
Si è spento oggi, all’età di quasi 70 anni, Giancarlo Cauteruccio, inventore di un nuovo modo di fare teatro, sopra e fuori i palcoscenici, insieme alla compagnia Krypton fondata insieme a Pina Izzi. Calabrese di nascita, ma fiorentino d’adozione, a lui mi legano alcuni ricordi speciali che, comunque, non leniscono il dolore per la perdita di tutto il mondo dello spettacolo e della cultura.
Il più vivido ricordo si lega allo spettacolo probabilmente meno d’avanguardia che ha proposto nella sua lunga carriera: I nove miliardi di nomi di Dio, tratto dall’omonimo romanzo di Arthur C. Clarke e reso con una leggerezza e una poesia davvero insoliti per colui che amava stupire ed esplorare territori nuovi del teatro. A tanti anni di distanza da quello spettacolo (mi pare al Teatro di Rifredi), se ripenso alle stelle sul cielo del Tibet che pian piano si affievoliscono e il freddo buio di morte cala sulla platea.. mi prende ancora un groppo alla gola.
L’altro ricordo ha un luogo e un data precisi: lungarni di Firenze tra Ponte alle grazie e Ponte Vecchio, 6 luglio 1984. Si trattò di Intervallo, spettacolo postmoderno che prevedeva fasci di luci al laser – che all’epoca erano cose pressoché ai confini della realtà – sparati tra i ponti mentre un set di suoni elettronici battezzò un nuovo modo di concepire il teatro lontano dalle polverose assi dei palcoscenici, in perfetto dialogo con alcuni dei più famosi ed esclusivi elementi architettonici della città, un episodio che nel 2017 mi è piaciuto ricordare nel mio libro Storie e leggende del Ponte Vecchio (Angelo Pontecorboli Editore).
Ecco, Giancarlo era questo e molto, molto altro e ci mancheranno moltissimo la sua intelligenza, la sua lungimiranza e il suo sorriso di chi ha sempre una sorpresa nel cilindro.
Ciao Maestro.
(Nella foto, tratta dalla pagina Facebook dei Krypton, l’autore, attore e regista Giancarlo Cauteruccio)
