Il trionfo di Narciso su Venere

Categoria: Beni Culturali e politica

Se da un lato l’avvento della moda del selfie ha accresciuto autostima e cura della propria immagine in un’ampia porzione di della società, dall’altra ha finito col distogliere l’attenzione degli stessi selfie-takers verso un altro tipo del Bellezza, quella secolare, storicizzata, perfino idealizzata.
Di fronte a una simile costatazione è lecito chiedersi: ma veramente un autoscatto, singolo o di gruppo, ha tutto questo potere? Può causare realmente conseguenze così epocali?La risposta non può che essere affermativa e, anzi, c’è da aspettarsi anche di peggio. Uno dei primi atti dell’azione riformatrice voluto dal Ministro Dario Franceschini nei confronti dell’universo dei beni culturali fu la liberalizzazione della possibilità di scattare foto nei musei statali italiani.
Niente di male, quasi tutti pensarono all’inizio, se il visitatore vuol ricordare con uno scatto la propria visita in questo o quel luogo d’arte. E infatti la decisione venne accolta con un’ovazione, quasi non s’aspettasse altro. Ma ben presto, grazie alla versatilità, facilità d’utilizzo e diffusione degli smartphone, la moda degli autoscatti ha decisamente preso il sopravvento sulle fotografie delle singole opere d’arte o degli ambienti che li custodiscono.
Ben presto farsi un selfie davanti la Primavera di Botticelli, al Cristo morto di Mantegna o alla Flagellazione di Caravaggio, nonché ai piedi dei Bronzi di Riace è diventato l’irresistibile obiettivo di una sempre maggior parte di visitatori nei musei, fondamentale come la foto di Compagnoni e Lacedelli col Tricolore sulla vetta del K2 o come il “controselfie” di Nei Armstrong sulle superficie lunare mentre fotografava Edwin “Buzz” Aldrin. Diversamente da queste ultime, i selfie nei musei vorrebbero testimoniare, documentare semplicemente la presenza di chi le ha scattate lì, in quel luogo, in quel momento. Hic et nunc.
Ma il capolavoro? L’icona? Il totem?
Sì, gli (o le) si fa sempre l’inchino, ma poi – e non certo metaforicamente – gli (o le) si dà le spalle e ci si lascia andare a una selva di clic selvaggi.
Con buona pace della funzione educativa e comunicativa delle opere d’arte, della necessaria empatia che si deve instaurare tra il visitatore e la Bellezza, del significato più o meno intrinseco del messaggio che queste comunicano a chi le sa (o semplicemente vuole) ascoltare.
E così le Tre Grazie, il Salvatore esanime o fustigato perdono il loro status di protagonisti, stupefacenti attrattori di uomini e donne in cerca di emozioni, e finiscono sullo sfondo, a far da contorno, da “splendida cornice” alla nostra debordante personalità, ingaggiando un confronto il cui solo pensiero fa rabbrividire le
È il trionfo di Narciso su Venere,: gli storici dell’arte se ne facciano una ragione.



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