
Firenze – e per estensione anche buona parte della Toscana – può essere considerata città imperiale. Da almeno un paio di migliaia di anni. Magari un imperatore non ci ha mai vissuto, né imperato, ma sono numerosi gli imperatori che ne hanno intersecato la storia, talvolta indirizzandola con decisione, tal altra lasciando le proprie “tracce” ancora oggi ben evidenti. Ma andiamo con ordine.
Innanzitutto va ricordato che la tradizione vuole che Firenze – anzi, Florentia – sia stata fondata nel 59 a.C. da Giulio Cesare, o al più tardi tra il 30 e il 15 a.C. dal figlio adottivo, Augusto. In entrambi i casi si tratta di imperatori romani, precisamente dei primi due, che diedero origine a una vera e propria stirpe.
Trascorsero alcuni secoli, non proprio luminosi a dire il vero, e un altro imperatore fece tappa a Firenze. Forse anche più di una volta. Era il 786 d.C. quando Carlo Magno trascorse le feste del Natale proprio in riva all’Arno, rendendo fiducia a una città probabilmente impaurita, impoverita e spopolata dopo la dominazione longobarda. Pare anche che l’imperatore fosse già transitato da Firenze nel 781, diretto al sud, così come in alcune cronologie ottocentesche si legge che sempre Carlo Magno si fosse fermato anche nell’anno 802, quando fu fondata la Chiesa dei Santi Apostoli, tuttora visibile e che reca una scritta a memoria di quella volontà. Anche in questo caso, separare la leggenda dalla verità storica è impresa ardua, ma crederci non fa poi così male.
Durante il XII secolo – periodo in cui maturò l’esperienza comunale di Firenze – vi fu una sorta di andirivieni di imperatori a Firenze: nel 1110 transitò da Firenze Enrico V di Franconia, nel 1137 è ricordata la presenza nel territorio fiorentino di Lotario II di Supplimburgo e del suo esercito, quindi alla fine di luglio del 1185 si presentò a Firenze Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero, che dalla Germania era sceso in Italia per la sesta volta. Dal momento che Firenze non riconosceva più l’autorità imperiale, né quella papale, il Barbarossa si fermò in riva all’Arno per dettare le nuove regole civili, dichiarando a chiare lettere che l’autorità cittadina non poteva oltrepassare le sue mura, restituendo il contado ai nobili, i quali potevano tornare a imporre dazi per le merci in transito e ogni tipo di balzello; allo stesso tempo anche i conventi tornavano in possesso delle loro proprietà, annullando i precedenti patti.
Un paio di secoli più tardi, nel febbraio del 1439, giunse a Firenze Giovani VII Paleologo, imperatore bizantino, che prese parte al Concilio di Firenze insieme al Papa Eugenio IV e al capo della Chiesa Ortodossa, Patriarca Giuseppe.
La storia, e sicuramente l’immagine più attuale di Firenze nel mondo, tuttavia devono molto a un altro grande imperatore sul cui regno…non tramontava mai il sole. Carlo V d’Asburgo, infatti, fu incoronato imperatore proprio mentre stava cingendo d’assedio Firenze, la cui esperienza repubblicana doveva finire nell’agosto del 1530; con questa operazione, richiesta da Papa Clemente VII, Carlo V restituì la città ai Medici che, attraverso i sette granduchi della dinastia che si sarebbero succeduti fino al 1737 – uno dei quali, Francesco I, nel 1565 sposò in prime nozze Giovanna d’Austria, figlia di Ferdinando I d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero -, avrebbero dato a Firenze le caratteristiche architettoniche e artistiche, ma anche civili e culturali, che ancora oggi sono in larga parte responsabili della sua fortuna nel mondo.
Salita al potere la dinastia degli Asburgo-Lorena – che successe a quella dei Medici – i primi due Granduchi di Toscana divennero entrambi imperatori: il primo, Francesco Stefano, in effetti preferì governare attraverso fidati collaboratori e visitò la Toscana una sola volta nel 1739; il suo successore, Pietro Leopoldo (che divenne imperatore nel 1790) fu invece un vero esempio di sovrano illuminato e a lui si devono tante riforme (come l’abolizione della pena di morte che, per la prima volta in Europa, avvenne a Firenze nel 1786) e una più efficiente organizzazione dello Stato.
Fu durante il regno del suo successore, Ferdinando III, che Firenze ricevette la visita di Napoleone Bonaparte, il quale nel 1804 sarebbe stato incoronato Imperatore: sbarcato a Livorno, arrivò a Firenze il 30 giugno 1796 e fu ricevuto dal Granduca a Palazzo Pitti con tutti gli onori. Per Napoleone si trattava di un viaggio a ritroso nel tempo, poiché la sua famiglia era originaria di San Miniato, in provincia di Pisa, ma i suoi avi (in particolare Guido Bonaparte) vivevano a Firenze, città che dovettero lasciare nel XIII secolo in seguito alle lotte tra Guelfi e Ghibellini; senza contare che Firenze diversi palazzi e cappelle dentro alcune delle più importanti chiese sono intitolate alla famiglia Buonaparte (o Bonaparte). Inoltre, in una lettera che il naturalista e politico fiorentino Giovanni Fabbroni spedì a Napoleone nel 1800 tra l’altro si legge: “tutte le nazioni invidieranno alla Toscana la compiacenza e la gloria d’avervi dato l’origine”.
Quel viaggio di fine secolo fu però anche del primo atto con cui si manifestò l’occupazione della Toscana da parte dei francesi, che nel 1799 era totalmente compiuta. Nel 1801 il Granducato di Toscana venne infatti soppresso per far spazio al Regno d’Etruria fino al 1807, quando la regione diventò parte integrante dell’impero francese e fu amministrata da Elisa Baciocchi. sorella di Napoleone, la quale visse tra Firenze e Lucca fino al rientro dei Lorena in Toscana, nel settembre 1814.
Finì l’epopea di Napoleone, ma la successiva restaurazione non spezzò totalmente il legame “imperiale” con la Regione poiché tra tante terre che Napoleone poteva scegliere per il suo primo esilio, preferì l’Isola d’Elba, la più grande dell’arcipelago Toscano, così vicina e simile alla natìa Corsica.
E oggi cosa resta a Firenze di questi legami “imperiali”?
Rimangono innanzitutto l’immagine della città voluta dai Medici (che senza il fondamentale supporto di Carlo V chissà se sarebbero mai rientrati in città), una montagna di documenti, memorie e una villa: quella del Poggio Imperiale, a due passi da Arcetri, dove visse Galileo Galilei. In principio l’elegante dimora era chiamata Villa medicea di Poggio Baroncelli, poi nel 1624 assunse il nome definitivo di Villa del Poggio Imperiale (nella foto) poiché vi soggiornava spesso Maria Maddalena d’Austria, moglie del granduca Cosimo II de’ Medici, ma soprattutto figlia dell’Imperatore Ferdinando II d’Asburgo.
E in epoca contemporanea non possiamo scordare l’appeal che Firenze suscita presso gli imperiali interessi. E lo fa con i luoghi simbolo della sua immagine nel mondo. Solo due esempi: tra i tanti amanti dello shopping di vip sul Ponte Vecchio, in particolare presso le botteghe degli orafi, nel giugno del 1968 si presentò Farah Diba, l’imperatrice di Persia (oggi Iran), moglie di Reza Pahlavi, con un seguito di assistenti, guardie del corpo e di immancabili paparazzi che ancora oggi viene ricordato. Infine nel maggio del 2016, in occasione dei 150 anni delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, il principe Akishino (secondogenito dell’imperatore Akihito e dell’imperatrice Michiko) visitò la Galleria degli Uffizi, il Corridoio Vasariano e Palazzo Pitti.
Come dire che a Firenze gli imperatori sono di casa praticamente da sempre.
