
Bene, adesso che ottenuto la vostra attenzione grazie a questa bellissima fotografia notturna del Ponte Vecchio, veniamo all’argomento oggetto di questo mio intervento.
Una volta a scuola veniva insegnato che Historia magistra vitae. Ed era una di quelle verità che non valeva neanche la pena di mettere in discussione. In pratica la storia, i fatti – grandi e piccoli – che precedevano la vita di ognuno di noi e dei quali venivamo a conoscenza proprio grazie alla Storia, potevano essere considerati, nel loro insieme, una “maestra di vita”, cioè insegnarci a vivere meglio, perseguendo traguardi alla nostra portata, tralasciando, scansando, evitando per quanto possibile, i fatti che invece la vita ce l’avrebbero complicata, resa pesante, se non addirittura accorciata.
Ecco, questo potevano essere considerati lo studio e l’apprendimento della Storia, comprendendo anche le forze profonde che tutti quei fatti e fattarelli riunivano.
Proviamo solo a immaginare, se mai lo potessimo fare, un mondo senza Storia. Ma sarebbe impossibile. Basta due persone che entrano in relazione e si genera la Storia. Ricordiamo la lezione di Nietzsche: studiare il passato è utile solo se stimola l’azione e la creazione nel presente; diventa invece un danno nel momento in cui trasforma gli uomini in spettatori passivi, schiacciati dal peso di ciò che è già stato.
Quindi la Storia esiste a prescindere da noi; è utile alla crescita del genere umano.
Ma qualche anno la Storia deve fare i conti con un modo nuovo, diverso di divulgazione: i social network. Questi sono caratterizzati da un’informazione veloce, sintetica, capillare, di facile lettura e comprensione. E poi c’è l’intelligenza artificiale, ormai trattata come una Treccani a portata di smartphone, una Bibbia indiscutibile.
Il problema, semmai., è che quest’ultima ci rende cosa abbiamo scritto nei tempi passati, una sorta di rigurgito di cultura, in parte digerita, in parte no.
Ciò significa che la Storia è in bilico perenne tra studio e apprendimento frutto di uno studio “matto e disperatissimo” e uno studio da astronauti in rotta per Alpha Centauri, cioè in pillole, che si digeriscono facilmente e si possono assumere al bisogno.
Io credo che le cose stiano in maniera un poco differente e che i rischi siano almeno di tre tipi:
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primo, se da un lato con i social la Storia è sempre più accessibile, si rischia una spettacolarizzazione della stessa, per cui solo i grandi temi, quelli amatissimi dalla platea (in larga parte con cultura basica), esco e riescono ciclicamente alla ribalta, mentre altre questioni più curiose, ma meno di massa, rimangono nell’ombra;
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secondo, grazie ai social è disponibile una massa sempre più ampia di immagini e di filmati (cioè materiale passivo), ma non di documenti, che sottintendono lo studio degli stessi e l’incrocio con i dati noti per capire se la ricerca dà nuovi frutti; senza contare che eventuali dibattiti tra studiosi – perché così accade nella comunità scientifica – sui social rischiano di trasformarsi in risse furibonde, grazie anche all’intervento di pseudo esperti che magari non hanno mai varcato la soglia di un archivio o di una biblioteca;
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terzo, i social sono costretti a trattare la Storia come l’attualità, mentre sappiamo che le due cose sono diverse, se non antitetiche. In pratica sui social network si pensa non tanto di studiare e di apprendere, quanto di vivere la Storia mentre questa accade e ciò è quanto di più sbagliato ci possa essere in fatto di studio della Storia stessa.
Quindi la semplificazione della Storia (che sappiamo bene essere assai complicata e risultante anche da episodi e non solo da forze profonde), la diffusione di fake e lo spaccio di propaganda come Storia e infine la dittatura del presente, sembrano essere i tre pericoli maggiori per chi pensa di poter studiare e apprendere la Storia tramite i social.
La Storia non è l’attualità – che per sua natura è intrisa di immanenza non mediata da alcuna riflessione e critica -, e la sua comprensione credo necessiti di un distacco spaziale e temporale che l’attualità, anche volendo essere campionessa d’onestà, non ha mai avuto e non può avere.
