Moira, quella sera che la portai in ospedale

Categoria: Circo

L’ultimo respiro nella sua casa viaggiante. Un appartamento con le ruote. Elegante, quasi sontuoso. Vi sono stato varie volte, cioè quando ho avuto l’opportunità di intervistare la Regina del circo italiano, Moira Orfei, che oggi ci ha lasciato. A lei però, mi lega un ricordo particolare, ma anche un brivido di una sera di dicembre. Mancava poco alla fine del 2001 e il suo circo fece tappa a Firenze. All’Olmatello, in particolare, a poche centinaia di metri dalla fine dell’autostrada A11. Come ogni anno sarei andato a vedere lo spettacolo per poi recensirlo. Ma quella volta non fu come le altre. Alla fine del primo tempo, com’è consuetudine, mentre il pubblico correva a comperare pop corn e i clown giravano con scimmiette e anaconda di sei metri per le foto coi bambini, al centro della pista veniva montata la gabbia metallica, preludio di un numero con i felini. Sapevo già che quella sera sarebbe stato di scena un bellissimo gruppo di tigri bianche, possenti, maestose. Ma anche pericolose. A vestire i panni del domatore, dopo alcuni anni di inattività, era tornato il marito di Moira, Walter Nones, vero caposcuola dei numeri con bestie feroci.
Ma quella sera qualcosa andò storto: una tigre, evidentemente più nervosa delle altre, attese un attimo di distrazione di Nones e lo azzannò al braccio sinistro. L’incidente lasciò sbigottito il pubblico, anche se l’artista circense rimase in piedi e, tenendosi la ferita, riuscì a far uscire gli animali dalla gabbia, con l’aiuto di alcuni inservienti.
Non ci fu panico, ma apprensione: anche se in lontananza, il sangue della ferita cominciava a segnare il costume di scena dorato. Quando anche l’ultima tigre ebbe preso la via del rientro nelle gabbie di trasporto, Nones uscì di scena.
Fu chiamata l’ambulanza, che condusse l’artista a Careggi per le cure del caso. Qualcuno lo aveva accompagnato, ma non Moira che l’avrebbe seguito di lì a poco. Tuttavia nessuno sapeva dove fosse in realtà l’ospedale e, dal momento che i taxi tardavano ad arrivare, mi offrii di accompagnarla al Pronto Soccorso. Lei e il direttore del circo accettarono e subito li portai a destinazione in pochissimo tempo.  Durante il tragitto lei era visibilmente preoccupata, ma cercava di mantenere la calma: sapeva che certi incidenti potevano accadere (otto anni più tardi infatti ne sarebbe rimasto vittima anche il figlio, Stefano), ma Nones era salito in ambulanza con le proprie gambe e questo bastava per essere ottimisti.
Un volta giunti in ospedale, mi accertai delle condizioni (non gravi) dell’artista, salutai e me ne tornai a casa.  Giorni dopo andai a trovare Moira Orfei e il marito per sapere come procedeva la convalescenza. Mi accolsero nella loro mega-roulotte, mi sorrisero e mi ringraziarono.
In seguito il Circo di Moira Orfei è tornato spesso a Firenze, per le feste. Ci ha fatto divertire e sognare, regalandoci sempre emozioni come solo il circo può fare.

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