Molti muoiono a Firenze non avendo potuto nascerci – E. Flaiano

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I cerini del giovedì. L'IA cannibalizza i libri

Una delle frasi più celebri di Fahrenheit 451, il famoso romanzo di Ray Bradbury, è che “Le cose che cerca, Montag, sono nel mondo, ma il solo modo in cui l’uomo medio può conoscerle è leggendo un libro”. Una frase semplice, che richiama tutta la potenza insita nelle pagine di un libro.

E allora vale la pena sottolineare che recentemente ho trovato molto interessante un articolo pubblicato sulla testata specializzata Exibart dedicato al lavoro che sta facendo la società americana Anthropic, la quale ha acquistato milioni di volumi cartacei per digitalizzarli attraverso la cosiddetta “destructive scanning”, la scansione distruttiva. In pratica i volumi vengono acquistati in grandi quantità, slegati, e le pagine prima separate e poi scansionate ad alta velocità e infine avviate al macero. Del libro come oggetto sopravvive solo la sua trascrizione digitale, cioè dei dati destinati ad alimentare un modello matematico. Da fisico, il libro diventa virtuale.

Già a questo punto sento crescere un sottile senso di orrore, perché se da una parte l’articolo di Exibart pone come problema principale l’impoverimento del linguaggio in quando l’IA finirebbe con l’aggiornarsi solo di contenuti non nuovi, ma già “digeriti” da altre intelligenze artificiali, dall’altra mi chiedo che cosa accadrà quando, sempre l’IA, comincerà a guardare.. a desiderare il passato. Un incunabolo o una cinquecentine non si possono sventrare e scansionare come una pagina de Il nome della rosa. E allora? Che cosa accadrà. Ma davvero pensiamo sia possibile mettere in rete tutto ciò che negli ultimi cinque-seimila anni è stato scritto (o semplicemente fissato) su qualsiasi supporto non virtuale? Probabilmente sì, ma ci vorranno anni, decenni, forse secoli. Per non parlare dei documenti conservati in archivi grandi e piccoli, pubblici e privati. Miliardi e miliardi di pagine e altri oggetti.

Tendere all’obiettivo di rendere accessibile a tutti la cultura non è certo sbagliato, ma in fin dei conti già lo è. Basta solo fare ricerca in maniera tradizionale. Se un libro o un documento non è in rete, è sufficiente andare fisicamente a cercarlo là dove è conservato e provare l’immenso piacere di trovare ciò che ci desidera . Chi lo farà comodamente stando seduto a casa o in ufficio impiegherà meno tempo, ma godrà di meno. È questo ciò che vogliamo?

E poi, alla IA ci siamo arrivati operando in maniera tradizionale. Quindi significa che il sistema funzionava e funziona ancora. E per inventare l’IA non si sono distrutti libri, né consumati miliardi di kw per far “ragionare” le memorie. Il progresso talvolta è strano perché tende a “cibarsi” proprio di chi lo ha promosso. Un progresso cannibale, che non può essere arrestato, ma magari indirizzato in direzioni più consone, utili e meno distruttive. Quello sì che è possibile e anche auspicabile.

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