I Medici riesumano i Medici

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Cronaca di una straordinaria avventura alla scoperta dei segreti della grande dinastia fiorentina
Con i contributi di Rocco Buttiglione e Antonio Paolucci
Nuova Toscana Editrice, Firenze 2005, 224 pagine

CONFESSIONE DELL’AUTORE
L’orgoglio di riscoprire le proprie radici

“Buonasera, sono Marco Ferri del Giornale. Sto cercando la professoressa Donatella Lippi…”.
Per la stampa fiorentina il “Progetto Medici”cominciò in un pomeriggio di inizio dicembre 2003. Nel mio caso, fu il direttore de Il Giornale della Toscana, Riccardo Mazzoni a ricevere dall’ufficio stampa dell’Università di Firenze, una lettera in cui si annunciava la presentazione – di lì a qualche giorno nella sala di lettura della Biblioteca Magliabechiana – delle riesumazioni di alcuni individui della dinastia Medici.
L’argomento parve subito intrigante e confidando in un “pezzo” che approfondisse immediatamente le intenzioni di chi aveva fatto recapitare la missiva, Mazzoni affidò la lettera a Lorella Romagnoli, responsabile delle pagine “Cultura e Spettacoli”, che a sua volta me la girò invitandomi a tirarci fuori almeno 70 righe. Sinceramente allora mi sembrarono un’enormità. Oggi mi parrebbero appena sufficienti per introdurre la questione. Per  uno come me, che fino ad allora si era occupato principalmente di spettacoli, si trattava di una bella sfida: con tutti quei nomi – Cosimo, Francesco, Ferdinando, Lorenzo, Giovanni etc… – che si ripetevano nelle varie generazioni, era facile sbagliarsi e già temevo d’inciampare in errori grossolani.
Per cui c’era solo un modo per sapere se quella materia era alla mia portata: provarci. Anche per questo, quella telefonata alla professoressa Lippi, in quel pomeriggio di fine autunno, nonostante un approccio un po’ “ruvido”, si rivelò la “prima volta” di tante cose.
Era la “prima volta” che mi confrontavo seriamente con i Medici. La storia della famiglia che per tre secoli aveva mantenuto il potere in città, proiettando Firenze ai vertici politici ed economici dell’Europa, non è mai stata approfondita a scuola. Né in quella dell’obbligo né alle superiori. Eppure viviamo immersi nei segni della grandeur medicea, basta che alziamo lo sguardo e le emblematiche “sei palle” ci dominano un po’ dovunque. Ecco quindi che il “Progetto Medici” mi dava la possibilità di analizzare la materia, di scoprire la genealogia della dinastia, evitando di incappare in imbarazzanti “scambi di persona” (frequentissimo quello tra Cosimo il Vecchio e Cosimo I), di cominciare ad ottenere risposte a tanti perché, oltre che di penetrare nelle quotidiane abitudini di esseri umani vissuti tra i 3 e i 5 secoli fa. Questo, da solo, basterebbe a considerare il “Progetto Medici” come un’occasione irripetibile. Ma ci sono almeno altre tre “prime volte” che mi stanno particolarmente a cuore.
L’operazione, sin dal suo inizio, è stata un’occasione d’oro per imparare un metodo di studio e d’indagine. Perché se si vuol essere cronisti attenti e precisi, le cose vanno capite sino in fondo. E allora…tocca studiare, documentarsi, cercare testi antichi, imparare (per quanto possibile e con enorme fatica) a “decifrare” manoscritti d’epoca rinascimentale, diventare assiduo frequentatore di biblioteche e archivi fiorentini, incrociare dati e verificare notizie. In questa sana operazione di studio, a onore del vero, mi sono ispirato agli stessi responsabili del “Progetto Medici”, e in particolare a Donatella Lippi, una vera maestra in tal senso. Preziosa e, soprattutto, paziente.
Il frutto di tutte queste indagini, unitamente alla mia innata curiosità, ha dato luogo a un’altra “prima volta”: la possibilità di raccontare sulle pagine del Giornale della Toscana – al cui direttore, Riccardo Mazzoni, va il mio ringraziamento – lo svolgimento dell’operazione sin dai suoi primi passi, le novità che di volta in volta emergevano e le inattese scoperte, nonché avanzare qualche ipotesi. Insomma di diventare uno “storico dell’istante”, secondo la definizione di Sergio Lepri, che è poi l’ambizione di ogni giornalista.
Leggendo gli articoli che Yorickscrisse nel 1875, non ho fatto fatica a trovare analogie tra il suo lavoro e il mio, convincendomi che a qualcuno, in futuro, sarebbe interessato conoscere i dettagli delle nuove riesumazioni medicee, senza voler peccare di presunzione. Perché il racconto di un cronista appassionato è cosa diversa dai risultati scientifici di una simile operazione su larga scala. Ma anche quello serve: le informazioni “trasportate” dalle emozioni, infatti, sono complementari alle conclusioni cui giungono gli scienziati.
Poi c’era l’appassionante “fisicità” del lavoro di cronista, quella che si ottiene partecipando alle operazioni nel cantiere, respirando la polvere degli scavi e l’umidità degli spazi inviolati da secoli, raccogliendo notizie non mediate e facendo subito domande agli addetti ai lavori. Tutti privilegi che, dentro le redazioni, sono negati.
C’è, infine, la “prima volta” di una straordinaria opportunità che principalmente riguarda chi, come me, ha avuto i natali in questa città. Quella cioè di riscoprire, con innegabile orgoglio, le proprie radici. Di incunearsi nelle pieghe della storia per capire chi siamo e da dove veniamo, nella speranza di poter comprendere meglio dove andiamo. Più di una volta, chinandomi sul loculo di un granduca, per sbirciare all’interno, oppure ammirando un gioiello di casa Medici appena tornato alla luce, ho avuto la sensazione di sfogliare un libro di storia e di poter svolgere il mestiere di giornalista da un buon punto di osservazione, proprio come indicava Tiziano Terzani.
Perché in questo “viaggio” non ci sono mediazioni, cioè il contatto è diretto, e perché la storia si fa con i documenti o le esperienze dal vivo. A me sono capitati entrambi e quel che ne ho ricavato è una rinnovata fierezza delle mie radici e uno stimolo ad approfondire il passato di Firenze, che ha ancora tanto da raccontare.

Firenze, 1° dicembre 2005

Sommario

Prefazione di Rocco Buttiglione
Giornalismo, scaramanzia e bellezza eterna, di Antonio Paolucci

PARTE PRIMA – Dal passato al futuro
Il Pantheon dei Medici
”Al museo c’è ancora molto da lavorare” Intervista a Licia Bertani
Quattro secoli di indagini (1595-2004)
Il primo studio sul Magnifico e Giuliano
Ferdinando III vuol mettere ordine
La visita di Luisa Bonaparte (1813) e i furti
La ricognizione di Luigi Passerini e la nuova sistemazione dei “depositi medicei” (1857-58)
Le operazioni del 1875 e 1895
Le riesumazioni di Gaetano Pieraccini
”Vorrei incontrare il Magnifico Lorenzo” Intervista a Donatella Lippi
Il “Progetto Medici”
Paleopatologia e storia della medicina: quando le discipline collaborano
Gli obiettivi
”Abbiamo tutte le capacità per affrontare l’impresa” Intervista a Gino Fornaciari
Gli enti coinvolti
Un’ottima opportunità per rivalutare i Medici Intervista a Edoardo Speranza
Un “Piano Marshall” per i Medici
”Scopriremo tutto il possibile sui Medici” Intervista a Bob Brier
Un “Prin” dedicato
Il laboratorio
Pierleone da Spoleto, i Medici e l’ulcera: l’Helicobacter pilori Intervista a Mario Milco D’Elios
I rilievi archeologici
“Studieremo i costumi funerari e le concezioni della morte” Intervista a Antonio Fornaciari
Gli esami radiodiagnostici
Misteri e segreti ai raggi X Intervista a Natale Villari
I media
Le benedizioni ecclesiali

PARTE SECONDA – Le famiglie, le storie, le riesumazioni
Il countdown della nuova avventura
Cosimo e i suoi
Il cardinale Giovanni
Don Garzia
Cosimo ed Eleonora
“Nascere suddito di Toscana era una fortuna” Intervista a Giorgio Spini
Quando la chimica si mette al servizio della storia Intervista a Arthur Aufderheide
I primi risultati scientifici
Anatomia e iconografia
“Grazie alla graph-art studiamo le ‘correzioni’ degli artisti” Intervista A Franco Rollo
Giangastone, i bambini e le donne “scomparse”
Alla ricerca della cripta misteriosa
I custodi della memoria che ritorna Intervista a Silvano Allori, Siro Gini e Silvio Dotto
Ecco l’ultimo Granduca
Con Giangastone la primavera della Toscana Intervsita a Giovanni Cipriani
Bambini e vestitini
Cerchiamo di conservare la materia, non di renderla eterna Intervista a Mary Westerman Bulgarella
La storia si legge anche negli abiti Intervista a Isabella Bigazzi
Conservazione e tutela: due obblighi ulteriori
“L’Opificio può migliore l’operazione” Intervista a Cristina Acidini
La gestione dei tesori
”Mostreremo al pubblico tutto il tesoro dei Medici” Intervista a Monica Bietti
Il rispetto della memoria
L’attenzione per le sepolture innanzi tutto Intervista a Giovanbattista de’Medici
Alla ricerca delle cripte col georadar
Dentro i monumenti con il georadar Intervista a Mario Marchisio
Dove sono la “pessima Bianca” e le altre donne?
Francesco I e i suoi
Francesco I e Giovanna d’Austria
Un uomo dotato di una straordinaria varietà di interessi Intervista a Luciano Berti
Fu veramente veleno?
Arsenico: dalle ipotesi letterarie ai dati scientifici Intervista a Elisabetta Bertol
La principessa Anna
Il “giallo” di Filippo
Conti che non tornano?
Non sapere è più peccato che agire Intervista a Mario Scalini
Un’evitabile vacanza
Aspettando l’Elettrice e gli altri granduchi
Da Firenze poco onore alla dinastia dei Medici Intervista a Alberto Bruschi

CONCLUSIONI – Un primo bilancio

APPENDICE
Albero genealogico del ramo granducale dei Medici
Cronologia delle riesumazioni
“Il trionfo dell’ignoranza” di Gaetano Pieraccini
La nuova convenzione
Indice dei nomi
Bibliografia e ringraziamenti