Molti muoiono a Firenze non avendo potuto nascerci – E. Flaiano

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I cerini del giovedì. Ogni maledetta didascalia..

Qualche giorno fa la notizia che in un museo toscano la didascalia di un’opera d’arte, con l’indicazione Assunzione di Maria, era stata tradotta in inglese con l’espressione per niente consona Recruitment of Mary, ha fatto il giro del web.

La si legge, veniamo indotti al sorriso, magari scuotiamo per un attimo la testa di fronte a tanta ignoranza e superficialità, ma alla fine poi sono sicuro che il problema resta.

In tutti i musei del mondo le didascalie delle opere d’arte rischiano di finire in mani sbagliate, non solo di ignoranti e superficiali traduttori, ma di schiere di operatori ognuno dei quali si muove secondo schemi che niente hanno a che vedere con il fine della didascalia, che è quello di informare correttamente il visitatore del museo su cosa sta ammirando in quel momento.

Riflettiamo.

Le didascalie delle opere d’arte talvolta sono posizionate non proprio vicino alle opere di riferimento (cioè sotto e ai lati). Capita che le si scoprano su leggii anche distanti metri da quadri e sculture costringendo il visitatore a fare delle vere e proprie spole tra i due estremi per informarsi.

Per non parlare di quelle delle mostre di sculture. Essendo oggetti tridimensionali, può capitare che i coni d’ombra provocati da sorgenti luminose troppo in alto investano anche le didascalie e allora iniziano a comparire le lucine delle torce dei cellulari, che ormai spuntano nei musei come ai concerti dei cantanti melodici.

Infine la grafica. L’utilizzo di caratteri stretti, filiformi o, peggio, in stile corsivo con tanto di (eleganti?) volute, indicano che ai grafici che hanno composto le dida non sono state date indicazioni precise su come rendere più leggibili quei cartellini: infatti un carattere con un corpo maggiore e lettere più rotondeggianti e scritte scure su fondo chiaro (e magari non lettere grigie su fondi color caki.. un vero esempio di errore e di orrore assoluto) aiuterebbero di molto a rendere più utile la presenza delle didascalie vicino le opere d’arte.

Se così non avviene è bene ricordarsi che la responsabilità di queste piccole, ma essenziali accortezze, è del curatore/curatrice della mostra in oggetto, il/la quale ha sottovalutato l’utilità delle didascalie.

Insomma, se talvolta le didascalie non proprio corrette costituiscono in problema, lo sono molto di più coloro che dovrebbero controllarle e non lo fanno, o non lo danno fare. Con buona pace di chi ama l’arte e spende cifre importanti per godersi una mostra o un museo, che al contrario rischia di diventare illeggibile.

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