
Alle affollate e roventi spiagge toscane preferite il fresco della montagna? Ecco un ottimo motivo per cambiare rotta il prossimo sabato 25 luglio 2026.
Nel giorno in cui a Pistoia si disputa la “Giostra dell’orso” in onore del Santo Patrono, Jacopo, a Gavinana (frazione del Comune di San Marcello Piteglio sulla Montagna Pistoiese), alle ore 17 terrò una chiacchierata sul tema “I sepolcri dei Medici”, moderata dall’amico professor Alessandro Monti, curatore delle collezioni del locale Museo Ferrucciano (sicuramente da visitare).
La conferenza è a cura del Comune di San Marcello Piteglio con Museo Ferrucciano e Associazione Ecomuseo della Montagna Pistoiese, che ringrazio sin d’ora per il cortese invito.
Sull’argomento nel 2021 ho scritto un librone – I sepolcri dei Medici. Traslazioni, esumazioni, ricognizioni (1467-2019). La storia. La cronaca. Due casi emblematici – premiato lo stesso anno con il “Fiorino d’argento” nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio e nel 2023 con il “Premio Firenze – Ada Cullino Marcori” nella Basilica di San Miniato al Monte.
Così ho deciso di pubblicare, qui di seguito, il “Proemio” del libro, ovvero il mio scritto che introduce i 23 capitoli in cui si articola questo mio contributo alla storia della Dinastia Medici. Spero possa far piacere.
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La ricerca è come l’ossigeno per lo storico: impossibile farne fare a meno. E se lo studioso si concentra per decenni su un tema specifico, probabilmente lascerà ai posteri argomenti ben delineati e indirizzi di approfondimento assai più precisi che in passato. E comunque non si tratterà di un traguardo, bensì di un passaggio, di un capitolo che precede la scrittura del successivo.
In larga parte anche questo libro rientra nella categoria e può essere considerato un passaggio obbligato, al fine di poter meglio proseguire nella ricerca. Perché se lo studio della Dinastia Medici è un mare magnum, l’approfondimento dei tanti argomenti legati alle storie post mortem dei vari individui è ancora lontano dall’essere esaurito. Anzi, forse siamo appena all’inizio.
Tuttavia serviva di mettere un po’ di ordine nei “cassetti” della memoria, tra gli avvenimenti e le storie testimoniate dai manoscritti e riportate nei libri durante quasi sei secoli, prima integrandole con altre ricerche e poi – per gli eventi più contemporanei – con la pubblicazione di verbali e documenti ufficiali, utili per capire le idee e le azioni degli uomini e delle donne coinvolti nelle operazioni più recenti. Il tutto corredato da un apparato fotografico – in parte inedito – che può supportare chi ha interesse per questi determinati campi di ricerca.
Con tutti questi elementi ho quindi cercato di delineare i temi cui da tempo mi ero dedicato, ovvero quello delle numerose operazioni di esumazione, ricognizione e traslazione che hanno interessato i depositi funebri della Dinastia Medici in un arco temporale che supera il mezzo millennio.
A quei temi portanti ho poi unito una sequenza di fatti – qui ordinati in maniera pressoché cronologica -, corredati da un apparato di documenti e di immagini particolarmente ricco.
Era infatti il dicembre del 2003 quando iniziai a seguire le varie operazioni di riesumazione di individui della Dinastia Medici che si sono poi susseguite per oltre un decennio fino al 2013 nel complesso laurenziano, avvicinandomi a argomenti (che poi avrei scoperto essere) poco praticati dagli studiosi, o meglio, in larga parte solo “sfiorati” dai ricercatori durante i secoli. Ciò nonostante gli ingredienti per farne una materia affascinante c’erano tutti: la morte di un Granduca, di una Granduchessa, di un Principe e dei loro figli, non poteva essere la semplice chiusura del loro capitolo vitale, poiché lasciava aperti immensi spazi a interrogativi che avevamo a che fare con la Storia, la genealogia, la politica, l’architettura, le interazioni tra le corti italiane e europee, la medicina, la biologia, la letteratura, la tanatologia, l’arte, l’avvincente mondo delle relazioni umane.
E a poco sarebbe valso seguire i responsabili del «Progetto Medici», se non avessi cercato di approfondire le conoscenze attraverso lo studio di documenti d’archivio e ripercorso le precedenti operazioni svoltesi sui depositi funebri medicei, la cui storia è tutto fuorché lineare.
Ecco perché, dopo 18 anni di ricerche, ma anche di esperienze sul campo, mi è sembrato inevitabile fissare su carta i risultati di questo lavoro che, come scritto, costituisce solo un passaggio obbligato – certo non un traguardo – affinché chi avrà l’interesse e la volontà di proseguire questi studi lo possa fare in maniera più spedita.
Non solo: questo libro arriva dopo una cospicua serie di pubblicazioni – tra volumi e articoli (sia giornalistici, sia scientifici) – ma soprattutto dopo la straordinaria esperienza di «Medicea. Rivista interdisciplinare di studi medicei» che ho avuto il piacere di fondare e dirigere insieme a Clara Gambaro dal 2008 e il 2012, e che tanti ancora ricordano, con l’intento di dare spazio a giovani studiosi della materia medicea e che alla fine si è tradotta nella pubblicazione di oltre 100 contributi.
Dopo un periodo di pausa, lo studio e il piacere della ricerca si sono affacciati di nuovo spingendomi a concepire questo volume diviso in tre parti e che si dipana attraverso 23 capitoli: i primi 16 costituiscono La Storia e vanno dalla prima traslazione di un Medici di cui si ha testimonianza scritta – quella relativa al deposito funebre di Cosimo Pater Patriae nel 1467 – fino all’operazione di Pieraccini e Genna che si aprì nel 1945 e si esaurì dopo un ventennio; i cinque capitoli successivi rappresentano La Cronaca, comprendendo sia il «Progetto Medici», sia le altre operazioni successive che giungono praticamente sino ai giorni nostri; vi è infine una terza parte in cui trovano spazio due Casi emblematici, cioè la ricostruzione documentaria della ricerca del luogo di sepoltura di Bianca Cappello, così come i “viaggi” post mortem compiuti tra il 1574 e il 2004 dal deposito funebre di Cosimo I de’ Medici all’interno (e anche fuori) del complesso laurenziano di Firenze. In questo caso ho scelto proprio il primo Granduca Medici perché la sua vicenda è particolarmente significativa ai fini della comprensione dei temi che ho trattato in queste pagine.
La scrittura di questo volume ha anche coadiuvato alcune personali riflessioni, come il rammarico di non avere a Firenze un vero e proprio Museo Mediceo (che una volta esisteva) e che, unitamente a quello delle Cappelle di Piazza Madonna, avrebbe potuto ospitare e valorizzare al meglio anche quella parte di patrimonio tornata alla luce grazie alle varie operazioni di esumazione, ricognizione e traslazione dei feretri medicei. Un patrimonio ricco e variegato, non tutto in mostra, talvolta disperso in luoghi non consoni e la cui riunione e razionale collocazione potrebbe solo giovare al patrimonio culturale di Firenze.
Inoltre, anche se il volume accenna appena ai risultati delle analisi paleopatologiche e biomolecolari eseguite dopo le riesumazioni degli ultimi 16 anni, non di meno inventaria le numerose sparizioni di oggetti costituenti il corredo funebre dei vari corpi riesumati, arricchendo questo corpus con una sterminata rassegna di episodi insoliti e dubbi che in tutti questi anni sono emersi e ai quali non sempre è stato possibile rispondere.
Ed è proprio per questo che ritengo necessario – nella mia duplice veste di storico e di giornalista – avanzare delle ipotesi basate su fatti e documenti presi in considerazione.
Appare infatti difficile dare risposta certa e esaustiva al perché – tra il 1538 e il 1737 – i Medici paiono non preoccuparsi troppo di dare definitiva sepoltura ai propri morti che intanto si accumulavano nelle due Sagrestie di San Lorenzo. Così come non si spiega perché Francesco I nel 1578 fa traslare in un luogo non ben identificato le ossa di Lorenzo di Giovanni di Averardo (fratello di Cosimo il Vecchio) e dei suoi discendenti, che rappresentavano le origini del ramo “popolano” (poi “granducale”) della dinastia, ma oggi non resta alcuna traccia, né iscrizione, di quel legame e di quelle spoglie.
E le cinque donne – Maddalena de la Tour d’Auvergne, Clarice Orsini, Maria e Isabella di Cosimo I, Dionora moglie di don Pietro – saranno state veramente inumate in uno dei due tombini della Sagrestia Vecchia, vicino il sarcofago di Giovanni di Bicci e Piccarda Bueri? Oppure i loro resti giacciono altrove? Senza contare la secolare ricerca del luogo di sepoltura di Bianca Cappello, capace di provocare notti insonni tra le schiere di coloro che l’hanno cercata. Finora inutilmente.
La lista delle domande potrebbe proseguire perché ancora molto lunga; ma ho fiducia che altri, dopo di me, sapranno trovare le risposte che ancora mancano.
