera alla lirica è la misura della tua pochezza.
Tienti il tuo mondo mediocre.
Nessun saluto
Tito
Il suo commento è assai più fastidioso dell’articolo stesso (che comunque pone dei problemi reali). Lirica, rock, etno, jazz, blues, elettronica etc. sono tutte forme musicali (poi possono piacere o meno) che hanno la medesima dignità. Porre come fa lei la lirica su di un piedistallo è tipico degli arroganti (e purtroppo il mondo dei melomani ne è ben ricco) e in definitiva di chi è piuttosto ignorantello. Saluti
@ Enrico. Affermare che “il mondo dei melomani è ben ricco di arroganti” vale esattamente quanto dire che “paragonare la musica lirica a quella leggera è misura di pochezza”. Dunque: la musica cosiddetta “classica” e “lirica” (forse è più corretto definirla, in ambedue le eccezioni, “colta”) rappresenta (o si propone di rappresentare) la perfetta sintesi tra la perfezione tecnica nella scrittura musicale e il massimo dell’espressione. La musica cosiddetta “leggera” parte da basi diverse, in particolare quella di essere sicuramente espressiva e “popolare”, ma non necessariamente quella di cercare un linguaggio il più possibile, ricco, elaborato e ricercato tecnicamente. Questo non significa affatto che debba essere considerata di serie “B” o chessoio… Essa parte semplicemente da presupposti diversi, ma a volte raggiunge punte di valore artistico assolutamente eccezionali (pensiamo a De Andrè!). Come nella musica “leggera”, anche nella musica “colta” (e più spesso di quanto non si creda)non si raggiungono sempre risultati “efficaci” e si sentono spesso, parlando onestamente, solenni schifezze! Sono disposto ad ammettere che nella musica leggera, dati i ben noti meccanismi dello show-biz che costringono ad una infinita ripetizione di quelle forme che “vendono”, si sentono cose veramente imbarazzanti, ma è assolutamente assurdo rifiutare tutto pregiudizialmente! Mi piace pensare che l’unica distinzione che si può fare tra i generi musicali è quella tra “musiche che ascoltiamo con piacere” e “musiche che non ci piacciono”… indipendentemente dal fatto che si parli di musica classica, leggera, etnica ecc. ecc. A proposito: io suono in un teatro lirico…
Ovviamente volevo scrivere “accezioni”… scusate l’errore di distrazione!
Eccone un altro… La cacca galleggia sempre…
La lirica è patrimonio culturale italiano, etno, rock e jazz no! Ci vuole un genio per capirlo…
Povera Italia, con gente come voi… Che vergogna…
O Tito, la prego, se è presente su Facebook i cerchi, sarei ONORATA di averla tra i miei amici! Cordiali saluti
Astrea Amaduzzi – http://www.arteconvivio.it
L’anno scorso ci fu l’uscita di Guido Ceronetti che sparò a zero sulla lirica con argomenti simili in un fondo del Corriere della Sera. E’ penoso osservare il distacco totale dalla nostra forma d’arte più alta e più popolare nel mondo (il nostro cinema all’estero conta molto meno) dalla cosiddetta categoria degli intellettuali. Nessuno di questi soloni capisce un acca dell’argomento eppure tutti si sentono in diritto di menare basso. Riguardo Ceronetti, forte di un certo prestigio come poeta d’avanguardia, nessuno ebbe il coraggio di trattarlo come avrebbe meritato (forse, chissà, anche perché in avanti con l’età) e il guaio è che probabilmente neanche lui si è reso conto di scrivere a vanvera, da perfetto ignorante, su cose molto più grandi di lui. Stiamo parlando del nostro patrimonio più grande, il nostro biglietto da visita nel mondo intero. Nel mondo, come è stato giustamente ricordato qui sopra, l’unico settore dell’economia, (sì, quella che muove capitali e investimenti e genera ricchezza), la cui lingua standard sia l’italiano è soltanto l’opera lirica. Intendo dire che giapponesi, coreani, statunitensi, australiani, cinesi etc che lavorano in teatro come cantanti, direttori d’orchestra, maestri sostituti, registi etc usano l’italiano come lingua franca internazionale in qualunque paese vadano a lavorare. Se Guido Ceronetti si fosse mai preso la briga di aprire uno spartito di musica in vita sua si sarebbe accorto che tutte le indicazioni integrative alle notazioni sul pentagramma sono in italiano. Bach, Mozart, Beethowen, e tutti i più grandi compositori della storia della musica, scrivono queste annotazini, ancorché stranieri, in italiano. Ma poeti celebrati in italia la cui incerta fama difficilmente varca la soglia di Chiasso o di Ventimiglia o giornalisti free lance dalla modesta carriera ignorano completamente queste cose. La classe degli intellettuali italiani, è composta generalmente da persone analfamusiche, cioè totalmente incapaci di solfeggiare un rigo di musica (per tacere del fatto che sono quasi sempre stonati), competenza che in Germania è alla portata di qualunque allievo di scuola secondaria. Federico Fellini, che detestava l’opera lirica e non teneva la musica in alcun conto particolare, nelle interviste alla radio che sono rimaste stonava sistematicamente le melodie delle colonne sonore che Nino Rota scriveva per i suoi film. Noi abbiamo una classe di uomini di cultura che quasi mai riconoscono una lacuna grave il fatto di essere musicalmente ignoranti o che in tale caso manifestino rammarico o rimpianto per non esersi fatta in gioventù una formazione musicale di qualche tipo. Ecco quindi che alla minina occasioni di sproloquiare qualcosa sull’argomento si gettano parole al vento, avventatamente, è proprio il caso di dire, sui giornali, alla radio, in televisione. Ovvio che i rappresentanti di quella professione che Togliatti considerava una professione intellettuale specialistica, la politica, mettano il carico da 11 quando gli capita di dover legiferare sui teatri e sui conservatori di musica. Fanno danni appena possono, con genuina perfidia infantile, la stessa con cui gli scolaretti prendevano a fiondate i passerotti, con in pugno la certezza di trovare campo libero, le praterie più vaste davanti a sé, con avventata spensieratezza figlia dell’ignoranza più sordida e becera. Viviamo nel paese all’incontrario. All’estero, ad interventi di questo tipo provenienti magari dalla pancia grassa del popolo ignorante sarebbero proprio gli uomini di cultura ad ergere una barriera efficace e risoluta, e lo troverebbero del tutto normale e doveroso in virtù di un ruolo istituzionale che semplicemente lo impone. Qui da noi è la gente comune, fatta di appassionati e di persone di buon senso, a fare muro e a mobilitare la contraerea. Del resto, quale dimostrazione ulteriore che il melodramma è arte squisitamente popolare?
Da che mondo è mondo l’Italia non è mai andata avanti grazie alle aziende, ma grazie alla Cultura ITALIANA, perché questa è la sua risorsa NATURALE. È dunque innaturale pensare che il paese porti frutto diversamente. Piuttosto, se la lirica non è più seguita dagli italiani (ci sono molti stranieri che prendono il volo solo per venire a vedere un’opera in Italia, e non sono stupidi) la colpa è proprio dell’istruzione italiana che ha considerato l’arte come una specie di suppellettile, quando invece è la fonte principale a cui attingere per risalire da qualsiasi crisi. E poi, a quanto pare, se dobbiamo dirla tutta, pare che il pubblico si stia ringiovanendo non poco… sarà mica che i giovani riescano a gustare e a cercare quel valore che troppi adulti modernisti e superbi gli hanno voluto togliere? Ok… ne riparleremo quando l’arte italiana tornerà a splendere, come ha già fatto altre volte.
cambia spacciatore
La sua ignoranza e’sconcertante. Studi prima la materia di cui sta scrivendo. La Lirica non e’n spettacolo, bensì patrimonio culturale non solo nazionale, ma mondiale. Se consideriamo i soli dati,allora dovremmo eliminare anche quelli destinati alla scuola,certamente improduttiva economicamente e,nel suo caso,improduttiva del tutto.
Buon Giorno,mi dispiace sentire e comprendere quanta gente c’è che non ha compreso l’opera e il suo potenziale.
Per rendere un’idea parlerò di numeri e poi del valore.
la cifra detratta dal FUS(fondo unico per lo spettacolo)
destinata alle 14 Fondazioni Lirico Sinfonichè e Poco più di quanto la Francia dia al solo Teatro Operà de Parìs.
Quindi mi sembra che MANDARE AVANTI 14 teatri con gli stessi soldi o poco più di uno solo sia alquanto dire.
le domanda legittima potrebbe essere li destiniamo altrove
perdendo così eccellenze come Scala,Santa Cecilia,IL Primo teatro costruito in europa San Carlo di Napoli,Venezia,ecc…
Perchè non perderli chi non viene in teatro(e ha l’arroganza di pensare di risolvere problemi che non conosce)non sa quanta ricchèzza genera perchè POICHè l’eccellenza di questo settore rimane l’Italia moltissimi turisti si spostano in italia per venire a vedere gli spettacoli riempiendo hotel ristoranti taxi bar,Arena di Verona per Citarne Uno.
L’Ignoranza la fà da padrone non SAPENDO che quando un teatro Italiano Si sposta all’estero in quel paese
la richiesta del PRODOTTO MADE IN ITALY AUMENTA di circa il 25/30% facendo da traino per le nostre esportazioni e nell’80% dei casi dopo l’opera si sceglie un ristorante italiano.
Questi sono numeri che non possono essere smentiti, quindi prima di fare una diagnosi e meglio accettarsi con gli esami studiando!!!
Poi Parliamo del Valore Immenso che ha la L’Opera Didattico educativo di Professionalità e Esperienza Che vede nel Nostro Paese Il faro per il Mondo,e lo stesso Mondo ha attaccato il Precedente Governo quando si è parlato di Tagli all’opera tanto da non permettere la Sopravvivenza,poi studiando si è capito che non conviene ECONOMICAMENTE perchè per il lindotto che si genera per ogni euro INVESTITO in TEATRO se ne recuperano 5 euro,moltiplicalo per il fus visto che sei bravo in matematica e capirai quanto perderesti in PIL e oltre 5000nuovi disoccupati e moltro probabilmente Emigrati!!!
NEI TEATRI ITALIANI c’è un tumore da asportare
la Politica che mette GENTE a DIRIGERLI non sempre all’ALtezza che non permettono a Questa eccellenza Di generare tutta la ricchezza che hanno in potenziale.
Come se comprassi un’auto sportiva per usare solo la Prima e la Seconda marcia dimenticando che ne possiede altre 4. Spero di averti convito che i numeri portano da un’altra parte,poi farti comprendere il valore della cultura e identità di un popolo chi penserà la scuola.
Ed ecco un orfano dei “ministri” Bondi e Brunetta.
Nella tua pochezza intellettuale e spirituale continua pure a fare i conti.
Non mi permetto di giudicare l’articolo che hai scritto perchè ognuno è libero di dire ciò che pensa però ci tengo a dire semplici cose:
- Non ti puoi rendere conto quanto lavoro ci può essere dietro un’opera lirica, i singoli artisti infatti per essere all’altezza devono studiare musica per tutta la vita (componenti dell’orchestra compresi).
- I giovani che vogliono intraprendere lo studio della musica devo sganciare fior di quattrini per studiare in conservatori STATALI.
Probabilmente da diplomati se non entreranno ad insegnare il qualche conservatorio moriranno di fame.
Io penso che sulla musica si investa veramente poco (ma d’altronde in Italia si investe poco anche sulla sanità e il resto perciò non c’è da stupirsi)e i giovani sono sempre meno propensi ad avvicinarsi a questo mondo, lo stato si lamenta delle droghe e dell’alcool tra i giovani, ma costa molto meno una dose di un’ora di lezione di musica (XD, questa l’ho voluta spara)
Per quanto riguarda la parte in cui dici che si debba investire di più sulla musica leggera e meno sulla classica posso solo farti notare che per apparire in rai a Vecchioni e Celentano ad esempio sono stati dati un sacco di soldi (sono due dei miei cantanti preferiti, ma hanno preso veramente troppi soldi, però considerando che i politici ne prendono altrettanti senza fare niente, meglio agli artisti che a quei schifosi).
Nella mia città non ci sono opere liriche ma nel teatro locale è pieno di spettacoli di musica leggera.
Ad ogni modo il tuo articolo è concettualmente sbagliato, non avrei dovuto nemmeno commentarlo, con tutto il marcio che c’è in giro tu mi vai ad attaccare una delle poche cose che può elevare l’uomo e che suscita emozioni positive come la musica a qualunque genere essa appartenga.
Non ci sono motivi per questo tuo accanimento, me ne viene in mente solo uno: eri fidanzato con una cantante lirica e ti ha mollato XD.
Scherzi a parte, rifletti su ciò che hai scritto, se proprio ne vuoi fare una questione di soldi, un’opera costerà pure tanto ma la gente che c’è dentro ne ha spesi il triplo di soldi ed impegno.
GRANDE TITO …nessun saluto,nessun commento ,solo silenzio davanti a cotanta ignoranza!!!Si commenta da solo…pero’ una cosina voglio dirtela…se la lirica è il “cancro”dello spettacolo ,tu sei il “cancro”dei giornalisti!!!ti dovresti solo vergognare!!!!!
Mi chiamo Donatella Carta e sono uno dei violini di fila dell’orchestra del teatro lirico di Cagliari. Mi scuso innanzitutto per non aver letto tutti i commenti, lo farò in un secondo momento. Il succo di tutto il bla-bla-bla dell’articolo è: perchè finanziare i teatri lirici se la lirica è diventata (da quello che scrive lei, io non posso verificarlo) una manifestazione di nicchia per pochi appassionati.
La mia risposta è sicuramente infantile e da sognatrice, ma anche profondamente da Italiana.
L’Italia è stata da sempre, sin dalla prima civiltà, la perla della cultura nel mondo. La lirica, da quello che mi fa capire col suo articolo, è a lei sconosciuta. Capisco, so che negli ultimi trent’anni ciò che ha interessato maggiormente gli Italiani (o meglio l’italiano medio)è stato il prodotto della manipolazione mediatica. Basta accendere la tv e vedere cosa ci propinano le reti “principali”, a parte i film (la cui paternità non è certo da attribuire alla tv)siamo stati bombardati da ignoranza allo stato puro. lei, signore che ha scritto questo bell’articolo, ne è la prova vivente: un Italiano che, alla cultura, alla meraviglia della musica classica e della lirica preferisce un concerto di musica leggera. Le chiederei solo gentilmente di non paragonare questi due generi musicali, sono due cose completamente diverse e non per questo l’una migliore dell’altra. Sarebbe come paragonare il calcio al basket, si usa sempre una palla…ma non è la stessa cosa. Premettendo che ho fatto parte di una rock-band fino all’anno scorso e che ho all’attivo moltissimi concerti come tastierista e vocalist, faccio una considerazione sulle diversità dei due mondi, giusto per aprire una finestrella nel suo cervello (di giornalista? di opinionista? di commercialista? non saprei come definirla…)
Andare a sentire un concerto di musica classica o un’opera lirica è cosa ben diversa dall’andare ad un concerto rock. Ciò che scatena la musica classica, a livello neuro-cerebrale, è solo paragonabile ad una cura con farmaci antidepressivi. Il beneficio della musica classica è stato studiato e comprovato dai risultati in pazienti ammalati di tumore, è stato visibile il miglioramento e la produzione esponenziale di endorfine anche in pazienti affetti da sindrome depressiva Le persone vengono a sentire la musica classica per stare meglio, perchè riesce a togliere i pensieri dalla testa, a farti vivere qualche ora di benessere che poi porti con te. la musica classica è la panacea di tutti i mali, quelli fisici e dell’anima. La magia che si crea in quelle sale da concerto è un mistero; il silenzio, l’attesa, il sogno e alla fine gli applausi. Una sinergia tra musicisti e pubblico, un fenomeno di massa unico e raro dove tutti si uniscono in una dimensione di condivisione, dove non ci sono barriere sociali, religiose e culturali…solo musica. E in quegli attimi di musica un linguaggio universalmente riconosciuto, capirsi senza bisogno di parlare.
Andare ad un concerto di musica leggera, (per me non esiste il paragone ma sono obbligata a farlo perchè lei ha fatto questo paragone)immergersi in una marea di gente, spesso stare in piedi e comunque doversi sempre scontrare con la maleducazione di chi (ovviamente) vuole passarti davanti. Stare attenti a non calpestare bottiglie di birra, evitare accuratamente di non scivolare sul vomito di qualcuno (e si, signor giornalista, ai concerti di musica leggera si beve, si fuma, si ingoiano pastiglia, si tira coca )e quando hai trovato il posto dove poter ascoltare il concerto, stare molto molto attento ai decibel. le indagini sui problemi di udito nei giovanissimi hanno dimostrato una perdita sensibile già in giovane età. perchè dico tutte queste cose? perchè io sono sempre andata a concerti rock e di musica leggera…so bene di cosa sto parlando. Nessuna accusa all’alcool e neanche alle droghe leggere: vivi e lascia vivere!
Però, se lei utilizza questi argomenti per sparare a zero sulla musica classica, caro il mio signor opinionista, sono costretta a rispondere sullo stesso campo di battaglia. Allora, più pacificamente, credo che una cosa non escluda l’altra, visto che la musica leggera si basa su introiti ben differenti dai nostri e lei sa benissimo i soldi e il business che ci sono dietro le case discografiche, direi che sono due mondi completamente differenti e che non possono essere oggetto di paragone. Vorrei scrivere altro, mia deformazione da penna facile, ma mi limiterò a consigliarle di entrare in un teatro (magari si faccia regalare il biglietto come fanno tanti altri critici), poggiare il suo latoB su una comoda poltrona e rilassarsi pensando che quello a cui sta assistendo è il miracolo del genio umano, senza tecnologia (se non il minimo indispensabile), senza artefici, senza registrazioni…solo pura arte e sono certa che lei, da buon Italiano, sentirà emergere quell’orgoglio di essere un discendente del popolo più creativo del pianeta.
I miei saluti,
Donatella carta, Violinista e pittrice
Cara Donatella, condivido in pieno il tuo commento. Troppo spesso si fanno paragoni tra generi diversi senza avere le basi culturali per esprimersi. Ormai abbondiamo di tuttologi che vogliono dire la loro senza sapere di nulla…
Visto che tu non lo hai fatto per correttezza, vorrei far sapere o ricordare a questo signore che proprio il Teatro nel quale tu lavori è stato messo in ginocchio da un sovrintendente che ha creato una voragine spendendo malamente il denaro pubblico e che continua a girare l’Italia creando danni. Questi personaggi sono il cancro da estirpare, non la lirica.
Ciao Donatella, il tuo commento mi ha commosso: io sono una cantante, e per anni ho studiato con dedizione e umiltà. Voi strumentisti siete INDISPENSABILI per noi che usiamo la voce. Certo che se pensi che in qualsiasi supermercato tu vada, o perfino nei mezzi pubblici siamo costretti a subire pop e rock selvaggio, mi viene la depressione… Bisogna comunque riflettere e pensare che la gestione del nostro immenso patrimonio è proprio messa male… e il livello dei cantanti scende sempre piu’ i conservatori sfornano diplomati mediocri e tutto questo va a intasare il settore sbarrando la strada a chi meriterebbe di andare avanti.
Non si puo’ permettere che sono chi puo’ pagare abbia diritto a frequentare masterclass con illustri maestri (io ho svilupato a tal proposito una filosofia tutta mia).
Però dire che l’Opera è un cancro è VERGOGNOSO, INACCETTABILE. Sarei felice di averti tra i miei amici su Facebook Donatella, cercami pure e mi troverai subito:
Astrea Amaduzzi – http://www.arteconvivio.it
La Lirica è sana. E’ un prodotto di alto livello artistico-culturale che tutto il mondo ci invidia poichè l’Opera Lirica è nata in Italia. Se nel resto del mondo viene parlata la lingua italiana è grazie alla Lirica. Basti pensare che Mozart ha scritto la gran parte delle sue Opere Liriche in Italiano. Piuttosto bisogna dire che il vero tumore è rappresentato da chi amministra la Lirica. Quasi sempre è gente ignorante in materia e nell’arte in genere, messa li dal politico di turno (che anch’egli, nel frattempo, ha già contribuito al degrado del luogo che amministra). Purtroppo, se la Lirica sta diventando un prodotto di nicchia è colpa di un sistema che la politica sta mettendo in atto, che mira ad abbassare il livello scolastico, il senso civico e la sensibilità umana verso la bellezza.
Concordo in pieno, ma come si fa a far migliorare la situazione della GESTIONE del settore??? Facciamo come il Teatro Valle Occupato di Roma???
Cordiali saluti
Astrea Amaduzzi – http://www.arteconvivio.it
ecco il solito sedicente giornalista sfigato che siccome non vale una mezza lira, allora cerca un pò di notrietà sparandola grossa, come quei ragazzini stupidi e brufolosi che alle feste tutti ignorano (soprattutto le ragazze ) e allora loro cominciano a fare idiozie, sperando almeno nel disprezzo o nel fastidio degli altri…che si sa, è sempre meglio dell’essere ignorati.
Che ne dice caro signor X, potrebbe domani sparare qualche idiozia sull’aborto….o sui gay, funziona sempre!
VI PREGO, TRATTIAMOLO COME MERITA: IGNORATELO.
Valentina, hai centrato pienamente il paragone!
Secondo me questo coso, Perri, Verri, Zerri, Ferri o come accidenti si chiama, da ragazzo non pescava neanche a pagamento alle feste faceva le puzzette per poter dire “Sono stato io! Avete visto che ci sono?”
Cosa non si farebbe per farsi notare??? Scrivere sciocchezze è un ottimo sistema. Viviamo in un paese dove i girnalisti in cerca di visibilità parlano bene di Shettino … e funziona !!! Squallidamente facile !!!
Che strano, marco ferri (il minuscolo è voluto)…
Chissà perchè non è comparso neppure un commento che sostenga le tue nefandezze…
Sembrerebbe quasi che tu sia solo…
Hai fatto una figura di cacca, te ne sei accorto?
Fai almeno una cosa ben fatta: sparisci.
Possiamo sapere la misura delle sovvenzioni pubbliche che vengono conferite al giornale che il signor Ferri nobilita con le sue dotte paternali?
… poi un giorno discutiamo del jazz ambasciatore della cultura italiana…
ma studiare un minimo prima di esprimersi?
Alberto si chiede come mai non sia comparso neppure un commento del Giornalista (ferri, il maiuscolo è ironico!)a sostegno delle proprie nefandezze…e forse si dovrebbe chiedere, come sto facendo io: che fine ha fatto ferri? Si sarà suicidato dopo aver riletto ciò che ha scritto? Il Capo l’avrà licenziato per “giusta causa”? Si è forse ritirato in qualche monastero, lontano dalla civiltà e dalla tecnologia? O, più verosimilmente, non può rispondere perchè si è letteralmente “mangiato” le mani, chiedendosi continuamente: “ma chi caxxo me l’ha fatto fare, mannaggia a me!”
Bravo, Nuccio!
Sicuramente è andata come descrivi!
E’ un poveraccio, ma purtroppo da questi poveracci siamo circondati, e li pagano pure profumatamente, con soldi pubblici, per dire tali cretinate…
I numeri e i conti non sono un’opinione.
I dati sono corretti, si fà del termine “cultura” un’uso improprio per continuare a riempirsi le tasche con stipendi che non hanno il controvalore in lavoro e di diffusione culturale.
Lavorate 3 ore al giorno, per eseguire un pezzo di 20 minuti lo provate per 15 giorni. Bloccate i teatri con mille privileggi.
chiudere tutto e riaprite con altre logiche.
Bravo Marco Ferri hai ragione da vendere.
uffff….è vero Mario, hai proprio ragione, se dovessimo pesare i benefici che ne ricava la collettività rispetto ai costi, i primi ad andare a casa dovrebbero essere i politici e i parlamentari(con tutti loro benefici)perché si possono apprezzare solo i danni che causano e niente altro…i secondi dovrebbero essere i giornalisti come il signor marco ferri.
Lavorate 3 ore al giorno? Guarda che brunetta e c. non sono mica il Vangelo! Io ci lavoro in Teatro, ci suono la viola, e ti dico che sono tenuto, per contratto, a studiare a casa da solo le parti per ore! Dopo vado a fare le prove con tutti gli altri (sarebbero queste le “3 ore” di cui parli ma… ti assicuro che non sono solo “3 ore” come dici tu, caro mio) e, finalmente, quando i brani sono pronti, si va in scena! Mentre si fanno gli spettacoli la sera, sabati e domeniche comprese, si studia da soli e si fanno le prove dello spettacolo seguente. L’equazione è semplice: se non studio, il mio lavoro fa schifo! Ma se devo studiare, ti assicuro che le mie ore lavorate, più quelle con gli altri, cominciano a diventare parecchie… Non parliamo poi dello studio quotidiano che mi son dovuto sobbarcare fin dalla prima media: ti basti sapere che fino al diploma si studiava lo strumento fino all’ora di cena e a seguire le materie del liceo… Dimentichiamoci pure dieci anni di perfezionamento in Italia e all’estero dopo il diploma, la vincita di borse di studio (tutte rigorosamente derivate da privati, ovvio), il mal di schiena dovuto (lo vogliamo dire, finalmente?) ad una posizione scomodissima, asimmetrica e innaturale… Vuoi provare a tenere in mano il mio strumento? Ti assicuro che difficilmente riuscirai a farlo per più di un minuto: è molto faticoso, come tenere le braccia tese di fronte a te a lungo e con un peso in mano… E’ comunque ovvio, come dappertutto, che ci siano anche i fancazzisti, ma questo cosa vuol dire? Che dobbiamo tarare le nostre idee su ogni attività lavorativa basandoci sui fancazzisti? Ebbene: sembra che ormai lo sport nazionale più seguito sia quello di parlare di cose di cui non si ha la minima cognizione… Quello che è inconcepibile è che per giunta lo si faccia con quest’arroganza e sicumera!
E a te chi le ha dette queste cose … il tuo post mi ricorda la favola della volpe e l’uva … sbagio? Se conoscessi i taetri da dentro e non dalle stupidaggini che dice Brunetta & C non parleresti così.
Ecci i mumeri:
http://www.paesesera.it/Opinioni/Infelice-sortita-del-ministro-Ornaghi-sulle-fondazioni-liriche.-Ma-la-realta-e-diversa
Mario, Mario!
Che brutta cosa l’ignoranza…
Perchè sei ignorante, vero?
Almeno, visto da qui sembrerebbe…
Certo che sorbirsi sermoni sul significato del termine cultura da chi scrive privilegi con due g…
MI ricorda un post dell’ex sovrintendente di Bologna (non faccio il cognome, ma solo il nome: Marco, e il cognome inizia per T.) che su facebook, pagina del Movimento per la Cultura, ha scritto che lui “…ha potuto interloCuire..”, sì, avete capito bene: con la “C” !!!
E questa gente detta legge sulla cultura!!!
Ma andate a fare in…
Ma piantala, ignorante…
Mario, immagino che tu non abbia mai partecipato a un’opera lirica, e non come spettatore, intendo… la produzione di un’opera richiede lavoro e studio continui, ben più di tre ore al giorno per 15 giorni (e un’opera dura un tantino più di 20 minuti…) e forse non hai mai visto cantanti, attori e strumentisti studiare anche durante le pause e cercarsi un posticino in teatro dove ripassare la parte per migliorarla. O non hai mai visto registi e tecnici continuare a lavorare anche quando tutti se ne sono andati a dormire… il vero tumore qui è questo continuo discredito e affossamento della più autentica arte italiana. Alla fine saranno quelle poche “botteghe artigiane” che faranno risalire l’Italia e che faranno azzittire tanti sapientoni economisti che fin’ora hanno dimostrato di saper fare davvero ben poco.
Dovresti semplicemente VERGOGNARTI per quello che hai scritto. ALTRO CHE TRE ORE!!!!!!!!!
OTTO MESI DI STUDIO per un concerto di un’ORA, fallo tu se sei capace!!!! Per amore dell’Arte, e SENZA STIPENDIO FISSO, sottopagati derisi e maltrattati (IN ITALIA) – Quello che hai scritto è semplicemente IMMORALE. Fatteli tu 10 anni in conservatorio studiando 8 ore al giorno e contemporaneamente portare avanti la scuola.
VERGOGNATI!!!!!
Altro che PRIVILEGI, siamo degli EROI!!! Ma vai a guardare i vari Gianni Morandi e presentatori televisivi, a quelli non gli dice mai niente nessuno, ve la prendete sempre con i musicisti!?!?!?!!?
BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
E nemmeno ti saluto, vai a studiare che è meglio!!!!!
Mario, Marco, chi vi scrive è dipendente di una delle 14 fondazioni, nel senso che dipende da una di esse. Il mio rapporto di dipendenza non mi permette di avere neppure la più piccola facoltà decisionale, faccio ciò che mi indicano i miei dirigenti (sono obbligato dalle regole). Non decido.
Non scelgo.
Non posso avere delle responsabilità.
Le chiedo, Marco di elencarmi, per cortesia, i privilegi di cui parla o ha sentito parlare.
Potrebbe dirmi quali sarebbero gli stipendi “riempitasche” a cui si riferisce o di cui ha sentito parlare?
Potrebbe dirmi da chi ha saputo che in teatro si lavora tre ore al giorno per provare, per 15 giorni, un bravo di 20 minuti?
Perchè siete palesemente ostili e chiusi ad ogni obiezione o rettifica?
C’entra la politica con tutto questo?
Riconoscete il valore di quest’arte?
Grazie
Guarda, ho replicato sopra, io non reggo piu’ ma perché se la prendono sempre con noi musicisti????
Una nazione senz’arte per me E’ MORTA.
Stiamo messi proprio male caro mio, altro che tre ore… questi non sanno nemmeno lontanamente che cosa vuol dire studiare, e si legge palesemente dalle frasi deliranti che scrivono!!!
Cordiali saluti
Astrea Amaduzzi – http://www.arteconvivio.it
Io resto basito dell’ignoranza di quanto leggo in questo articolo. Il fatto che venga ignorato che la lirica è il primo prodotto che viene esportato dall’Italia nel mondo non conta nulla? E’ meglio finanziare i film di Verdone o di Moretti…..Per favore….:Verdi; Puccini; Vivaldi; Donizzetti…sono Italiani; lo sa lei che scirve certe cose che al Metropolitan si rappresentano opere italiane? quello che viene investito in italia per la lirica è fin troppo poco….ed è una vergogna che certe persone…ignoranti…nel senso letterale del termine e senza offese….non conoscano e non si rendano conto di quello che dicono!
Il buco nero culturale che l’ha risucchiata spero la vomiti a breve. E’ davvero raccapricciante leggere le sue parole. Dice che la lirica è un tumore perchè prende soldi che spreca in quanto gestiti male, quindi la lirica non è un tumore ma lo sono chi ne gestisce le energie. Ci faccia capire meglio, il problema è la sua totale assenza di cultura o la gestione sbagliata delle istituzioni? E’ la lirica o i vecchi in fin di vita che la gestiscono? La prego si appassioni all’arte perchè è davvero una vergogna per me pensare di appartenere al suo stesso genere.
una sola considerazione sui prezzi dei biglietti:
nel teatro della mia citta un posto per l’opera costa dai 20 ai 75 euro, diciamo che con 40/50 euro si trova un buon posto….
quanto costa un biglietto per un qualsiasi concerto di musica leggera? credo non meno di 40/50 euro….
uno per una partita di calcio???
un mese di abbonamento a sky????
davvero il problema è il costo del biglietto?
Ciao a tutti , io sono una cantante lirica , si puo; anche dire “interessata” ma non vorrei criticare l’autore dell’articolo ,vorrei solo raccontargli quanto dobbiamo studiare e lavorare per poter salire sul palcoscenico con lo scopo di portare la nostra arte al pubblico. Prima i viaggi , devi spostarti da un teatro all’altro , trascini le valigge pesantissimi dove ci sono gli spartiti delle opere che devi cantare che pesano un mondo. Poi affronti degli hotel che ti devi cercare via internet e quasi sempre vai ad incontrarli difficolta’ ,o manca il riscaldamento o l’internet ,perche’ insomma non sei a casa tua. Dopo vai a mangiare nei ristoranti e spesso hai problemi allo stomaco. Spendi certamente molti soldi per viaggi ,ristoranti ed hotel. Avvolte dal tuo chachet ti rimane pochissimo alla fine della produzione ,non parlo di Domino , parlo di un cantante di un livello normale. Poi sempre ti devi preservare la voce , non prendere mai freddo , dormire bene. Poi unire il canto con recitazione e’ difficilissimo. Devi fare un lavoro mentale molto complesso pensando al tuo personaggio , portandoci qualcosa del tuo ,piu’ cantare ogni giorno senza forzare la voce , cosi ti rimane la voce anche perla prova di domani , muoverti sul palcoscenico,correre, cadere ed avvolte farti del male per via di qualche chiodo nel pavimento malmesso. eccetera eccetera. E dopo tutto questo ,affrontare stress ed insicurezza che ti assalgono nel giorno della prima , la notte prima della prima e’ quasi sempre viene passata senza dormire per via dell emozione e i pensieri vari per riuscire a portare la gioia alle persone che dopo una giornata griggi in ufficcio sono venute al teatro con tanto entusiasmo a rilassarsi e vedere i frutti di un lavoro difficilissimo come e’ il nostro.A me fa particolarmente male leggere gli articoli che parlano di abbolizione della lirica perche’ per fare questo lavoro io ho dedicato tutta la mia vita allo studio e alla sofferenza per poter raggiungere il palcoscenico.Grazie. Katia
Stupenda.
Cordiali saluti
Astrea Amaduzzi – http://www.arteconvivio.it
Tutto questo è assolutamente vero.Che piaccia o no.C’è un unico modo per risolvere il problema: Privatizzare tutti i teatri; le fondazioni liriche oggi sono dei baracconi fatti per speculare sulle spalle dei cittadini.basti pensare che nel 2011 è stato previsto l’aumento di 1€cent al litro sul costo dei carburanti per finanziare la cultura….e chi a teatro non si può permettere di andare ma deve usare la macchina per lavorare???? gli Stati Uniti non hanno un solo teatro, orchestra o compagnia d’opera sulle spalle del governo.ed è giusto.sono tutti privati.in tal senso, al contrario nostro, stanno bene attenti agli sprechi di denaro.eppure i costi di un biglietto sono pari a €80 e i teatri sono sempre pieni (oltre 5.000 persone ad evento)
cosa cambia tra noi e loro: nella musica non c’è la Politica e non ci sono i Sindacati: questi due sono il Tumore della cultura italiana.Liberatevene e vedrete che le cose andranno meglio!
a Katia io dico: oltre a quello che dici quante spintarelle ci vogliono per arrivare sul palcoscenico???????????
Forse non hai mai sentito dire che gli enti americani ricevono sponsorizzazioni e sovvenzioni private che vengono DETASSATE in toto… indovina un po’ come va qua in Italia, invece! Chiediti chi governa le fondazioni americane: non certo politici trombati, bensì manager di fama e competenza internazionale. E poi c’è un dinamismo straordinario, si suonano tutti i tipi di musica, senza pregiudizi di sorta, si collabora con artisti di ogni tipo, si fa musica leggera, etnica, da film ecc. ecc.: è fantastico! Vuoi sapere se a noi musicisti degli Enti Lirici piacerebbe lavorare così? Puoi giurarci, e non ci stiamo a sentirci dire che siamo dei tumori dagli stessi politicanti che hanno governato e distrutto i teatri e non ci hanno consentito di dimostrare ciò che valiamo! E una volta che abbiamo privatizzato i teatri, ci vai tu a dirigerli nella tua onniscente competenza? Privatizzare un teatro senza prevedere che venga poi gestito da gente in gamba e interessata ad incentivarlo significa condannarlo a morte sicura! Queste manie di distruzione che hai sono soluzioni da gente ben poco lungimirante! A proposito: ovviamente c’è qualche personaggio che in palcoscenico ci arriva a forza di spintarelle, ma ti assicuro che ce ne sono moltissimi che ci arrivano con le loro forze, facendosi un c… così, e non meritano di essere trattati a ‘sto modo!
Eccone un altro…
Dai, signori, stupidaggini a buon prezzo per tutti!
Marcarenaverona, non dire cretinate..
Marco Arena di Verona è un caprone e non sa un bel niente. I teatri Statunitensi sono TUTTI MANTENUTI DAL GOVERNO attraverso il NEA (National Endovemet of Arts) il solo Metropolitan Theatre percepisce dallo Stato di New York oltre 70 milioni di dollari l’anno.
Cosa cambia è che gli spettacoli e gli allestimeti sono pagati dai perivati dagli sponsor…per esempio i cachet della Netrebko o gli allestimenti scenici milionari di una trilogia Wagneriana. Ma le mase artistiche e i lavoratori hanno lo stipendio garantito dallo stato.
INOLTRE il caprone di Verona dovrebbe studiarsi un po’ di economia e imparare cosa significa detassare o defiscalizzare gli utili e e le spese . Negli Sates coloro che investino in Musica COLTA e Opera…MUSICA COLTA E OPERA…e non il JAZZ LO possono fare fino all’ultimo cent.
Il Met spende per la propia produzione annuale un cifra che si aggira attorno ai 290 milioni di dollari che comprendono FONDI STATALI FEDERALI , FONDI PUBBLICI CITTADINI (del Comune di New York) fondi pubblici dello Stato di New York , donazioni private e sponsor. 282 milioni se dividiamo questa cifra per i i 365 giorni dell’anno e ci togliamo un giorno di chiusura la settimana e i giorni di ferie..il Metropolitan di New York costa OLTRE UN MILIONE DI DOLLARI AL GIORNO.
Marco Ferri, il problema di questo articolo è la profonda ignoranza delle argomentazioni, se può essere vero che nella lirica ci sono sprechi (per esempio cariche politiche, costumisti, amministrazioni, star strapagate come in nessun altro paese) e che quindi un po’ di pulizia morale andrebbe fatta i paragoni da lei fatti nell’articolo e le logiche fanno rabbrividire. Credo che non si debba scrivere di ciò che non si conosce, il suo mestiere dovrebbe essere quello di informare, lei ha dimostrato in questo caso di essere un pessimo giornalista, un cancro della verità. spero che provi un po’ di vergogna se avrà la fortuna di capire ciò che ha scritto
Sono così stanco di dover difendere lo spettacolo lirico-sinfonico che non ho più parole!!! Purtroppo gli ignoranti come Lei che, frustrati per altri motivi che non siano l’altezza, in questo periodo si sentono legittimati… In un’epoca in cui tutto ha senso solo ed esclusivamente se produce denaro, in un’Europa senza una Costituzione, basata esclusivamente sulle leggi dell’alta finanza, la persona che non conosce nulla della nostra storia, l’ennesimo ignorante, è normale che sputi su quanto di più prezioso abbiamo in Italia…. non mi ricordo chi lo ha detto ma le persone come lei, signor Ferri, sono uomini a metà nel senso che attivano esclusivamente la parte sinistra del loro limitato cervello!!! Io non mi permetterei mai di esprimere giudizi, peraltro così lapidari, su un qualcosa che non ho mai visto e di cui non conosco il funzionamento, la Storia e i costi produttivi! Quello che lei ha fatto nel suo articolo brunettiano è parlare a vanvera!!! Complimenti……..
Caro giornalista dei miei stivali, il tuo mestiere da chi è sovvenzionato? non pensi quanta gente spende soldi per comprare giornali che scrivono minchiate in continuazione compreso il suo? grazie il grande bagaglio culturale che ha immagazzinato in questi anni.
Va bene, signor Ferri, per me non meriterebbe risposta, ma ammetto di non poter resistere. Io sono uno degli addetti di questo settore. Più specificamente un Artista del Coro. Innanzitutto, mio caro amico, presumo che Lei non abbia la minima idea della complessità che un allestimento dignitoso di un’Opera esige per rendere al meglio le potenzialità della partitura. Chi lavora in un Teatro oggi non è impiegato in un Museo, dove gli sforzi sono intesi tutti a conservare un’opera d’arte così come è stata creata (cosa che implica l’impiego di grandi professionalità), ma è chiamato a qualcosa di altrettanto difficile. Rendere un’Opera come il compositore l’ha composta è possibile solo avendo musicisti esperti e coesi nelle “masse” (Coro, Orchestra e Ballo), validi solisti, emersi (si spera) da anni di studio impegnativo, ma anche professionisti dediti all’allestimento scenico, alle luci, ai costumi e così via. E’ naturale che tutto ciò costa! Tra l’altro se si fanno così poche aperture di sipario in un paese così turistico ci sono responsabilità a cui spesso noi abbiamo chiamato i nostri Amministratori. Comunque l’Opera non è business!! E’ piuttosto una missione culturale, che, se in Italia ci fossero persone capaci, potrebbe diventare anche un valido investimento (vedi l’esempio dell’Arena di cui leggo nei commenti). In ogni caso, caro signore, mantenere in vita questa straordinaria tradizione, a cui danno grande importanza Paesi in cui pure l’Opera non è nata, non è una responsabilità verso di Lei che la definisce un tumore o verso i nostri detrattori in Politica, ma verso l’identità culturale di questo Paese, che, mi creda, non è ancora morta. Vale sempre come esempio il caso di Churchill, che, in piena guerra, aumentò gli stanziamenti per la cultura. L’opposizione insorse, un deputato gli chiese: “Perché proprio ora che c’è la guerra?” La risposta fu: ” Vede, caro amico, è proprio per difendere la nostra cultura, che stiamo combattendo…”
Del resto signor Cerri anche lei, grazie alla lirica, ha avuto il suo “occhio di bue”…
Volevo inoltre farle notare che la bellezza e ricchezza della gran parte del patrimonio artistico-culturale italiano, di cui anche lei signor Terri gode, parlo di Poesia, Pittura, Scultura, Architettura, pensi a Firenze per esempio e a tutto il Rinascimento (voglio darle fiducia, almeno questo penso lo conosca), è frutto di sforzi in investimenti su formazione, arte e cultura fatti da Persone a dir poco lungimiranti circa cinquecento (500) anni fa…
Chi dice che con la cultura non si mangia è un ignorante e in malafede.
Il vero tumore di questa società è il pressapochismo, il qualunquismo, l’ignoranza, l’arroganza, l’amoralità, la povertà d’animo, l’egoismo, l’inettitudine e l’incompetenza, tralasciando il penale, di una classe politica che ha occupato tutto ciò che poteva essere occupato, non badando alle reali qualità della loro pedina, con risultati cancerosi, questo sì. Ove la politica, profumatamente pagata, ha allungato le sue mani lorde ha provocato guasti, danni, debiti insieme a una tenace insozzatura…
Veramente non riesco a capacitarmi come una persona laureata in storia e che dice di essere un giornalista, possa scrivere delle baggianate di questa gravità!!
Di solito non è mia abitudine dare giudizi così netti, ma di fronte a certe affermazioni non si può fare diversamente.
Spero solo che sia una provocazione, anche se non ne ha l’aspetto.
Non ho parole veramente!!
Ho letto il suo articolo, mi è bastato vedere la sua biografia ed il suo curriculum vitae per capire che quello della lirica è un mondo che non conosce!
Le farei una sola domanda:
Lei che è così bravo a fare i conti…
sà dirmi quanto spendiamo in armamenti ed in missioni di guerra?
Forse sarebbe meglio spendere qualche euro in meno per le armi e qualcuno in più per la cultura!
E’ proprio vero…!!! <3 grazie per la Sua risposta!!!
Astrea Amaduzzi
Sg. Ferri, io sono un giovane ventenne cantante lirico,
e ritengo che ciò che scrive sia completamente fuori dalla realtà, assurdo e per di più offensivo.
Le consiglio allora di andarsi a vedere Maria de Filippi che, da quel che dice, pare essere più interessante e più onoreve e economicamente favorevole per Italialand….
Si faccia vedere da uno specialista…Lei offende milioni di professionisti giovani e meno giovani nell’ambito della lirica e di più che altrettanti appassionati..Lei insulta le origini di questo paese, e di conseguenza il paese stesso. SI vergogni!
Purtroppo Sig Ferri lei esprime un’opinione condivisa da una parte degli italiani. E’ un po’ sputare sopra la propria storia, quel poco di buono che è rimasto..in effetti è molto più redditizio il calcio o il concerto di Vasco.
Lei nel suo caro Sig. Ferri ha ragione: troppi soldi sperequati. La lirica deve rinascere soprattutto con un maggiore senso imprenditoriale.
1)Maggiori sinergie tra mondo privato e pubblico, aprendo i nostri palcoscenici (il tentativo lo stiamo già facendo) al pubblico che dal mondo apprezza quest’arte. Sinergie tra finanziamento pubblico e imprenditoria privata, creazione di grandi eventi con budget finalizzati ad opere artistiche tenendo conto che si tratta di un prodotto dove si conta l’efficienza costi e benefici. Ciò non significa organici ridotti all’osso e scenografie vuote o minime. Significa puntare sulla nostra creatività, sulla nostra sartoria e SUI NOSTRI CANTANTI ITALIANI, riproponendo le GRANDI OPERE del passato e non i soliti grandi titoli da cartellone (tenativi che molti sovrintendenti stanno attuando)
2) ma non meno importante: EDUCARE IL PUBBLICO ITALIANO
riportare la musica nelle scuole, spiegare il linguaggio dell’opera ai bambini con progetti ad HOC. Quante trame avvincenti, quante storie e intrecci ripropongono gli autori lirici, fiabe, storie dalla storia d’Italia e del mondo.
Questo è un dovere anche di noi cantanti. Scendere in piazza, nei bar, nelle scuole e parlare ai bambini, agli adulti, al pubblico del domani. Il pubblico che vedo a teatro è prevalentemente di teste bianche. Non è un male in assoluto, ma nel lungo periodo…
IN ITALIA SI PROPONE UN’IMMAGINE DISTORTA DI QUEST’ARTE, come un qualcosa di vecchio, incomprensibile, urlato, artificiale. Meno male che abbiamo RAI 5…anche se trasmissioni come quelle di Pupo su RAI 1 e talent show…non fanno che rinforzare immagini negative di quest’arte.
SPIEGHIAMO L’OPERA…e chissà, operazioni alla GROUP ON o alla SMART BOX potrebbero servire a portare a Teatro in prima fila anche i più taccagni…
La guerra dei poveri.
Ma sì, tagliamo tutti i fondi alla cultura e diamoli alla cul-tura. Altri fondi a Maria De Filippi!!!
Già che ci siamo, perchè non ripristiniamo il “Drive in”???
E a quelli che studiano una vita per diventare musicisti seri (musica leggera???? Avete idea della differenza che intercorre tra Mahler e Biagio Antonacci? Se non lo sapete siete solo ignoranti. E non è un’opinione, è un fatto. Come dire che non si percepisce la differenza tra Dante e Dylan Dog!) diamo un bel calcio nel posteriore!
Ma sì.. Fate bene voi scribacchini. Sono dalla vostra parte.
A che serve il sapere, a che serve la cultura?
Idee obsolete.
Guardiamo al futuro!
Scommetto che tra un paio di generazioni sarete tutti ridotti come glu umani di Wall-E, grassi flaccidi consumatori di niente, impegnati in niente, con in testa il niente.
Dei veri morti viventi.
Altro che ROMERO!
Ah, peccato che sarò morta per allora.
Sarà un vero spettacolo!
Mi chiedo se parli per ignoranza crassa o per estrema malafede, come il tuo degno compare Ceronetti (ma almeno lui ha la scusa della demenza senile)! Prova ad alzare il deretano dalla scrivania e cerca ad acquistare un biglietto per un’opera lirica nell’arco di un mese, scoprirai che non puoi perché è tutto esaurito, “Teatro esaurito” non vuol dire che ha bisogno di cure e riposo, informati, altroché “per pochi interessati”!! Per le corbellerie che hai scritto andresti messo in ginocchio sui ceci e sale grosso per un anno almeno!
P.S. Sigg. Arena e Mario, sui ceci c’è posto anche per voi!
Semplicemente FANTASTICO, grazie.
Astrea Amaduzzi
Ecco un altro delirio di un “”"giornalista”"” che non sa, ma che scrive per combattere la noia.
Altro che lirica, il tumore di questo paese é l’IGNORANZA… e ne abbiamo un chiaro esempio qui…
Vergogna!!!
Quando si capira’ che NON si fa cultura per ricavarne profitti?
Questa e’ la vera sciagura….la cultura serve, dovrebbe servire, a mantenere salde le radici di un Paese, a rinvigorirne l’identita’ storica, sociale, artistica.
a crescere cittadini piu’ sensibili, rispettosi, e perche’ no, fieri della loro appartenenza a un certo passato. io personalmente, mi sento fiera di essere italiana solo quando penso a i nostri Leonardo, Raffaello, Verdi, Puccini, e via dicendo…che, fortunatamente, sono stati tanti, tantissimi.
Di questo presente tanto rozzo e volgare, miope e ignorante, preferirei non fare menzione…
Caro signore, l’opera lirica è una forma di spettacolo costosa. Monteverdi, Cavalli, Vivaldi, Pergolesi, Traetta, Jommelli, Cimarosa, Salieri, Cherubini, Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Mascagni, Puccini, Dallapiccola (per non citare che alcuni nomi di operisti italiani) hanno creato spettacoli che richiedono cantanti solisti e cantanti del coro, professori d’orchestra, ballerini, scenografi e artigiani, elettricisti, macchinisti, costumisti e sarti, truccatori, ecc… Anche molti spettacoli di prosa nei secoli passati prevedevano questi numeri (basti pensare alle musiche di scena per Peer Gynt di Ibsen scritte da Edvard Grieg, o a quelle di Mendelssohn per il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare) ma oggi, per la scarsità di fondi, difficilmente questo è possibile e la maggior parte delle compagnie si devono accontentare ad esempio di musiche di scena registrate. E’ ovvio che invece in un’opera lirica solisti, coro, orchestra non possono essere registrati, perché nell’opera la musica non è un ornamento di cui si può anche fare a meno. L’opera è sempre stata uno spettacolo costoso e lo è tanto di più oggi (rispetto all’Ottocento) in quanto esistono leggi di sicurezza da rispettare, sindacati per tutelare i lavoratori, ecc… Ma d’altronde l’opera è un’invenzione (fiorentina) a dimensione d’uomo ed è uno spettacolo dal vivo fatto per essere eseguito non in stadi da 30.000 spettatori, ma senza amplificazione, in teatri da 1.000-1.500 posti, ad esempio in uno di quegli innumerevoli gioielli che disseminano il territorio italiano (spesso chiusi e/o fatiscenti). E’ logico quindi che le repliche di un’opera possono essere meno rispetto ad uno spettacolo di prosa, i biglietti più costosi e che comunque la bigliettazione non compenserà mai le spese sostenute.
E’ ovvio che MacDonald’s costa di meno e rende più soldi rispetto alla cucina tradizionale toscana. E’ ovvio che spenderemmo di meno se potessimo costruire metropolitane e tunnel senza dover pagare degli archeologi per cercare di preservare tutta quella paccottiglia con cui etruschi, romani o chi per loro ha pensato di infarcire il sottosuolo delle nostre città. Ma noi italiani abbiamo il dovere di custodire queste tradizioni e questa storia che rendono bella la vita, che danno un senso alla nostra cultura, che ci rendono orgogliosi, famosi all’estero… Avremmo il dovere. Ma purtroppo qui da noi ignoranza, cafoneria, corruzione sono diventati non solo il modus vivendi abituale, ma ormai anche motivo di vanto.
E’ per questo che spreco tempo tempo a commentare questa malinconica zoticaggine di un oscuro giornalista di provincia. Perché, in fin dei conti, ha ragione lei: che senso ha per dei poveracci sull’orlo del collasso stare lì a pensare a Dante e Petrarca, a Michelangelo e Cellini, a Puccini e Dallapiccola? La cosa più pietosa che i nostri governanti potrebbero fare è quella di vendere tutto questo ciarpame ai ricchi americani o inglesi che sembrano trovare interesse in queste robe vecchie. Come quei lungimiranti preti di paese degli anni ’50 che svendevano i tarlati mobili barocchi delle loro sagrestie per comprare banchi di fòrmica nuovi fiammanti…
Signor Marco Ferri, le consiglio di andare a fare le cronache di qualche mostra canìna.
Cordiali saluti
Marco Vizzardelli
Un articolo banale che esprime concetti triti e ritriti analizzando in maniera miope dei numeri avulsi dal contesto. Mi sembra un puerile tentativo di farsi pubblicità (anche questa cosa tentata in passato da scrittori e “intellettuali” ben più quotati). Un concetto del tutto nuovo anche definire l’opera di nicchia e divertimento per pochi (ci sono Festival d’Opera estivi in Austria con numeri che farebbero impallidire Vaco Rossi)! Di solito queste affermazioni arrivano sempre da persone che d’opera non ci capiscono nulla o che non l’apprezzano. Certo è un’arte non così immediata, e che richiede un minimo approccio intellettuale. Con un minimo sforzo anche un bambino capisce che è la forma di spettacolo dal vivo più completa che ci sia. Per quanto riguarda lo sperpero, perché il signor Ferri non impiega il suo talento giornalistico per individuare i responsabili di questi sperperi ed illustrare i punti deboli del sistema? Ma questo sarebbe giornalismo vero…
Datosi che i passatempi culturali più appetiti sono la droga e il sesso, investiamo tutti i pochi soldi che abbiamo in piantagioni di papavero e in bordelli!
Ah, già che ci siamo: al posto dei TG di tutte le TV mandiamo in onda filmetti porno: audience alle stelle, garantita!
Non volevo risponde , lo hanno già fatto in maniera adeguata molti altri prima di me. La sua critica non regge proprio quando afferma che la lirica rimane un settore di nicchia. Forse lo sarà per lei che facendo questa affermazione ci fa capire di non conoscere assolutamente la realtà della musica nel nostro paese.
Ma parlando di Beni Culturali consiglio di informarsi sulla gestione di questo ministero soprattutto nel passato e le segnalo , tanto per cominciare , la lettura di alcune necessarie note.
http://www.trax.it/olivieropdp/mostranotizie2.asp?num=126&ord=5
Buona giornata……
Siamo alle solite. La solita offensiva cialtrona controle fondazioni lirico-sinfoniche. cominciamo a intenderci. e dalla definizione capiremo qualcosa. fondazioni lirico-sinfoniche vuol dire anche musica sinfonica oltre che lirica. per fare bene uno spettacolo lirico o eseguire al meglio musica sinfonica bisogna avere un’orchestra stabile. questo non lo si vuole capire perchè non si capisce nulla di musica da un lato, dall’altro perchè si vuole eliminare il lavoro stabile, si vuole precarizzare compleatmente un settore lavorativo già di per sè precario, e si vuole riempire i teatri lirici di “munnezza” culturale. è chiaro che per produrre le tre ore di musica ci vuole una grande quantità di gente impeganta. e questo costa visto che tra orchestra, cantanti, coro e personale un teatro fa lavorare centinaia di persone. si tratta di un concetto difficile da capire per chi evidentemente concepisce la musica come l’accendere lo stereo e sentire un pò di jazz. ma tant’è. quello che bisognerebbe fare non è eliminare il tumore ma rendere più produttivo come avviene in tutta europa il mondo della lirica. e togliere la politica dai teatri, questo si. diminuire i cachet dei cantanti e lo strapotere delle agenzie. aumentare la coproduzioni e i concerti per i giovani e per le scuolel creando cultura e nuovo pubblico, cosa che molti teatri italiani già stanno facendo.
Cordialmente, Astrea Amaduzzi
Gen.le Marco Ferri giornalista,
devo dire che di persone superficiali nella vita, purtroppo, ne ho incontrate tante, ed oggi leggendo questa sua “genialata”, mi rendo conto che ne esistoo ancora molte da conoscere!
Prima di sparare a zero su un mondo, che probabilmente conosce molto poco, dove lavorano tante e tante persone mosse da passione pura ed arte e, mi creda, non sto parlando solo di cantanti e musicisti, ma anche di scenografi, di persone che creano con mano oggetti, dipinti e quant’altro sia poi destinato alla messa in scena, ballerini, attori, sarti e via discorrendo, perchè prima di sparare facendo solo meri conti, non si chiede come mai il teatro produce poco, perchè la gente preferisce spendere 10 euro per andare a vedere un film di Vanzina (con tutto il mio rispetto), invece di andare in teatro a vedere un’opera? Perchè non si chiede per quale motivo la gente non si preoccupa di riscoprire un patrimonio culturale che ci ha resi grandi in tutto il mondo, ma si preoccupa solo di denigrarlo senza conoscerlo? Io non lo nascondo, in Teatro ci lavoro e sono in parte d’accordo con lei, quando dice che i soldi vengono spesi male e aggiungo che vengono spesi molto male. Ma prima di dire che questo costituisca un tumore, mi verrebbe in mente di… pretendere che i teatri producano di più, che si prenda d’esempio qualche Paese d’Oltralpe, dove si fanno recite ogni giorno, per cachet decisamente inferiori, ma per far questo… il popolo italiano dovrebbe riscoprire la voglia di impegnarsi anche intellettualmente.
La lascio aggiungendo solo che è vero che il biglietto in teatro costa molto, ma è altrettanto vero che si può andare in teatro con 8-9 euro in loggione, a mezz’ora dallo spettacolo si possono acquistare i biglietti a metà prezzo, mentre per andare a vedere un concerto in uno stadio, senza far nomi, bisogna spendera 70 euro per starsene sul prato.
Comunque rispetto il suo punto di vista, le chiedo solo cortesemente di aver rispetto di chi questo lavoro tenta di farlo con enormi sacrifici, avendo scelto un ramo dove il domani non è mai certo.
Cordiali saluti
Alessandro De Angelis
Esimio dott.Ferri,
sono pienamente d’accordo con Lei.
Sono vissuto e ho operato nel teatro lirico per 50 anni: prima in qualità di danzatore classico (Teatro alla Scala -8 anni-, Maggio Musicale Fiorentino -20 anni- e i maggiori teatri italiani e esteri), poi in qualità di coreografo e regista di opere classiche (teatro musicale dal rinascimento al barocco, materia nella quale mi sono specializzato). Durante questo tempo ho potuto constatare lo spreco finanziario che avviene, perchè chi sta all’apice non è in grado di amministrare sia artisticamente che finanziariamente. I cantanti non sono in grado di eguagliare lontanamente le glorie passate e a questo guaio si aggiunge il disastro che fanno certi registi che non hanno nulla a che fare con il teatro. Quasi tutti formati da corsi universitari (DAMS) dove escono addottorati con il pomposo titolo di “dottori magistrali in arte scenica” e personalmente non hanno mai messo piede su un palcoscenico: ci si forma dalla polvere di questo, si impara su di esso come muovere le masse, l’arte del movimento e dell’espressione corporea, nonchè il portamento del costume. Invece ora si inventano regie cervellotiche e anacronistiche, il tutto con il contorno di cantanti che in altri tempi non sarebbero stati presi come comprimari. E tutti questi elementi vengono strapagati.
Aggiungiamo ora il prezzo dei biglietti che, per i più, sono proibitivi.
Gli spettacoli che offrivano un tempo i teatri (e senza sprechi) erano da considerarsi favolosi. Questi teatri erano condotti da musicisti, per la direzione artistica, e da impresari. La politica li ha tolti di mezzo imponendo teste di legno sistemate dai partiti. Teste di legno digiune in materia artistica, ma non in quella di arraffare il più possibile.
Sempre tornando ad “una volta”, il personale impiegatizio era minimo ed era sufficiente a svolgere il compito amministrativo e tutto si espletava senza l’ausilio dei mezzi tecnici di oggi, funzionando benissimo. Oggi, questo organico, in certi casi, supera gli organici artistici (orchestra, coro, ballo…). A che cosa serve?
L’ente preposto per le sovvenzioni (FUS) dovrebbe, oltre che elargire somme non indifferenti, creare un gruppo di sindaci che verifichino che quanto viene dato sia usato dovutamente e imporre un calmiere sulle esose richieste di direttori d’orchestra, cantanti, registi, ecc. Una buona politica economica non farebbe male.
Tutto ciò ha una base che parte dallo studio. Ho l’occasione di frequentare conservatori di musica e posso constatare che in pochi di essi insegnano docenti qualificati sia per il canto che soprattutto per l’arte scenica. I loro curriculum sono assai modesti e in certi casi addirittura inesistenti o inventati. Ho anche visto di persona casi di insegnanti nominati creando bandi fittizi (e di conseguenza sfruttando graduatorie fittizie) per poter assumere amici e/o parenti.
Personalmente non sono un amante dell’opera lirica, però all’epoca dei grandi cantanti (Callas, Di Stefano, Tebaldi…) e registi (Visconti, Wallman, Novaro, Zeffirelli, ecc.), tutti questi artisti hanno sperimentato materialmente l’arte del palcoscenico senza lasciare da parte la loro cultura e il buon gusto. Questo era il teatro. Oggi si affida tutto agli “azzeccagarbugli”.
Avrei tanto piacere di poter condurre una battaglia per far conoscere il più possibile i motivi di queste situazioni. Io non sono uomo di penna, Lei che ha questa qualità, la continui e se posso esserle d’aiuto mi rendo disponibile. Personalmente penso che i teatri debbano chiudere, ritornare al carro di Tespi, quindi sperare che ci sia in seguito una rinascita.
Le invio cordiali saluti.
Che ci sia un fondo di verità in quanto portato alla luce è INNEGABILE, sprechi, strapotere delle agenzie, livello sempre medio tendente a calare… ma, caro Gian, dire che l’Opera in sè è un tumore, mi sembra veramente fuori luogo…
Cordialmente, Astrea Amaduzzi
Ma certo, ovviamente l’Opera in sè, come qualsiasi manifestazione artistica e culturale, non può essere un tumore, anzi.
Oggi purtroppo lo è per come viene gestita e a causa di cellule cancerogene che l’hanno resa “malata”. Questo è quello che ho voluto dire nel mio commento. E sono arrivato a queste considerazioni dopo averci trascorso TUTTA la mia vita all’interno.
La ringrazio per la sua risposta che ricambio con un cordiale saluto.
La lirica NON è un tumore !!! ma tumore è “il come” vengono gestite le cose pubbliche …
La lirica fa parte della nostra cultura, è la spina dorsale dell’Italia Unita, un macrocosmo di preziose peculiarità unite per la realizzazione di uno spettacolo di “sentimenti” …
E oggi? come la vogliamo mettere con uno spettacolo come Sanremo????
Leggo che, al di la’ delle posizioni reciproche, l’argomento avvince tutti. Io credo che la lirica e l’opera non vadano giudicate con criteri ragioneristici, ma considerandone l’immenso valore culturale che rappresentano. Anche i servizi sociali dei Comuni sono in perenne perdita, ma cio’ non spinge gli amministratori a dimenticarsene.
L’autore dell’articolo parla di gestione ministeriale di fondi. Sul punto, avendo lavorato come ispettore del ministero cui luimfa riferimento, mi piacerebbe avere un confronto pubblico con lui, specie per quanto riguarda la gestione dei servizi aggiuntivi e in particolare di quelli fiorentini. Concordo con chi sostiene che non puo’ considerarsi tumore la lirica solo perche’ la gestione, fatta dagli uomini, fa acqua da tutte le parti. Ieri sera abbiamo avuto al festival di Sanremo l’esempio piu’ eclatante della miopia italiana. Noi che abbiamo inventato la musica popolare, dobbiamo aspettare Noah per ascoltarla. Lei ha visto la risposta del pubblico, sig. Ferri? O dobbiamo continuare a raccontarci le favole dello scimmiottamento del pop rock straniero come unica fonte di aspirazione musicale? L’esterofilia, che e’ una forma di mediocrita’, forse la piu’ sottile, sta continuando ad uccidere l’Italia e i suoi valori. Ragion per cui non posso concordare con le Sue affermazioni, perche’ nuocciono all’Italia. Vada in Giappone, in Cina, in Russia e nel mondo intero e veda se sono conosciuti, quale prodotto italiano, i Marlene Kuntz o Puccini. Siamo seri, suvvia……
Tralascio di giudicare il suo commento – come del resto ho fatto per quasi tutti quelli delle decine di melomani che mi hanno aggredito per il solo fatto di aver espresso un’opinione suffragata dai numeri, scandalosi numeri – ma una cosa gliela devo scrivere. Vede sig. Giacomo lei scrive: “Anche i servizi sociali dei Comuni sono in perenne perdita, ma cio’ non spinge gli amministratori a dimenticarsene”. Ha ragione e sa perché non se ne dimenticano perché appartengono alla fascia del welfare, dell’assistenzialismo. Senza contare i posti di lavoro – quelli sono in ballo in ogni genere di spettacolo – la lirica è un “servizio” voluttuario, cioè lo Stato potrebbe anche non finanziarlo e non farebbe alcun reato. Oppure vogliamo che i costi della lirica ricadano sui cittadini (soprattutto su quelli che di lirica non si “cibano” affatto, visto che è ormai una forma di spettacolo per pochi eletti) più di quanto accade adesso? Se proprio devo contribuire a una forma di spettacolo, mi piacerebbe sceglierla. O forse qualcuno teme di perdere quell’aura di intoccabilità di cui gode?
Si vergogni!
Visto che Lei ritiene tanto inutile e dispendiosa la musica lirica e dintorni, allora dovra’ convenire sul fatto che andrebbero chiusi anche i Conservatori, che sfornano diplomati che si imoegnano in questo genere di attivita’. Allora si che si avrebbe un bel risparmio e non si continuerebbe ad illudere un sacco di gente. Ma poiche’ questo e’ praticamente impossibile, allora bisogna trovare un giusto equilibrio. Vede, io sono amante di tutta la musica, suono e compongo canzoni pop rock, adoro la musica classica e penso che tanta pochezza intellettuale dei tempi che viviamo derivi dalla mancanza di punti di riferimento, anche musicali. Questi punti di riferimento appartengonomamtutti igeneri musicali, nessuno escluso. La differenza sta nella capacita’ di far pervenire il messaggio. La musica rock adopera internet e ottiene grossi risultati, quaranta euro persino, per un concerto dei Porcupine, l’altra musica no. Siccome i giovani sono i maggiori consumatorimdi musica, qualcuno deve occuparsi dim avvicinarli alle altre forme musicali. Ci hanno pensato Einaudi e Allevi, e i risultati, ottimi, sono sottogli ochhi di tutti. Per il resto, vistomche Le piaccia o meno, il melodramma e l’opera sono patrimonio culturale italiano al pari degli Uffizi, e’ lo Stato che deve provvedere alla loro diffusione, tutela e valorizzazione. Sotto questo punto di vista io homfatto il parallelo con i servizi sociali. E non mi venga a parlare dei costi, vistomche conosco a perfezione la situazione dei beni culturali in Italia. Altri sono gli sprechi nel settore e Lei dovrebbe saperlo benissimo……
Lei, come molti altri, fa l’errore di “allargare” il problema, perché incapace di trovare una soluzione all’evidente emorragia di soldi verso i 14 enti lirici italiani, a loro volta non in grado di mettere al mondo qualcosa che ripaghi di tanto sforzo. E a me, francamente, sapere che all’estero conoscono dell’Italia musicale solo Puccini e Verdi mi fa venire i brividi: come temevo, da 100 anni non siamo riusciti a produrre qualcosa di esportabile. Questo è il risultato dell’investimento dello Stato nella lirica? Allora lo dico a Lei: perché non si fa un giro nei depositi di tutte le soprintendenze o nei magazzini degli enti che hanno subito danni dell’alluvione del 1966 (quasi mezzo secolo fa!!!!) e controlla quanto ancora rimane da restaurare. Una montagna di roba. A tal punto da permettermi di scriverci un libro sopra, talmente tutto ciò è scandaloso. Anche quello è patrimonio, come Puccini e Verdi. Ma non è degno di ricevere somme di denaro per tornare ad essere fruibile da tutti. Con quel che lo Stato dà un solo anno al Maggio, ci metteremmo in pari con la vecchia alluvione e saremmo pronti a intervenire per la prossima. Ma da quest’orecchio i melomani non ci sentono. Vogliamo parlare, altrimenti, di quanto stanzia la Regione per Tempo Reale? Ma davvero c’è gente che capisce, apprezza e s’incanta di fronte alla dodecafonia, noi che siamo il paese fondatore della melodia? Abbandoniamo i luoghi comuni e guardiamo in faccia la realtà: i tempi delle vacche grasse sono finiti. Prima lo si capisce e meglio è per tutti.
Carissimo, non andiamo fuori tema, la dodecafonia con il linguaggio tonale operistico non c’entra niente.
E’ INNEGABILE che nel pianeta operistico ci siano allucinanti sprechi e pessima gestione (esattamente come accade in moltissimi altri settori .
Tuttavia Le ricordo che Lei ha esordito scrivendo che la lirica è un tumore. Tale affermazione, se mi permette, non solo contestabile, ma anche fuori luogo, perché come ho già detto, il problema non sta nel genere musicale o nell’esistenza dei teatri, ma in chi ne decide sorti e utilizzo.
E proprio come lei ha scritto a me qualche tempo fa, (sono liberissima di studiare per ore e ore opere e parti per concerti e non lo faccio certamente con i suoi soldi perché per ogni musicista LO STUDIO NON E’ UN’ATTIVITA’ RETRIBUITA al contrario di quel che Lei puo’ immaginare), lasci liberi altri di amare l’Opera, in Italia e all’estero e se la prenda piuttosto con la corruzione che nella nostra nazione dilaga ovunque.
Cordialmente,
Astrea Amaduzzi – http://www.arteconvivio.it
Di fronte alla sua replica, non posso che rimanere della mia idea. Le ho gia’ detto che altri sono gli sprechi nell’amministrazione dei beni culturali, anche a Firenze, ma Lei fa finta di non sentire. Io ho denunciato alla magistratura questi sprechi, se vuole puo’ unirsi a me, visto che dichiara di tenere cosi tanto alla causa. Ma se non fa qualcosa di veramente concreto, le sue saranno classiche parole al vento
….questi Signori non hanno tutti i torti, gli sprechi ci sono stati e ci sono! ma guarda caso, proprio da quando lo stato o chi per Esso, ha voluto il monopolio di questi Enti….e la storia per chi non la sa, sarebbe lunga!……bisognerebbe chiedere il perché hanno tolto di mezzo gli Impresari privati?… Che pur facendosi sovvenzionare, MA NELLA GIUSTA PROPORZIONE e rendendo conto del proprio operato, permettevano oltretutto di poter cantare a tutti e dappertutto…..chissà perché eh??? lo Stato si volle accaparrare Un’altro “appalto FRUTTAquattrini come per tanti altri Enti, che adesso non “fruttando” più’ …..e chi ha orecchi INTENDA…..sta riprivattizzando!!! Ormai la Liirica, hanno volutamente, e seguitano a farla morire…..perche’ allora non la riprivatizzano col sistema di una volta?….. che ha funzionato benissimo per secoli????!!!!……..
Esimio sig. Ferri
quando Le ho detto che altri sono gli sprechi nel mondo dei beni culturali, non ho affatto voluto allargare il problema, come Lei ha stigmatizzato, ho soltanto garbatamente evidenziato la punta dell’iceberg. Vuole conoscere qualche dettaglio? Bene, eccolo qui freesco di stampa dal fatto quotidiano di oggi. Se vuole conoscere altri esempi, sono a Sua disposizione per un dibaattito pubblico.
Ma non mi venga più a dire che la lirica è un tumore.
Dal Fatto Quotidiano di oggi:
Lo scandalo Siae
Case vendute ed affittate a condizioni ridicole ad amici ed amici degli amici. Stipendi da capogiro. Bilanci truccati. Privilegi ed una convinzione di onnipotenza tanto radicata da consentire ai compagni di merenda di ignorare per quasi un ventennio una sentenza del Consiglio di Stato e di continuare ad agire fuori legge mentre i controllori – tanti – preferiscono fingere di non vedere per convenienza o quieto vivere. Patti di ferro ed inossidabili sodalizi con sindacalisti che divengono poi manager o consulenti strapagati.
Ci sono davvero tutti gli ingredienti dell’ennesimo scandalo italiano nella vicenda che, nel silenzio della più parte dei media, minaccia di travolgere e trascinare nella polvere Siae, la gloriosa Società italiana autori ed editori costituita nel lontano 1882. C’è, evidentemente, un abisso etico, morale e culturale tra gli uomini che sedevano nel primo Consiglio Direttivo dell’Ente come Giuseppe Verdi e Giosué Carducci ed i tanti che hanno occupato le medesime poltrone negli ultimi anni.
Sono sconcertanti e lasciano senza parole le dichiarazioni rese dal Direttore Generale, Gaetano Blandini e dai due sub-commissari straordinari Mario Stella Richter e Domenico Luca Scordino dinanzi alla Commissione Cultura della Camera dei deputati nell’ambito dell’indagine conoscitiva che quest’ultima ha avviato ed alla quale sembra ormai inevitabile – data la gravità degli elementi che stanno emergendo – si affianchi, presto, l’attività di una commissione d’inchiesta.
La nave minaccia di affondare e la parola d’ordine per chiunque sia coinvolto nella gestione della Società è cercare di salvare sé stesso anche a costo di inguaiare ex amici e compagni di merende.
“Di fatto, per vent’anni la Siae non ha dato esecuzione ad una Sentenza del Consiglio di Stato”. A dirlo è Gaetano Blandini, Direttore Generale della Siae, a proposito del c.d. Fondo di solidarietà. Una brutta storia che val la pena di ricordare.
Ecco come la racconta proprio il Direttore Generale della Siae in un’intervista a Rockol.it: “Il 7 giugno del 1949 lo statuto Siae istituisce una ‘Cassa di previdenza dei soci Siae’ che resta in vigore fino al 1978, quando – nel clima di una normativa che sul fronte della previdenza si fa più stringente – i soci, con fantasia, ne modificano il nome ma non la sostanza: nasce il Fondo di solidarietà tra i soci…. Va ricordato che all’epoca sussisteva ancora la distinzione tra soci ordinari e iscritti: i primi governavano la società, i secondi erano come figli di un dio minore esclusi dall’elettorato attivo e passivo. Poi, nel 1992, arriva l’equivalente di ciò che la sentenza Bosman è stata per il mondo del calcio. Un iscritto Siae, l’avvocato Renato Recca, fa ricorso al Consiglio di Stato e lo vince. La massima autorità di giustizia amministrativa del Paese ritiene illegittime le norme dello statuto che discriminano tra soci e iscritti, consentendo solo ai primi di beneficiare del sistema previdenziale. Eppure non succede nulla, la Siae si disinteressa di questa decisione e Recca è costretto a fare un altro ricorso al CdS ottenendo, tre anni dopo, un decreto di ottemperanza. Che fa a quel punto la società degli autori? Fa entrare Recca nel suo ‘maso chiuso’, quella che voi giornalisti chiamate la casta, ma continua a tenere sbarrato il recinto a tutti gli altri finché non si giunga allo studio e all’approvazione di un nuovo regolamento. Di fatto, per vent’anni, la Siae disapplica una sentenza del Consiglio di Stato.”.
Lucida follia la definirebbe qualcuno: un ente pubblico economico sotto la diretta vigilanza del Ministero dei beni e delle attività culturali e del Presidente del Consiglio dei Ministri che per decenni svolge un’attività previdenziale vietata per di più discriminando tra i propri iscritti e non si ferma neppure quando ad ordinarglielo sono i Giudici del Consiglio di Stato.
Si arriva così ai giorni nostri quando la gestione commissariale ed il direttore generale decidono, dall’oggi al domani, di sospendere ogni prestazione previdenziale in favore degli autori e di congelare gli oltre 80 milioni di euro del c.d. fondo di solidarietà. Le ragioni – quelle vere e quelle assunte ad alibi – le spiega lo stesso Blandini con un candore che, tuttavia, non vale a rendere la vicenda meno grave ed inquietante.
“Una legge, dal 2005, punisce l’esercizio abusivo di prestazioni previdenziali con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e una multa da 5.200 a 25 mila euro. Se non ottemperassi a questa legge –dice Blandini – in altre parole, andrei in galera”.
E’ un’autodenuncia? [n.d.r. Blandini siede ai vertici della Siae sin dal 2009] Una denuncia nei confronti di quanti, nell’ultimo ventennio, hanno guidato la Società lasciando che agisse quale ente previdenziale? “Se non ottemperassi a quella legge…andrei in galera” dice il Direttore Generale. Ma allora chi non vi ha ottemperato sin qui, oggi, dovrebbe andare in galera?
Ma non basta.
Blandini, nel tentativo di difendersi dinanzi alle giuste – almeno sotto un profilo sostanziale – recriminazioni di quanti si sono visti privare, dalla sera alla mattina, di un importante contributo previdenziale, dice che “un comitato di studio composto dagli stessi autori ha lavorato per cinque anni alla ricerca di una soluzione alternativa senza approdare a nulla, e che è costato alla Siae oltre 600 mila euro”.
Siae ha, dunque, speso 600 mila euro dragati dall’industria culturale – ovvero quella stessa che lamenta continuamente perdite da capogiro per colpa di Internet e del digitale – nel tentativo di individuare una soluzione che le consentisse di eludere il divieto di esercizio di attività previdenziali.
Da non crederci.
E’ stato, dunque, un pentimento operoso quello che ha indotto Gaetano Blandini ed i commissari straordinari a porre fine, dopo un ventennio, ad una situazione di palese illegittimità?
Neppure a pensarci.
La vera ragione per la quale, oggi, le attività previdenziali del fondo di solidarietà sono state sospese è che nessuno aveva voglia – e soldi – di svolgerle in favore di tutti gli iscritti così come richiesto dalla Sentenza del Consiglio di Stato.
Anche questo lo spiega candidamente Blandini: “se si fosse aperto il cancello a quegli 8 mila che forse [n.d.r. in realtà il consiglio di Stato, 20 anni fa, non ha usato né “forse”, né “ma” ed ha semplicemente detto che tutti gli iscritti Siae devono essere trattati allo stesso modo] avrebbero avuto diritto di entrare [n.d.r. nel novero dei beneficiari dei contributi previdenziali erogati dal Fondo di solidarietà], la Siae oggi sarebbe già come la Grecia, sull’orlo dell’insolvenza, e nell’arco di tre anni andrebbe in dissesto finanziario”.
Viene il dubbio che non si sia capito bene.
Il direttore generale sta dicendo che, dopo venti anni, si è sospesa un’attività sin qui svolta illegalmente perché il tesoretto accumulato di oltre 80 milioni di euro non sarebbe stato sufficiente a proseguirla in maniera non discriminatoria?
Ma andiamo avanti perché l’ascolto della registrazione dell’audizione dinanzi alla Commissione Cultura rivela particolari ancor più inquietanti. Lo stipendio del Direttore generale Gaetano Blandini, ad esempio.
470 mila di euro all’anno più 100 mila euro all’anno a titolo di premio di risultato [n.d.r. regolarmente percepito nel 2010, nonostante il bilancio della Siae sia stato fortemente deficitario] cui vanno ad aggiungersi 70 mila euro – sempre all’anno – quale responsabile della sicurezza. Il tutto per quattro anni con la garanzia, qualora alla scadenza del contratto lo stesso non fosse rinnovato, di un indennizzo da 2 milioni di euro.
Non c’è male per un ente pubblico economico in evidente stato di crisi e che – lo dice lo stesso Blandini – farebbe la fine della Grecia se solo rispettasse la legge e le Sentenze.
L’Onorevole Barbieri glielo chiede e lui non smentisce.
Non sono meno gravi le rivelazioni relative alle vicende del fondo pensioni Siae [n.d.r. quello per i dipendenti].
Il sub-commissario Scordino, al proposito, è costretto ad ammettere che il Fondo ed il suo patrimonio immobiliare hanno formato oggetto di mala-gestio da parte dei suoi precedenti amministratori, che il bilancio, almeno fino al 2009, non ha mai rappresentato in maniera puntuale e veritiera la situazione e che case ed appartamenti sono stati svenduti ed affittati in un contesto clientelare ed al di fuori di qualsivoglia regola. Ma egualmente sconvolgente è un’altra affermazione di Scordino secondo il quale i Commissari non avrebbero ancora ricevuto dalla Presidenza del Consiglio il decreto contenente l’importo che verrà loro riconosciuto.
Difficile, tuttavia, pensare che in un anno nessuno abbia mai loro chiarito quanto avrebbero guadagnato.
Fermiamoci qui ma la registrazione delle oltre due ore di audizione è un documento che offre uno spaccato della Siae senza precedenti e conferma i peggiori sospetti sull’impossibilità di continuare a lasciare affidati – per di più in regime di monopolio – gli interessi del mondo e dell’industria culturali ad un ente i cui amministratori, negli ultimi decenni, sono stati autori di condotte eticamente riprovevoli e delle quali saranno, ora, i Giudici a valutare la liceità giuridica.
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Lei, cioè il Fatto, ha portato un esempio, ma il settore della lirica in Italia viaggia ad altri livelli. E’ spudoratamente avvantaggiato rispetto ad altri settori grazie al denaro pubblico ma rende niente. Ribadisco che la lirica è un tumore perché succhia risorse altrimenti destinate ad altri generi più bisognosi e, sicuramente, più redditizi. Per me la lirica può continuare a vivere, né io posso immaginare di togliere il gusto ai melomani, ma una cura dimagrante di risorse sarebbe doverosa. Nel 2011, da Firenze il Maggio ha succhiato 12 milioni di euro. D O D I C I. Che sommati ai 19 che gli ha dato lo Stato fanno 31. Non le sembra un po’ troppo per un’impresa da 13 anni in deficit! Mi vergogno per tutti coloro che non capiscono la gravità della cosa.
mi sono imbattuta per caso in questa pagina e ho letto la questione e i vari commenti…trovo la questione interessante, personalmente ci sto riflettendo già da un pò. Premesso che trovo un fondo di vero in ognuna delle questioni sollevate…constato con sommo dispiacere che l’Italia è entrata tristemente nel vicolo cieco della “GUERRA TRA POVERI”… persone che portano la bandiera della cultura e intanto si insultano come nella peggiore osteria di paese…la prima forma di cultura è l’umanità. Detto ciò, concordo con chi difende la lirica….non è una malattia, anzi un sollievo dell’anima, oltre che un’enciclopedia di arte e vita. Concordo anche con chi critica i costo della lirica, e la scarsa fruizione di pubblico…e i due dati sono intimamente collegati! Tutto questo è frutto di male amministrazioni come di una certa mentalità, anch’essa squisitamente italiana. In tutti i settori del sapere le persone studiano e si sacrificano a dare l’eccellenza, penso anche che questo sia il minimo richiesto ad una persona che voglia definirsi professionista. Dovrebbe finire questa glorificazione del sacrificio. La questione è economica, eccome. E’ economica anche per chi vorrebbe fruire della cultura lirica italiana, ma non può, a causa dei prezzi proibitivi, biglietti che sono diventati passaporti per uno status symbol. Andiamo a vedere chi popola i palchi nelle prime teatrali. Io vado spesso, al teatro lirico e al teatro di prosa, ma arrampicata su un loggione laterale. Sempre. Altro non mi posso permettere. E tutti gli appassionati in genere sono là. in genere in platea ci stanno le rappresentanze, e soldo non è sinonimo di cultura o di interesse. Sembrerebbe una commedia vittoriana, se non fossimo nel 2012. In effetti, visti i finanziamenti pubblici, GIUSTISSIMI perchè lo Stato di certo non deve risparmiare sulla cultura, non vedo perchè una cittadina italiana come me debba considerare l’ingresso alla stagione d’opera un lusso inarrivabile. Ovviamente non attribuisco la colpa agli artisti, anzi li ringrazio per le emozioni che mi regalano. Ma dovrebbero essere per primi gli artisti a battersi per una genuina diffusione della loro cultura, staccando le grinfie da questo fastidioso status di esseri superiori, a cui spesso si aggrappano. Essere portatori di cultura è un dono, non un’appannaggio. E quindi cavoli, la colpa di tutto questo è anche loro, eccome!! Bisogna essere di cuore aperto, e io invece vedo molto egoismo. Tutti alzano gli aculei sventolando il proprio impegno, lo studio…nessuno dice: cavolo, è vero, vorrei che tutti avessero il diritto di accedere alla mia arte. Abbattiamo i costi, troviamo un modo. Che il momento sia duro e i tagli (economici) siano devastanti, è innegabile. Ma non per lo spettacolo, per ogni eccellenza culturale. Io sono ricercatrice, passo giornate in laboratori fumosi, senza lode e senza soddisfazioni, almeno economiche. E sono un’eccellenza italiana. Ma se qualcuno muove una critica, alzo la testa dalla mia “eccellenza” (mi fa ridere questo termine, si tratta solo di far bene il proprio lavoro) e indago con l’interlocutore di turno, anche fosse profano, quali sono le cause scatenanti dell’iniquità della distribuzione delle risorse culturali in Italia. Anche se ne sono vittima io per prima, anche se le responsabilità sono al di sopra di me. E soprattutto…senza che per poterne ragionare, il poveraccio si debba prima studiare la tavola periodica!!! A me le persone che ad una legittima questione sollevata rispondono “vai a studiare”, fanno riflettere un pò…Signori, va bene difendere la propria categoria, ma anche un pò di umiltà. Siamo uomini tra gli uomini, anzichè alzar ponti di ignoranza, magari parliamo. E’ una riflessione generica sulle varie considerazioni che ho letto, non è contro nessuno in particolare. Accetto qualsiasi replica, ma niente insulti per favore. Non abbassiamo i toni della questione sotto il livello del mare, potrei sbagliarmi su molte cose e ringrazio in anticipo chi saprà convincermi del contrario di qualsiasi mia affermazione. Il confronto è cultura ed è arte. La dialettica è ben più antica e nobile del Jazz, della Lirica.. Buona notte a tutti e grazie dell’attenzione.