
Il 19 e 20 ottobre scorsi sono trascorsi esattamente 430 anni dalla morte di Francesco I, secondo Granduca di casa Medici, e della sua seconda moglie, Bianca Cappello.
Praticamente da sempre le cause della loro morte sono state oggetto di discussione e anche il dibattito tra gli studiosi; in particolare hanno ripreso vigore tra il 2004 e il 2007 a margine del “Progetto Medici” – la più ambiziosa operazione di riesumazione di un intero ramo dinastico per fini di studio paleopatologico – che non le ha chiarite in maniera definitiva.
Tuttavia in questa sede a noi interessa riflettere su alcune vicende post mortem della coppia granducale, su quel che è accaduto ai corpi di Francesco e Bianca che, pur avendo vissuto nove anni come coniugi (cui vanno sommati almeno altri 14 anni come amanti), ed essendo stati sorpresi dalla morte praticamente insieme (a sole 11 ore l’uno dall’altra) nella Villa medicea di Poggio a Caiano, 430 anni fa sono stati (e restano tutt’oggi) separati.
Soprattutto perché il luogo di sepoltura della Granduchessa resta tuttora ignoto e la sua ricerca (con relativa ipotesi di sito nel complesso laurenziano di Firenze) nel 2008 è stata oggetto di un articolo pubblicato su “Medicea – Rivista interdisciplinare di studi medicei” e, appena pochi mesi fa, di un libro. Entrambi scritti da chi parla.
Le vicende cui accennavo, e che qui cercherò di illustrare, hanno comunque destinato la coppia granducale a un eterno – ma separato – riposo che dura da oltre quattro secoli.
La coppia si era sposata nel 1578 dopo che entrambi erano rimasti vedovi: Bianca infatti nel 1564 aveva sposato Pietro Bonaventuri, il quale fu trovato morto per strada, otto anni più tardi, forse per mano di sicari di un non ben identificato mandante. Francesco invece nel 1577 aveva perduto sua moglie Giovanna d’Austria, che aveva sposato nel 1565: ufficialmente per colpa di un parto complicato dalla rottura dell’utero.
Nonostante fossero amanti da molto tempo a tal punto da mettere al mondo un figlio nel 1576, don Antonio, solo quando rimasero senza impegni nuziali, Francesco e Bianca si sposarono nel 1578 e per nove anni la loro unione procedette alla luce del sole.
Com’è noto, Bianca non riuscì mai a farsi amare dai fiorentini. Primo tra tutti il cardinale Ferdinando de’ Medici, fratello minore di Francesco che, come abbiamo visto dall’appassionato intervento di Amelio Fara, tra i primi provvedimenti assunti alla morte del fratello, vi fu quello di fermare i lavori alla facciata della Cattedrale di Firenze, forse perché avrebbero portato per sempre la firma di Francesco.
Ma ripercorriamo le ultime ore di vita della coppia granducale.
Secondo quanto rilevato agli inizi del Novecento da Gaetano Pieraccini al termine di un lungo minuzioso esame dei documenti presenti nell’Archivio di Stato di Firenze, il granduca Francesco I de’ Medici si ammalò l’8 ottobre dopo alcune battute di caccia intorno alla Villa medicea di Poggio a Caiano, il 10 comparve la febbre e il 19 morì; negli stessi giorni Bianca Cappello fu colpita da un simile attacco febbrile fino al 20 ottobre quando, 11 ore dopo il marito, perì anch’essa. Si trattò di morte per malaria, fu scritto.
Di certo, in concomitanza con la sua dipartita prese il via damnatio memoriae della Granduchessa, destinata a giungere sino ai giorni nostri.
Dopo l’autopsia che Ferdinando volle per così dire “plateale” per fugare ogni dubbio di avvelenamento, i corpi della coppia granducale furono eviscerati per l’imbalsamazione e le loro parti molli seppellite in alcuni piccoli orci sotto al pavimento della chiesetta di Santa Maria a Bonistallo, dirimpettaia alla Villa del Poggio.
Finita l’autopsia (le cui relazioni furono datate 28 ottobre), i defunti vennero separatamente condotti a Firenze. Il cadavere di Bianca fu esposto per poche ore in San Lorenzo, poi ne fu ordinata la sepoltura ma in un luogo che ci è ancora ignoto.
È in questo momento che, per precisa volontà del neo-granduca Ferdinando I, inizia la separazione di Bianca da Francesco.
Infatti una volta mostrato pubblicamente in chiesa, fu Bernardo Buontalenti a doversi occupare dell’inumazione del corpo della Granduchessa: come riporta Gianvettorio Soderini nella lettera scritta a Silvio Piccolomini:
… e la seconda sera, a quattro ore di notte, il secondo morto, con assai men caterva, venti torcie sole, alla pura, alla semplice, alla solinga e abietta bene. Quello per un dì si vidde con la corona, e fu segnato poi sino all’avello.; questo, domandando il Buontalenti se si haveva a lasciar vedere incoronato, gli fu detto che s’era visto e che haveva portato la corona pure assai. E instando dove si havesse a seppellire, li fu detto: – dove volete voi – ; al che replicando, fu rinterzato: – ove volete voi ma non la vogliamo fra’ nostri -. Onde involta in un lenzuolo, fu alla rinfusa e alla peggio gettata nel carnaio, che è la tomba maggiore generale della plebe.
La volontà di Ferdinando I, quindi, emerge chiaramente perché sia grazie alla testimonianza di Soderini, sia di alcuni diaristi cui accenneremo più avanti, lascia libero Buontalenti di decidere dove seppellire Bianca, purché non insieme agli altri morti di casa Medici. In pratica gli impedì di deporlo in una delle due sagrestie di San Lorenzo, dove in quel momento si trovavano i depositi funebri della dinastia.
Così l’anziano architetto decise di trovare una sistemazione “separata” per Bianca Cappello, ma non certo di gettarla nel carnaio, come Soderini e certi scritti ottocenteschi che ne avevano ripreso la tesi, hanno tentato di affermare.
E inoltre, a pensarci bene, viene da chiedersi perché per esempio prendersi la briga di eviscerare e imbalsamare il corpo della Granduchessa se questo era davvero destinato al carnaio? Al contrario: la decisione di sottoporlo al trattamento per impedirne la decomposizione non poteva che essere legata a una precisa volontà, cioè quella di avere per Bianca Cappello le stesse attenzioni previste per Francesco I de’ Medici.
Le stesse attenzioni, ma non la stessa sepoltura.
Dal marzo 1858, invece, i resti del granduca Francesco I giacciono nella cripta delle Cappelle Medicee. Dopo il solenne funerale che si tenne a Firenze il 15 dicembre 1587, il feretro fu collocato nella Sagrestia Vecchia e lì vi rimase fino al 1791 quando tutti i depositi medicei furono traslati nella cripta, per rimanere accatastati fino alla ricognizione del 1857 (ordinata da Ferdinando III, ma eseguita solo 66 anni dopo per volontà di Leopoldo II di Lorena), che precedette di poco l’inumazione che rappresenta la situazione attuale.
Nonostante Giovanna d’Austria fosse morta nove anni prima e Francesco si fosse risposato con Bianca Cappello, Ferdinando I decise che Francesco doveva trascorrere l’eterno riposo insieme alla prima moglie, Giovanna, invece che con Bianca, di cui volutamente aveva fatto perdere le tracce.
Neanche i Lorena, infatti, scoprirono il luogo di sepoltura di Bianca. La cercarono, ma invano. Soprattutto perché, come vedremo diedero più credito alle parole di Soderini che a diverse altre testimonianze. E comunque: perché volevano ritrovare il corpo della Granduchessa? Intendevano forse riunire post mortem la coppia, prima di amanti e poi di coniugi, che l’odio e la politica aveva separato, oppure, con espressione contemporanea, si trattava di puro voyeurismo necrofilo.
Non lo sapremo mai.
Di certo, come i documenti ci hanno tramandato, è dalla metà del XVIII secolo che Bianca veniva cercata.
La cercò e la trovò – escludendo quindi che fosse stata gettata nel carnaio – Anton Maria Biscioni, che figurava tra i soci dell’Accademia Colombaria con il nome di Pacifico. Questi, curato della basilica di San Lorenzo, custode e poi bibliotecario della Laurenziana, ne parlò tra il 1753 e il 1754 in un’adunanza. Purtroppo la testimonianza scritta di quella riunione andò distrutta in seguito ai bombardamenti del 1944, ma se ne trova traccia nello spoglio dei verbali compilato da Umberto Dorini nel 1935. In uno di questi si legge:
è data notizia che il cadavere della Bianca Cappello “sepolta nei sotterranei di S. Lorenzo fu trovato e scoperto, per mezzo di alcuni ricordi del Buontalenti, dal nostro Pacifico (Anton M.a Biscioni)”.
Trascorsero pochi anni e un ulteriore positivo riscontro delle affermazioni di Biscioni, lo troviamo in un numero delle Novelle letterarie del 1760 dove si criticano le affermazioni di Thomas Salmon pubblicate sulla sua mastodontica opera enciclopedica sull’Italia. Questi, tre anni prima, nel volume dedicato al Granducato di Toscana aveva scritto: “Poggio a Cajano , altra nobile e magnifica Villa del Gran Duca , lontana da Firenze dieci miglia, è situata sopra una piccola eminenza di terreno che la solleva, e rende dilettevole da tre parti la pianura che la circonda, essendo dalla parte di Mezzodì fiaccata in qualche distanza da’ poggi di Carmignano . Questa gran Fabbrica, che in tutte le sue parti ha del maestoso, fu cominciata dal magnifico Lorenzo de’ Medici padre di Lione X. che ne proseguì l’ornamento ; ma quello che la terminò fu il Gran Duca Francesco, seguitando il primo modello di Giuliano da S. Gallo; e quivi appunto è dove giace sepolta la famosa Bianca Cappello moglie di esso Gran Duca Francesco”. La replica sulle Novelle fu secca: “che la famosa Bianca Cappello sia sepolta al Poggio a Caiano si asserisce gratis; poiché vi sono tutti i riscontri che fosse sepolta nella chiesa di S. Lorenzo di Firenze”.
A questa affermazione si aggiunge la testimonianza del filosofo tedesco Johann Philipp Siebenkees, il quale nel 1789 scrisse di ritenere che la Granduchessa fosse stata sepolta nella grande volta del sottochiesa di San Lorenzo.
Si arriva così alla grande ricognizione dei depositi funebri medicei del 1857, ordinata da Leopoldo II di Lorena. La commissione guidata dal Conte Luigi Passerini Rilli cercò, invano, i resti della Granduchessa e in una missiva indirizzata a Federico Odorici, lo stesso Passerini scrisse:
Il cadavere della Cappello, com’ella sa, fu gettato nella tomba comune dei poveri in S. Lorenzo: e di questa cosa io potei accertarmi nel 1857 quando dovei fare le ricognizioni di tutti i cadaveri dei principi medicei. Trovai benissimo conservati e flessibili i corpi di Francesco I, di Giovanna d’Austria e d’altri. Invano cercai tra gli altri la Leonora di Toledo moglie a don Pietro, la infelice Maria figlia di Cosimo I, la Isabella Orsini e la Bianca. Dopo infinite indagini trovai le ossa delle prime tre giacenti in casse già scoperchiate e derubate: ma della Bianca nulla mi fu dato scoprire, e dovetti convincermi che la tarda vendetta di Ferdinando era stata di fatto consumata.
Si giunge così al lungo e meticoloso lavoro di Guglielmo Enrico Saltini, Archivista mediceo e poi Segretario Generale del Regio Archivio di Stato di Firenze.
Dimostrando un metodo d’indagine non solo più razionale ma anche più attento alla storiografia vigente, quasi mezzo secolo dopo (e a dieci anni esatti dalla pubblicazione del testo a cura di Sommi Picenardi), Guglielmo Saltini pubblicò un libro sulla vicenda del granduca Francesco I de’ Medici e di sua moglie, Bianca Cappello. La parte finale del volume è una sorta di ripresa della “caccia” intrapresa a suo tempo da Passerini Rilli, ma quella di Saltini – almeno per quanto ci è dato sapere – fu solo una ricerca sui documenti. Nelle sue pagine, basandosi su una serie di testimonianze d’epoca e di ragionamenti (che denotano una visione d’insieme dei vari testi), Saltini non fa mistero di propendere per l’ipotesi che il corpo di Bianca Cappello fosse stato sepolto in un luogo ben preciso del complesso monumentale di San Lorenzo, e niente affatto nel carnaio:
Deposto tra i Medici in San Lorenzo il corpo del granduca Francesco I, presso quello della prima sua consorte Giovanna d’Austria, dell’altro di Bianca Cappello nessuno più seppe. Si vociferarono al solito più e diverse curiose storielle, le quali tutte si riassumono nelle maliziose insinuazioni del Soderino. Costui nella satira epistolare scriveva come Bernardo Buontalenti, avuto il carico di provvedere a siffatte bisogne, domandasse al cardinale granduca se il corpo della granduchessa: – “s’aveva a lasciar vedere incoronato? Gli fu detto, che s’era vista e che aveva portato la corona pur assai. E, instando, dove s’havesse a seppellire, li fu detto: dove volete voi. Al che replicando, fu rinterzato: dove volete voi, noi non la vogliamo fra nostri. Onde, involta in un lenzuolo, fu alla rinfusa e alla peggio gittata nel carnaio, che è la tomba maggiore generale della plebe”. Questa sinistra diceria è il solo testo contemporaneo della tradizionale leggenda, sulla inonorata sepoltura della granduchessa Bianca. Il tuono satirico di tutta questa lettera e le menzogne che vi si spacciano, in mezzo anche a non poche verità, ci fanno dubitosi nell’ammettere che il cardinale granduca, d’ordinario tanto riservato, favellasse così crudo e aperto al Buontalenti; e più ancora increduli nel credere così temerario costui, che stato già familiare di don Francesco e della Cappello e per di più uom di corte, osasse interpretare quell’ambiguo dove volete voi, così vilmente! Il non la vogliamo fra nostri di don Ferdinando, non significata punto: gettate nel carnaio, né l’ingegnoso architetto era così sfornito di prudenza, da pigliare di propria iniziativa quella responsabilità! Erano sempre in palazzo e carezzati, don Antonio e la Pellegrina! La satira sanguinosa aveva preso il peggior lato, come sempre le satire, e la mala voce si propalò e venne fino a noi, creduta e ripetuta.
E prima di ogni altra cosa leviamo di mezzo un’altra supposizione. Domenico Martinelli, diarista fiorentino del secolo XVIII, asserisce sapere di certa scienza che la Bianca Cappello venne sepolta in Santa Maria a Buonistallo, presso la villa reale del Poggio a Caiano. Ecco da che cosa provenne l’errore. Imbalsamati colà, come sappiamo, i corpi del granduca e della granduchessa, togliendo loro, secondo la costumanza d’allora, i visceri e le cervella; riposti in quattro vasi di terra cotta, que’ visceri vennero a notte portati a Buonistallo e ivi riposti entro una sepoltura che è nel centro di quella chiesa.
I corpi imbalsamati dei due sovrani vennero recati indubbiamente in San Lorenzo e ivi tuttora riposano. Quello del granduca Francesco I là dove tutti sanno, e quello della Bianca?… Giù nel carnaio recisamente no, ma sibbene in apposita località sotterranea della medesima chiesa.
Leggesi sotto data, in un diario ms. sincrono, posseduto già dal Moreni, e che va dal 1557 al 1591: – «Fu la Bianca portata di notte in Fiorenza e immediatamente sotterrata sotto le logge di San Lorenzo in un avello, senza alcuna pompa, né fu mostrata ad alcuno». Un altro diarista sincrono, Iacopo Lapini, riservatissimo sempre, osserva del pari – «che appena giunto il di lei cadavere in San Lorenzo, lì si seppellì senza far altro e dove piacque a chi volse e a chi poteva». Dalle quali parole è facile argomentare come bene sapesse il Lapini dove ella giaceva. In una lettera poi che abbiamo sott’occhio, scritta da Firenze da Antonio Giacomini lì 28 novembre 1587 a Mario Albertinelli, suo genero, allora a Vienna si notano queste parole. E il Giacomini era uomo serio e dabbene: – «Alli 15 del mese prossimo, incirca, si faranno l’Essequie del Gran Duca morto, che sia in gloria et sarà una pompa et una grandezza funerale superbissima di lui. Della sua compagnia però non si parla, che fu messa fuor della chiesa di San Lorenzo appiè della scala dalla porta del fianco a man sinistra quando s’entra in chiesa ecc..
Da segnalare che Guglielmo Enrico Saltini aveva citato Domenico Moreni solo in relazione al diario manoscritto che andava dal 1557 al 1591, mentre il canonico di San Lorenzo nel 1813 aveva scritto di ritenere che la Bianca fosse sepolta in un preciso luogo e non nel carnaio:
Essa pure morta al Poggio a Cajano ai 20 Ottobre 1587, e nel giorno dopo trasferita quà nell’istessa forma praticata nel giorno avanti pel predetto Gran Duca, le furon fatti i consueti Suffragj, quindi tolta alla vista del Popolo, non volendo il Card. Gran Duca Ferdinando I, che, si ammettesse fra i Sepolcri di Casa Medici, la fe’ seppellire nei nostri sotterranei, ed in seguito ordinò estinguersi ogni memoria…
Ma riprendiamo il testo di Saltini:
Più importante, poi, e più esplicita di tutte è la dichiarazione del segretario Piero Usimbardi nella sua Istoria del Gran Duca Ferdinando I de’ Medici. Ivi egli narra che il suo padrone: – «ordinò che la Bianca fosse condotta a Firenze, dove fu seppellita nella Chiesa inferiore separatamente».
Né il segretario Usimbardi, testimone di questi fatti e che scriveva molti anni dopo la morte di Ferdinando I, poteva ingannarsi o aver ragione di mentire.
Queste testimonianze contemporanee ci par che valgano senza meno a smentire la leggenda del carnaio. Nessuno seppe fin qui dove il cadavere della Bianca fosse sepolto , e così volle il granduca perché più non se ne parlasse; ma veramente fu nel sotterraneo della Chiesa e non senza la indicazione del luogo: dacché uomini intelligenti e degnissimi di fede, ci abbiano più di una volta ripetuto, in voce e per iscritto, che fin verso la metà di questo secolo, sulla parete del sotterraneo, là dove è nascosto il suo cadavere, leggevasi in un cartellino di marmo: Blancha Capello. Oggidì quel cartellino più non si vede, ma ritenghiamo fermamente che il luogo preciso non sia più un mistero inaccessibile.
A questo punto Saltini inserisce nel testo l’ennesima nota nella quale si legge un’affermazione molto importante che denota, alla fine dell’800 – cioè meno di 50 anni dopo la definitiva sistemazione dei depositi funebri nella cripta del mausoleo mediceo – l’idea di ricomporre post mortem la coppia granducale morta 430 anni fa:
Torneremo in altra più opportuna occasione su quest’argomento, dicendo a chi può, dove precisamente abbiano a farsi le ricerche per ritrovare quei resti. Nessuna plausibile ragione vorrebbe oggidì separata dal suo legittimo consorte la salma di Bianca Cappello. Si vedrà allora come le testimonianze da noi qui riportate non sieno contradittorie e come tutte accennino invece al luogo medesimo.
Il fervore per la materia medicea, soprattutto con certe tematiche, ripresero vigore tra il 2004 e il 2006 a margine del “Progetto Medici”, la più ambiziosa operazione di riesumazione di una dinastia con obiettivi di natura paleopatologica.
Ben oltre, invece, si propagò l’interesse sia scientifico sia del grande pubblico grazie al clamore destato dalla ricerca, e al rinvenimento di certi reperti ritenuti frammenti (ormai pietrificati) dei visceri sepolti a Santa Maria a Bonistallo, e le cui analisi avevano confermato la presenza di arsenico in quei tessuti umani di dubbia provenienza.
Tornava così alla ribalta l’ipotesi che la coppia granducale non fosse morta per cause naturali e infatti ne seguì un lungo elenco di articoli, saggi scientifici, libri, riviste specializzate, conferenze e naturalmente tante polemiche.
A parte il fatto che, una volta estratti dai corpi e inseriti negli orci, i visceri venivano coperti proprio con l’arsenico per rallentarne la decomposizione, la discussione finì col mettere l’un contro l’altro armati due atenei – il fiorentino e il pisano – che erano stati “alleati” proprio nel “Progetto Medici”. Non a caso, infatti, il professor Fornaciari dell’Università di Pisa, nel 2009 dimostrò la presenza di proteine del Plasmodium falciparum (il parassita responsabile della trasmissione della malaria) in alcuni tessuti prelevati ai resti scheletrici di Francesco I, riesumati nel 2004.
In pratica affermò che l’arsenico non c’entrava con la morte del Granduca e che questi aveva sofferto di malaria. Ma da qui a dimostrare che proprio quella malattia fosse la causa di morte ce ne corre.
Avviandomi a concludere, A distanza di 430 anni dalla loro morte, Francesco I e Bianca Cappello riposano quindi ancora separati, secondo la volontà di Ferdinando I.
Lei introvabile da sempre.
Lui vicino alla mai amata prima moglie, grazie al progetto dei Lorena messo a punto da Gaetano Baccani.
Così come destinare il loro figlio, don Antonio, a una sepoltura marginale, fuori dalla cripta, come lo sono tutti i “bastardi”, cioè i figli naturali di casa Medici, ci fa apparire Ferdinando ancora più crudele.
Ma l’histoire événementielle è questa, fatti compiuti e altri rifiutati. A noi posteri tocca il compito di scoprire il significato delle azioni degli uomini e le forze profonde che ci hanno condotto sin qui, ma anche sviscerare quelle verità, non ancora evidence based, che un po’ come Bianca Cappello giacciono nascoste.
