Molti muoiono a Firenze non avendo potuto nascerci – E. Flaiano

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I cerini del giovedì. Il nostro intimo cimitero portatile

Da una trentina d’anni a questa parte – chi più, chi meno, dipende dall’età – siamo tutti alle prese con un problema. Che può essere considerato banale o drammatico, secondo la sensibilità di ognuno di noi.

Chiedendo una speciale “licenza linguistica” all’Accademia della Crusca, ciò di cui parliamo invece che “rubrica telefonica”, potremmo chiamarla “Fu-brica telefonica”, cioè quella parte della lista dei contatti presenti sul nostro smartphone costituita da persone decedute. Le quali, evidentemente, se le chiamassimo per telefono non potrebbero più rispondere, ma lo facevano fino a poco tempo prima. (Sì tratta di una “presenza-assenza” riscontrabile sulla stragrande maggioranza dei 6,84 miliardi di smartphone esistenti al mondo, secondo dati del 2024).

Ecco, di fronte a questa frattura temporale – infatti vi è un “prima” in cui la nostra richiesta di contatto veniva soddisfatta e c’è un “poi” in cui ciò non accade più – non reagiamo tutti alla stessa maniera.

Come dire che ormai nel nostro smartphone ci portiamo dietro un piccolo o grande – dipende principalmente dalla nostra età anagrafica – cimitero. Un camposanto portatile che teniamo in borsa, nel taschino della giacca o dei jeans.

Ma come ci comportiamo nei confronti di questa contatti?

E qui le strade divergono secondo coscienza. Cioè, c’è chi cancella subito il contatto della persona che non è più tra noi e chi invece, magari momentaneamente per un periodo limitato, si rifiuta di cancellare il contatto, quasi a voler ammorbidire.. addolcire.. rendere meno brusca quella “frattura temporale” di cui sopra.

Vediamo.

Chi apprende la notizia della morte di una persona il cui contatto è presente nella lista del proprio smartphone e decide di rimuoverlo lo può fare per diversi motivi: perché con il caro estinto aveva – o aveva avuto – rapporti non stretti e considera la sua cancellazione non certo un problema. Oppure perché, preferisce non vedere più i dati del suo contatto sul proprio smartphone; della serie.. tolto il dente.. tolto il dolore.

Come scritto, c’è anche chi questa operazione di “pulizia” dei contatti inattivi è disposto a rimandarla a una secondo momento, quando magari la rimozione non è più di un singolo, ma coinvolge una serie di contatti di persone che nel frattempo hanno lasciato la vita terrena. Sono scelte, tutte rispettabili.

In tutti i casi si tratta di un’operazione che può rivelare dei tratti penosi, per esempio per chi ha dei ricordi personali legati a chi non c’è più, ma vuole comunque passare oltre. Dipende dal carattere e dalla propria sensibilità. Oppure vuole semplicemente rimuovere determinati ricordi e per farlo deve cancellare il contatto che li richiama alla memoria. La cancellazione di un contatto – talvolta avvenuta in mancanza della necessaria riflessione – significa comunque una decisa rottura col passato, oppure dimostra l’inutilità di mantenere in rubrica il contatto di una persona con cui non è più possibile avere dei rapporti di alcun genere.

Fin qui i “cancellatori”. E i “mantenitori”?

Tenere nella lista dei contatti del proprio smartphone anche quelli delle persone che sono più tra noi implica motivazioni sulle quali, immagino, psicologi e psichiatri abbiamo scritto fiumi di parole. E se non l’hanno fatto, son sicuro che prima o poi lo faranno.

Per me ci vuol più coraggio a mantenere in rubrica – pardòn, nella “Fu-brica -, il contatto di chi non c’è più, piuttosto che a rimuoverlo.

Prima di tutto perché leggere il suo nome ci fa ricordare che quella persona esisteva davvero e quei dati per noi rappresentano una delle prove del suo transito su questo mondo.

E poi perché al nome e cognome della persona scomparsa si legano ricordi, che possono essere di natura generale o personali.

Senza contare che più i ricordi son personali e meno motivazioni si hanno per rimuoverne la memoria dal proprio smartphone, perché generano qualcosa di intimo, fatti, parole, esperienze di cui si è giustamente gelosi. E l’unica situazione cui possiamo aggrapparci per lenire la pena della mancanza di quella persona non può essere altro che il ricordo, e qualsiasi cosa che lo provochi e lo alimenti.

Per cui chi decide di tenere il contatto di un morto nel proprio telefono cellulare, a parer mio ha le sue motivazioni, la cui origine è connessa a degli episodi che li ha visti quanto meno interloquire. Dei rapporti di lavoro, di semplice conoscenza o legati al sentimento e quindi alla nostalgia..

Insomma attengono alla sfera della propria esistenza e, proprio per questo, ho come la sensazione che se qualcuno di questi “mantenitori” si trovasse costretto a cancellare il contatto della persona non più vivente dal proprio smartphone, la potrebbe vivere come una rinuncia al ricordo di qualche sua esperienza di vita. Come se eliminasse un periferico tassello della propria memoria. Come se iniziasse a lentamente a perdere coscienza di sé, cioè a morire.

Accadrà a tutti, è certo, ma magari può avvenire con la memoria dei propri ricordi ancora pressoché intatta e generabile semplicemente scrollando la lista dei propri contatti.

Almeno finché morte non ci separi dal nostro smartphone, siamo tutti autorizzati a sperarlo.