
Da sempre i miei ultraventennali interessi per la Dinastia Medici (in particolare per tutto ciò che riguarda I sepolcri dei Medici) e il mio lavoro di ufficio media in ambito culturale (solitamente nell’area storico-artistica) hanno marciato paralleli. Cioè l’uno non ha quasi mai “invaso” il territorio dell’altro; e se è successo lo dobbiamo a inevitabili sovrapposizioni di ruoli.
Tuttavia, grazie all’intelligente segnalazione dell’amica Lia, storica dell’arte di comprovata esperienza che ha colto gli estremi così lontani dei miei interessi, le due strade si sono incrociate in maniera sorprendente.
Gaetano Pieraccini, medico e politico italiano (era nato a Poggibonsi nel 1864), alla fine della seconda guerra mondiale rivestiva non solo l’incarico di Sindaco di Firenze, ma era anche Presidente dell’Opera Medicea Laurenziana. Dovendo decidere di smontare le protezioni delle varie opere d’arte nel complesso laurenziana alla fine della guerra, il 9 agosto del 1945 Pieraccini diede il via alla prima delle grandi operazioni di riesumazione di individui della Dinastia Medici per motivi di studio. Venti anni prima il medico toscano aveva dato alle stampe il ponderoso trattato La stirpe dei Medici di Cafaggiolo (1924-1925) per cui la ricerca sul campo – che si sarebbe protratta fino al 1964 – gli avrebbe dato la possibilità di veder dimostrate o smentite le sue tesi positiviste circa la salute dei vari componenti la Dinastia, ricavate esclusivamente dall’immenso mare magnum del fondo “Mediceo del Principato” nell’Archivio di Stato di Firenze.
Alla fine la ricerca ottenne solo dei risultati parziali, ma nell’ambito della Storia e delle storie dei Medici, resta un passaggio fondamentale.
Ho studiato tanto Pieraccini, ma ignoravo che avesse una sorellastra, Leonetta, nata nel 1882 dal terzo matrimonio del padre Ottaviano con Argene Zani. Leonetta fu scrittrice e critico d’arte, collaborò con riviste e quotidiani e si diplomò in belle arti a Firenze; fu allieva di Giovanni Fattori, divenne apprezzata ritrattista e nel 1911 sposò Emilio Cecchi. Nei decenni successivi, quando ormai il suo talento d’artista si era manifestato, partecipò a Quadriennali di Roma e a Biennali di Venezia.
Ebbene, lo scorso 27 giugno, a Palazzo Cucchiari di Carrara, si è aperta la mostra Le signore dell’arte. La parità del talento nell’arte italiana moderna, promossa dalla Fondazione Giorgio Conti, curata da Massimo Bertozzi (e per la quale svolgo il ruolo di ufficio media), dove si possono ammirare.. – ecco la sorpresa.. – ben quattro dipinti di Leonetta Pieraccini Cecchi.
Proveniente da collezione privata, vi è Due sorelle, dolce e tenero olio su tela del 1930; dal Fondo Emilio Cecchi dell’Archivio Contemporaneo del Gabinetto Vieusseux di Firenze arrivano sia il Ritratto di Emilio Cecchi (olio su faesite del 1919), sia l’intenso Autoritratto giovanile (olio su cartone, nella foto un particolare). Infine dal Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno si può ammirare Paesaggio (La fabbrica di mattoni) dipinto a olio su tela, riportata su cartone del 1911.
La “scoperta” della presenza in mostra delle opere della pittrice toscana mi ha sorpreso non poco – d’altronde non sono uno storico dell’arte e di Pieraccini e di Cecchi la Toscana è piena – ed è per questo che ho deciso di scriverne brevemente qui. A conferma del fatto che la mia unica certezza è la consapevolezza.. di non sapere mai abbastanza. Infatti a questo servono libri.. mostre.. cinema.. teatro.. etc..
