Molti muoiono a Firenze non avendo potuto nascerci – E. Flaiano

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I cerini del giovedì. Parola d'ordine: sostenibilità. Anche degli archivi

È una delle parole d’ordine del terzo millennio. Sostenibilità. Oggi tutto deve essere sostenibile. Detta così pare un’ovvietà, ma se riflettiamo un attimo ci accorgiamo che tutti facciamo parte del perverso meccanismo consumistico del pianeta e ciò crea inevitabilmente un contrasto stridente proprio con il concetto di sostenibilità.

E il problema non è certo attuale.

L’attenzione alla sostenibilità non è iniziata con i moderni dibattiti sul clima. Per secoli, infatti, le comunità umane hanno risposto con logica e lungimiranza alla quotidiana esigenza di riscaldarsi, costruire, produrre e viaggiare, senza esaurire ciò che sarebbe servito nella stagione successiva.

Per meglio meditare su questa tematica – che ha degli aspetti di essenzialità – da alcune settimane all’Archivio di Stato di Firenze, sul viale Giovine Italia, è allestita l’interessante mostra documentaria “Storia e storie di sostenibilità” che si articola attraverso sei temi, dal Medioevo al XX secolo. In queste sezioni è possibile scoprire un mondo modellato da risorse limitate, ma anche dalla creatività con cui le persone vi si adattavano.

La mostra ripercorre questa lunga esperienza attraverso fonti archivistiche autentiche provenienti dalle ricche collezioni di importanti archivi europei. Ogni oggetto ed ogni immagine è supportato da documenti, contratti, mappe, inventari, manuali e registri quotidiani, così come il progetto SAGA (Sustainable Archives & Greener Approaches) dell’Unione Europea – che vede nelle vesti di partner Irlanda, Italia, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Spagna e Ungheria –, risponde all’esigenza condivisa di proteggere gli archivi nazionali dai rischi legati ai disastri di origine naturale e antropica.

In pratica, dalla sostenibilità ambientale, si passa a quella archivistica e alla gestione del rischio attraverso nuove strategie, tecnologie verdi e attività di rafforzamento, con l’obiettivo di preservare il patrimonio documentario per le generazioni future. Perché una civiltà senza memoria è una civiltà senza futuro e poi.. non fosse altro per ricordare il sacrificio dell’Archivio di Stato di Firenze, oltraggiato dall’Arno che esondò nel 1966, lasciandolo menomato di tante filze di documenti fondamentali della storia cittadina, che rappresentano ancora oggi una lacuna che rimarrà per sempre incolmabile.

Nella mostra – che prosegue fino al 27 settembre 2026 ed è l’evento di esordio del programma “Ri-Emergere 1966-2026” ideato e promosso dall’Archivio di Stato di Firenze insieme a Fondazione CR Firenze in occasione dei 60 anni dall’alluvione del 4 novembre 1966 – sono in esposizione documenti e testimonianze sulla gestione dell’ambiente dal Medioevo a oggi; per richiedere visite guidate in altri orari, o per gruppi di più di cinque persone, si può contattare la curatrice, Cristina Tani scrivendo un’email all’indirizzo cristina.tani@cultura.gov.it.

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