Ponte Vecchio: la verità sui 3 finestroni del Vasariano

Categoria: Beni Culturali e politica

Era il 2009 quando l’allora, inconcludente, assessore alla Cultura del Comune di Firenze, Giuliano Da Empoli, affermò che l’apertura i tre finestroni centrali del Corridoio Vasariano che si affacciano sul “lato mare” del Ponte Vecchio era stata ordinata da Mussolini per compiacere Adolf Hitler in visita a Firenze. Niente di più falso. Sulle pagine de il Giornale della Toscana dimostrai, con il semplice ausilio di fotografie d’epoca, che almeno il finestrone centrale c’era già alla fine del XIX secolo, così come alla fine della seconda guerra mondiale. Quindi Hitler e Mussolini non c’entravano per niente e Da Empoli iniziò la sua ricca collezione di brutte figure. Adesso però è il momento di dimostrare la stessa tesi con l’ausilio dei documenti e dei più recenti studi. Andiamo con ordine. Nel catalogo della mostra “Vasari, gli Uffizi, il Duca”, che si è tenuta nel 2011 agli Uffizi, il mio Soprintendente, Cristina Acidini, scrisse in un saggio: “E a proposito delle finestre centrali sulla loggetta a metà del ponte, tre grandi vani rettangolari in luogo di altrettante finestrelle vasariane, se è vero che la loro apertura (che introduce un accento luministico architettonico difforme dall’austera serialità antica) dipese dall’interferenza di un moderno e diverso potere, non è però da ricondurre, come vuole una pertinace vox populi, alla visita del Führer: bensì ad una ben precedente visita di Vittorio Emanuele II, a ridosso dell’Unità d’Italia. Visibili in opere grafiche di Emilio Burci e di Giuseppe Moricci, le tre finestre anomale furono ridotte a una a partire dal 1866 quando, in Firenze già capitale del regno, la Direzione delle “Regie Gallerie” predispose il corridoio la transito del pubblico e fece chiudere le due finestre laterali.[1] Solo durante i restauri successivi alla seconda Guerra Mondiale, condotti dall’architetto Guido Morozzi e dall’ingegner Piero Melucci, i due vani tamponati furono riaperti portando definitivamente a tre il numero dei finestroni”. Nel libro Cantiere Uffizi, del 2007, Roberto Cecchi e Antonio Paolucci avevano scritto: “L’alterazione più vistosa riguarda le tre finestre del corridoio al centro del Ponte Vecchio trasformate nel 1860 “in occasione di alcune feste per l’arrivo a Firenze di Sua Maestà”, in un “terrazzo provvisorio”. Nel 1866, la direzione delle Regie Gallerie, in previsione dell’apertura al pubblico del corridoio, chiede che sia data “una forma più conveniente al terrazzo provvisorio” murando dei “tre scompartimenti” “i due laterali”. Il corridoio mantiene questa fisionomia, con un’ampia finestra centrale tripartita, fino a dopo la seconda guerra mondiale quando sono nuovamente riaperti i due scomparti laterali e ripristinato così, a carattere definitivo, il “terrazzo provvisorio”.[2] Completo questo riepilogo documentario, trascrivendo la “memoria n. 983″, del 16 aprile 1860, dal Libro di memorie manoscritte della Parrocchia di Santa Felicita, nella quale si legge: “La sera la città fu splendidamente illuminata anche più dell’altre volte dal 1859 in poi, ma non raggiunse mai in bellezza e in magnificenza quella che fu fatta ad onore del Papa. La facciata della nostra Chiesa fu tutta illuminata da cima fino in fondo a spesa dell’Opera di nostra Chiesa medesima, e fu illuminata pure la colonna a spesa dei nostri vicini e buoni vicini !!! Ale ore otto della stessa sera furono incendiati i quali diedero sempre il tricolore: il Re vi assisté dal Corridore in mezzo al Ponte Vecchio, al quale Corridore vi fu fatta un’apertura grande in quella circostanza, l’interno della quale compariva come una magnifica tela tutta parata di rosso e illuminata a cera. Tutte le bande suonarono per tutta la città”. [3] Adesso storici, storici dell’arte, guide, giornalisti e amministratori cittadini, etc… non hanno più alcuna giustificazione.

[1] Archivio Centrale dello Stato, Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione generale delle Antichità e Belle Arti, I serie 1860-1890, busta 205, 51, 9. [2] Cantiere Uffizi, a cura di R. Cecchi e A. Paolucci, Roma 2007, p. 389. [3] Archivio di Santa Felicita, Memoria n. 983, 16 aprile 1860, Libro di memorie manoscritte della Parrocchia di Santa Felicita, Firenze


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