
A cavallo tra fine XII e inizio XIII secolo, chi avesse camminato per le strette vie di Firenze racchiuse dentro la prima cerchia comunale delle mura, avrebbe ascoltato i rumori delle botteghe operose di chi lavorava i metalli per le armi, di chi imprimeva il cuoio, di chi creava con il legno o martellava con delicatezza l’argento che, in qualche caso, veniva poi smaltato, di chi scolpiva i materiali lapidei e dell’acqua che scorreva nelle vasche per la tintura della lana e di altri tessuti, come testimoniano ancora oggi le Gualchiere di Remole, alle porte di Firenze, dove era stato studiato un sistema di deviazione del fiume per tingerli.
Erano i suoni dei mestieri d’arte – in qualche caso giunti a noi – che garantivano saldi di valori che arrivavano dal passato e che, per secoli, hanno convissuto con spinte d’innovazione e modernità. In tal senso a Firenze i mestieri d’arte hanno rappresentato più di altri abitati diverse forme di attività attraverso cui si rispondeva alle crescenti esigenze della vita quotidiana di una società variegata, soddisfacendo i bisogni primari del popolo, ma al tempo stesso sviluppando altri aspetti della conoscenza e dell’utilizzo, legati più a un canone qualitativo, come quello estetico, che arricchiscono la vita umana.
Per secoli i mestieri d’arte hanno svolto un ruolo primario a Firenze che in poco tempo – grazie a intuizioni semplici, a ceti in grado di commissionare opere a grandi innovatori delle arti e a un clima economico propizio – trasformò la città in laboratorio-vetrina di se stessa. Una realtà che non ha avuto pari al mondo e che in pochi, rari casi, continua a esistere.
Non a caso, infatti, intorno al 1260, quando Londra poteva contare solo su un ponte che solcava il Tamigi, Firenze poteva contare su ben quattro attraversamenti dell’Arno (Ponte alle grazie che allora si chiamava Rubaconte, il ponte antecedente all’attuale Ponte Vecchio, il Ponte Santa Trinita e il Ponte alla carraia), tutti simboli di ricchezza e prosperità.
Non solo.
I mestieri d’arte sin dal 1200 hanno avuto un ruolo politico a Firenze grazie alla nascita delle Arti Maggiori e alle Arti Minori, che rappresentarono un esempio di solidità sia in concomitanza di scontri politici, sia in presenza di gravi congiunture come la pestilenza del 1348, il cui superamento coincise con la spinta essenziale verso l’idea – e la realtà – del Rinascimento.
Le Arti in realtà furono le prime corporazioni, ovvero gli organi più importanti della Costituzione e del governo del Comune di Firenze, l’unica politicamente riconosciuta. Ogni Arte si organizzava per proprio conto dotandosi di un gruppo di figure che avrebbero difeso i diritti dell’organizzazione d’appartenenza, tutelando i consumatori e controllando che gli artieri ne rispettassero lo statuto e intervenendo nei casi di frode. Ogni Arte aveva leggi severissime che regolavano le funzioni sociali, pubbliche e militari, l’apprendistato, gli orari le condizioni di lavoro e il salario. Le Arti avevano un ruolo principalmente economico: amministravano edifici e fondazioni, il sistema fiscale, la beneficenza e le botteghe, la materia prima e il marchio, tutti elementi che, attraverso le varie documentazioni conservate nei vari archivi pubblici e privati, hanno permesso una fedele ricostruzione della vita economica a Firenze tra il XIII e il XV secolo. Vi era poi un ruolo culturale dell’organizzazione, legato all’alfabetizzazione, alle festività e ai giorni lavorativi e perfino alla toponomastica che ancora risente della brulicante e operosa Firenze medievale. Molti nomi di vie del centro storico richiamano le Arti, da Via degli Arazzieri a via dei Calzaiuoli, da via Pellicceria a Corso Tintori.
Le Arti Maggiori furono quelle di Giudici e Notai, di Mercatanti, di Cambiatori, della Lana, della Seta o di Por Santa Maria, degli Speziali e de’ Medici, de’ Vaiai e Pellicciai.
La più ricca e potente fu senza dubbio l’Arte della Lana, a tal punto che esercitò il patronato sull’Opera del Duomo che realizzò la cattedrale di Santa Maria del Fiore, compresa la cupola progettata da Filippo Brunelleschi. Solo a metà del XV secolo il primato dell’Arte della Lana fu conteso dall’Arte della Seta, che riuniva anche altre categorie di mestieri come orefici e calzaioli, e alla quale si deve l’istituzione dell’Ospedale degli Innocenti, realizzato sempre dal Brunelleschi e inaugurato nel 1444.
Le Arti Minori invece riunirono Linaiuoli e Rigattieri, Calzolai, Fabbri, Oliandoli e Pizzicagnoli, Beccai, Vinattieri, Albergatori, Correggiai, Cuoiai e Galigai, Corazzai e Spadai, Chiavaiuoli, Maestri di pietra e legname, Legnaioli, Fornai.
Ogni Arte svolgeva involontariamente anche un ruolo storico-artistico per noi posteri: visitando oggi alcune antiche sedi delle Arti, ancora esistenti, si può avere infatti un’idea, pur parziale, della ricchezza di queste istituzioni. Per esempio all’interno dell’edificio che ospitava l’Arte del Giudici e Notai vi è non solo una veduta simbolica della Firenze trecentesca, ma anche il più antico ritratto certo di Dante Alighieri, così come nella sede dell’Arte dei Vaiai e Pellicciai, in via Lambertesca, per secoli è stata nascosta alla vista una Annunciazione trecentesca, poi “riscoperta” a fine Ottocento, dipinta probabilmente da Andrea di Cione, detto l’Orcagna, uno degli artisti in voga a metà Trecento. Oppure basta ammirare il Palazzo dell’Arte della Lana, addossato e collegato – grazie a un cavalcavia – all’attuale chiesa-museo di Orsanmichele, edificio iniziato nel 1337 per mano di Neri di Fioravanti e Francesco Talenti che presto divenne la casa delle Arti – quindi dei mestieri – di Firenze, simbolicamente (e realmente) equidistante dal potere politico (Palazzo Vecchio) e da quello religioso (Cattedrale di Santa Maria del Fiore), dove i Santi Protettori delle Arti furono raffigurati in statue di bronzo o di marmo, che ancora rappresentano la più grande concentrazione di sculture rinascimentali esistente al mondo. Ovvero laddove il mestiere diventa arte, si fa ammirare dal mondo intero.
Le Arti furono indubbiamente uno strumento forte del potere politico: da esse emersero personaggi di grande rilevanza come Dante Alighieri, Nicolò Machiavelli e Pier Soderini, tanto per citare qualche nome, poi diventati veri leader politici.
Un potere che aveva origine da quello di tipo economico, maturato in decenni di successo delle Arti, come quella della Lana, una delle più antiche corporazioni fiorentine i cui statuti risalgono al 1317, ma le cui regole della lavorazione dei tessuti sono rintracciabili già in documenti di oltre un secolo prima; inoltre proprio la lavorazione dei tessuti,e della lana in particolare, diede a Firenze la possibilità di avere rapporti commerciali con tutta l’Italia, con gran parte dell’Europa e perfino con l’Africa nord occidentale.
Ed è proprio dal commercio della lana del Mugello che originò il successo e l’ascesa sociale della Dinastia Medici, tant’è che agli inizi del XIV secolo i Medici avevano già avuto due Gonfalonieri di Giustizia, massima carica della Repubblica fiorentina, e per tutta la prima metà del secolo fecero parte del ristretto gruppo di potere che dominò la città.
L’enorme ricchezza ottenuta con il commercio della lana portò i primi Medici, e in particolare Giovanni di Bicci, padre di Cosimo il Vecchio Pater Patriae, alla fondazione del Banco dei Medici nel 1397, momento d’avvio ufficiale di una ricchezza che ben presto avrebbe fruttato rapporti economici con il resto d’Italia e con gran parte dell’Europa, trasformandosi in potere politico e dando luogo perfino a trasformazioni araldiche, che delineavano aperture politiche internazionali, come quando nel 1465 Piero de’ Medici (detto “il Gottoso”, padre di Lorenzo il Magnifico) con abile mossa diplomatica ottenne dal Re di Francia di poter inserire i gigli dorati in campo azzurro nella palla centrale superiore dell’arme mediceo, che prima era di colore rosso terracotta come le altre cinque.
La stessa ricchezza dei Medici si trasformò anche in amore per le Arti: oltre alla pittura, alla scultura, all’architettura che in un decennio trasformò radicalmente l’immagine di Firenze, i Medici amarono e diedero impulso alla lavorazione delle pietre dure fino al punto che nel 1563 Cosimo I de’ Medici istituì a Firenze l’Accademia del Disegno, la prima di tipo artistico in Europa, ancora oggi esistente.
