
Fu dipinto per essere collocato nella cappella dedicata a San Michele nella Badia Fiesolana a Firenze. Ma in riva all’Arno non vi arrivò mai. Ciò nonostante, la fama di questo straordinario trittico di grandi dimensioni (tre metri di larghezza per oltre due di altezza) è vasta, probabilmente perché la sua storia è tra le più curiose relative alle opere d’arte commissionate in luoghi lontani da quelli cui erano destinate.
Il quadro a tre scomparti raffigurante il Giudizio Universale fu realizzato da Hans Memling (pittore tedesco, ma di formazione fiamminga) tra il 1467 e il 1473 e sarà la star della mostra dedicata proprio all’autore di Seligenstadt che si apre il 10 ottobre alle Scuderie del Quirinale di Roma e resterà visibile fino al 18 gennaio 2015.
Il curatore della mostra è lo storico dell’arte tedesco Till-Holger Borchert, esperto in pittura fiamminga del XIV e XV secolo, che proprio nella seconda metà di luglio ha avuto l’ok definitivo dai responsabili del Muzeum Narodowe di Danzica (dove normalmente l’opera è custodita) per il prestito temporaneo alla mostra romana. Per il Giudizio Universale di Memling si tratterà di un debutto assoluto in Italia ed è per questo che l’attesa sale giorno dopo giorno.
Oltre a essere un’opera di indiscutibile fascino per le figure dipinte e le simbologie annesse, è la sua storia che lo rende davvero unico.
Tra il 1465 e il 1494 Hans Memling fu considerato il pittore più importante di Bruges, centro finanziario dei Paesi Bassi. Con tutta probabilità fu la fama acquisita dall’artista che spinse Angelo Tani, rappresentante del Banco dei Medici a Bruges, e sua moglie Caterina di Francesco Tanagli – entrambi raffigurati inginocchiati del retro degli sportelli del trittico – a commissionare a lui il monumentale trittico che, tra l’altro, propone anche i ritratti di diversi banchieri fiorentini.
Una volta concluso, il dipinto fu caricato su una galea che, durante il viaggio, il 27 aprile 1473 venne trafugata con tutto il carico durante la navigazione nella Manica, per un assalto del corsaro di Danzica, Paul Benecke. Fu proprio questi che donò poi l’opera alla cattedrale della sua città. Nonostante le richieste di papa Sisto IV e di Lorenzo il Magnifico, il Giudizio Universale non venne mai restituita, divenendo uno dei modelli fondamentali per tutta la pittura dell’area baltica.
Solo nel XX secolo il trittico venne spostato nell’attuale museo e da lì si è mosso raramente. Soprattutto nei confronti dell’Italia i responsabili polacchi hanno sempre nutrito una sorta di timore che, una volta toccato il suolo italico, l’opera potesse essere sequestrata perché trafugata illegalmente cinque secoli e mezzo fa. Per questo i numerosi tentativi di portare l’opera in mostra a Firenze (se ne contano almeno due negli ultimi cinque anni) sono sempre andati a vuoto, mentre adesso sembrano non esservi problemi per la mostra delle Scuderie del Quirinale dedicata a Memling, che potrà contare proprio sul capolavoro “mai visto” in Italia.
Ma la mostra sarà anche un’imperdibile occasione per conoscere meglio Memling e il suo periodo. Infatti si tratterà di una monografica mai prima realizzata nel nostro Paese, che s’inserisce nel solco delle grandi iniziative artistiche apprezzate dagli specialisti e dal grande pubblico, e che finalmente darà ragione delle qualità eccelse di questo artista, prendendo in esame ogni aspetto della sua opera e della sua carriera, dalle pale d’altare ai trittici portatili, ai dipinti devozionali, oltre ai famosi ritratti, genere in cui Memling seppe perfezionare lo schema campito su uno sfondo di paesaggio, che ebbe vasta diffusione e forte influsso anche sulle opere di numerosi artisti italiani del primo Cinquecento.
La mostra mette inoltre in luce l’aspetto del mecenatismo nella carriera dell’artista, sottolineando in particolare l’importanza dei suoi clienti italiani, uomini d’affari, dignitari di corte e agenti provenienti da Firenze, Venezia o Genova che vivevano a Bruges – dove Memling si era trasferito allievo prima e collaboratore poi di Rogier Van der Weyden, aprendovi una fiorente bottega – o vi risiedevano allo scopo di supervisionare le commissioni per conto di clienti in Italia. Più di tutti i suoi contemporanei, Memling divenne il pittore preferito della diaspora italiana a Bruges, traendo grande vantaggio dalla reputazione della precedente generazione di Primitivi fiamminghi, in particolare Jan Van Eyck e Rogier Van der Weyden. Fin dall’inizio della sua attività indipendente come pittore di tavole, Memling riuscì a creare una sintesi dei notevoli risultati di entrambi quei maestri, già tenuti nella più alta considerazione dalla nobiltà italiana e dalle élite urbane che ne fecero il loro pittore di riferimento.
Oltre a capolavori di arte religiosa provenienti dai più importanti musei del mondo, tra cui dittici e trittici ricomposti per la prima volta in occasione della mostra come il Trittico Pagagnotti (Firenze, Uffizi; Londra, National Gallery) o il monumentale Trittico della famiglia Moreel (Bruges, Groeningemuseum) che farà da spettacolare conclusione del percorso espositivo, la mostra presenterà una magnifica serie di ritratti tra cui Ritratto di giovane dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Ritratto di uomo dalla Royal Collection di Londra – un prestito eccezionale della Regina Elisabetta II -, Ritratto femminile di collezione privata americana, il Ritratto di uomo della Frick Collection di New York nonché il magnifico Ritratto di uomo con moneta romana proveniente dal Koninklijk Museum voor Schone Kunsten di Anversa.
P.s. Questo articolo annunciò la mostra cui doveva esservi anche l’opera di Memling. All’ultimo minuto la Direzione del museo polacco ci ripensò e cancellò il prestito del trittico, che effettivamente in Italia tuttora non si è mai visto.
