La Regione Toscana allontana i donatori di sangue

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Ufficio complicazioni cose semplici. Anche i donatori di sangue toscani sono ormai vittime di questa logica perversa. Una volta l’unico ostacolo da superare tra la voglia di far del bene donando sangue e la sacca piena, era la paura dell’ago. Oggi no. Oggi la presenza di un corpo estraneo in vena è niente in confronto alla pazienza che ci vuole per soddisfare la propria voglia di interesse verso il prossimo. Ma andiamo con ordine. Già da qualche anno, dopo aver sbrigato le rapide pratiche all’accettazione, a noi donatori di sangue ci tocca riempire tre pagine fittissime di domande che hanno tutta l’aria di essere più soddisfacenti per la miopia delle leggi italiane, che per una reale esigenza. Un decimo di quelle domande una volta era il medico che le faceva direttamente, il medico che ti visitava prima della donazione, valutava le tue risposte, le inseriva in un database e lì rimanevano, ti visitava e ti rilasciava l’idoneità per la donazione. Il dottore inseriva nella memoria del computer solo le risposte importanti, quelle relative a un’anamnesi precisa e duratura. Capisco le esigenze di saperne di più sui nuovi donatori, ma per chi ha già donato varie volte è una scocciatura senza limiti. A cominciare da tutte quelle minchiate sulla privacy, che poi viene costantemente ignorata.
Ma il peggio è assai recente. La Regione Toscana, che evidentemente non ha di meglio di cui occuparsi nella Sanità, adesso pretende che i donatori addirittura PRENOTINO la propria donazione, chiamando il proprio gruppo di cui eventualmente sono aderenti oppure la segreteria dei centri trasfusionali. A parte il fatto del rompimento di scatole, ma una simile pretesa è insensata e pericolosa.
Insensata perché costringe i donatori – che non sono mai abbastanza perché in Italia chi dona lo fa per rispondere a una propria volontà di coscienza e non per soldi come in altri paesi cd. evoluti – a fare dei passaggi in più per arrivare alla meta. Una volta ci si alzava al mattino e, se ci si sentiva bene ed erano passati almeno 90 giorni dalla precedente donazione (180 per le donne e lontane dal ciclo), si andava e si faceva il nostro atto di assoluto volontariato. Così, senza se e senza ma. Qualche furbetto, la donazione la faceva (e la fa) il lunedì (per allungare il weekend) o il venerdì (per anticiparlo), perché sa bene che il giorno della donazione non si lavora, ma è retribuito; resta comunque il fatto che anche i cd. “furbetti” riempiono le sacche di sangue. E chi ha bisogno di una trasfusione non guarda se la donazione è stata fatta di lunedì o di venerdì, la vigilia di Natale o di Ferragosto. No, i destinatari del nostro sangue hanno un solo desiderio: guarire. E quel sangue, il nostro sangue, è molto utile.
La pretesa della prenotazione è insensata poi perché i vari gruppi di donatori hanno segreterie che osservano orari di comodo (per loro e non per i donatori), spesso non rispondono, oppure lo fanno ma anche per altri servizi, come le prenotazioni delle visite negli ambulatori, scordandosi (si fa per dire) che i gruppi organizzati di donatori di sangue percepiscono un rimborso per ogni donazione fatta a loro nome. Insomma una zeppa inutile, un evitabile bastone tra le ruote.
La pretesa di prenotazione è perciò pericolosa perché tutti questi ostacoli possono allontanare invece di avvicinare i donatori, proprio ora che la necessità di sangue e emoderivati è in costante aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione. Soprattutto i donatori più eseprti, che sanno come il sistema funzionava benissimo prima, quando la Regione Toscana non ci metteva becco. Chissà quale operazione di controllo pensano di poter fare…
In quasi 40 anni di donazioni, senza prenotazioni e solo se e quando mi sentivo di poterlo fare, dalle mie braccia sono usciti circa 240 litri di sangue, destinati a chi ne aveva bisogno. Andavo, donavo, tornavo e stavo bene. E come me ce ne sono tanti. Non solo: una volta il donatore era sacro, non si guardava l’ora a cui era arrivato e lui sapeva che anche se c’era la fila, prima o poi sarebbe uscito dal centro trasfusionale contento di aver donato sangue. Oggi il rischio è che senza prenotazione si venga messi alla porta dalla stupida burocrazia, la quale non si ferma davanti a niente.
Per cui una domanda: ma veramente assessori e governatori della Regione Toscana vogliono elevare a livelli così imbarazzanti (per loro) i sistemi di controllo delle donazioni? A che pro? Quale straordinaria scoperta pensano di fare? Quale atto di razionalizzazione del sistema pensano di poter adottare?
Da vecchio donatore quale sono consiglio ai politici di turno di valutare bene quel che fanno, perché invece di risposte, potrebbero ottenere una bella sfoltita alle file dei donatori di sangue, di cui tutti, prima o poi, abbiamo bisogno. Compresi assessori e governatori.

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