Molti muoiono a Firenze non avendo potuto nascerci – E. Flaiano

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I tesori della Biblioteca Medicea Laurenziana

Il visitatore o studioso che si reca alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, una volta giunto davanti alla facciata non finita dell’antica Basilica di San Lorenzo (fondata nel 393 dopo Cristo), percorre l’ingresso posto sul lato sinistro e può subito ammirare il chiostro grande e la statua del vescovo Paolo Giovio, opera di Francesco da Sangallo, che nella prima metà del XVI secolo collezionava ritratti di uomini famosi per la sua villa di Borgovico, sul Lago di Como; di quei dipinti – quasi 500 – raccolti dal Vescovo, oggi ci restano le copie che Cosimo I de’ Medici fece realizzare, che adornano la parte alta di tutti e tre i corridoi della Galleria degli Uffizi e che sono noti come “Serie Gioviana”.

Salendo dei gradini in cima ai quali è ancora visibile un affresco raffigurante L’Annunciazione, di epoca settecentesca, si giunge al ballatoio di cui si ammira una vista originale della Cupola di Brunelleschi (chiamata “Cupolone” dai fiorentini) e del Campanile di Giotto; è da qui che si entra nel vestibolo d’ingresso della Biblioteca Medicea Laurenziana, dominato dalla grande scalinata in pietra serena realizzata da Bartolomeo Ammannati nel 1559 seguendo il modello di Michelangelo che l’aveva però pensata in legno di noce.

In cima alla scalinata un grande portale permette di accedere al vasto salone di lettura, uno dei pochi ambienti del XVI secolo al mondo conservatosi pressoché integro: qui tutto è originale, dal soffitto in legno di tiglio intagliato da Giovan Battista del Tasso, sulla base dei disegni michelangioleschi, alle splendide vetrate con gli stemmi medicei progettate da Giorgio Vasari, per finire con il bellissimo pavimento in cotto rosso e bianco disegnato da Niccolò Tribolo, allievo del Buonarroti, recante numerosi simboli medicei. Gli stessi banchi lignei, detti plutei, che corrono in due file parallele ai lati della sala, vennero realizzati seguendo i disegni di Michelangelo. Essi avevano la duplice funzione di leggio e di custodia: i codici venivano conservati orizzontalmente nei ripiani inferiori ed erano liberamente consultabili assicurati al banco per mezzo di catene (così come avviene tutt’oggi nel deposito della Biblioteca).

Sul lato destro della sala di lettura vi è l’ingresso alla Tribuna d’Elci, con la sua originale cupola neoclassica, edificata nei primi decenni dell’Ottocento per ospitare la collezione donata alla Laurenziana nel 1818 dal patrizio fiorentino Angelo Maria D’Elci (Firenze 1754- Vienna 1824).

La biblioteca medicea laurenziana, che conserva una delle più importanti raccolte di manoscritti al mondo, fu edificata per volere di Giulio de’ medici (1478-1534) futuro papa Clemente VII (1523-1534) che incaricò Michelangelo di realizzare un edificio che accogliesse dalla raccolta libraria della famiglia. I lavori iniziarono nel 1524 e si interruppero nel 1534, quando il noto artista lasciò Firenze. Grazie all’intervento di Cosimo I de’ Medici e la costruzione fu portata a termine e la Biblioteca fu ufficialmente aperta al pubblico l’11 giugno 1571

I vari membri della famiglia Medici contribuirono all’arricchimento della collezione iniziata da Cosimo il Vecchio Pater Patriae che raccolse manoscritti di classici greci e latini, oltre alcuni in volgare. Questo primo nucleo di circa 150 volumi fu ampliato dai figli Piero e Giovanni, ma fu soprattutto con Lorenzo il Magnifico, il cui progetto era quello di realizzare una biblioteca che potesse gareggiare per qualità e competenza con quelle delle altre corti italiane, che la raccolta si arricchì in maniera straordinaria raggiungendo la consistenza di circa mille volumi pervenuti sia attraverso acquisti attuati su larga scala, sia come doni: furono infatti acquisite le librerie private di facoltose famiglie fiorentine, vennero acquistati in Oriente manoscritti Greci, così come furono commissionati a copisti e minatori Fiorentini questi testi di cui ancora la biblioteca era sprovvista.

Tra gli oltre 80mila pezzi custoditi (tra cui 11mila manoscritti), la Biblioteca conserva alcuni tesori di immenso valore culturale come la Bibbia Amiatina (del 692 dopo Cristo), la più antica copia manoscritta completa della Bibbia; le Pandette pisane (del VI-VII secolo), compilazione delle opere dei principali giuristi romani voluta dall’imperatore bizantino Giustiniano I; i Dialoghi platonici in carta bona di Lorenzo il Magnifico, il Virgilio Laurenziano (del V secolo), una dei più importanti testimonianze delle opere virgiliane; il Codice Fiorentino (o Historia universal de las cosas de Nueva España), scritto dal frate Bernardino de Sahagún compilato tra il 1576 e il 1577, che giunse a Firenze nel 1579, come regalo di nozze di Filippo II re di Spagna a Francesco I de’ Medici e a Bianca Cappello (nella foto il disegno del coltivatore di cacao tratto dal Codice). 

Nella dotazione della Biblioteca non mancano comunque antichi papiri egizi, un trattato d’architettura di Francesco di Giorgio Martini con annotazioni di Leonardo da Vinci, la Vita in parte autografa di Benvenuto Cellini, una copia della Divina Commedia dell’ultimo quarto del XVI secolo con opere grafiche di Jan van der Straet (Stradano), Alessandro Allori e Luigi Alamanni.

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