Molti muoiono a Firenze non avendo potuto nascerci – E. Flaiano

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Quando il restauro parla europeo (e non solo)

Ogni anno oltre cinque milioni di visitatori varcano le soglie dei musei del Polo Fiorentino. Tanti quanti la “popolazione” di una moderna metropoli. Sono accomunati dalla “voglia” di bellezza e dal desiderio di vivere un’emozione transitando da una sala all’altra di musei, degli archivi, delle biblioteche che compongono questa straordinaria concentrazione di cultura che è Firenze.

L’appeal dell’intero patrimonio culturale dipende anche dalla capacità di conservarlo, utilizzando le tecniche e le tecnologie più all’avanguardia.

E così, anno dopo anno, restauro dopo restauro, si rivela sempre più fondamentale il ruolo dei restauratori, veri e propri artigiani del recupero, capaci di confrontarsi con qualsiasi tipo di materia e le situazioni più complicate. Ognuno di essi – con un bagaglio di esperienze, risultati e sensibilità – costituisce un universo di conoscenze poco noto al grande pubblico e che vale la pena di esplorare.

La maggior parte di essi sono soliti operare in silenzio, alla luce di particolari fonti di luce, in qualsiasi condizioni di spazio e di tempo (meteorologico) e la loro capacità più spiccata in gergo si chiama problem solving, cioè sono capaci di trovare soluzioni a problemi ancora non “registrati” da nessun manuale. Dalle loro mani dipende spesso il “salvataggio” di segmenti essenziali del nostro patrimonio culturale, che così ha una chance in più di essere procrastinato fino alla dissoluzione della materia.

I professionisti che a Firenze sono chiamati a questo compito così importante, impegnativo, ma di cui si parla troppo poco, provengono dall’Italia ma anche da paesi europei e perfino da altri continenti, perché la cultura è immune dagli effetti di Babele e le regole legate alle azioni condivisibili a livello mondiale sono sempre e solamente tre: conservazione, tutela e valorizzazione. Si tratta di restauratori e restauratrici esperti nel recupero di dipinti e di sculture, di pitture murali e di oggetti di arte orafa, di tessuti e di carta. Tra loro, come detto, il contingente degli stranieri è particolarmente numeroso. Molti sono europei ma ci sono anche americani, israeliani e un nutrito gruppo di restauratrici giapponesi. L’alta concentrazione di opere d’arte, ma soprattutto l’eccellenza di scuole di formazione a Firenze (prima su tutte quella dell’Opificio delle pietre dure) evidentemente da decenni giocano un ruolo fondamentale nel radicamento fiorentino di questa straordinaria squadra di “angeli custodi” del nostro patrimonio culturale.

Tra di loro, tanto per incominciare, incontriamo Muriel Vervat, francese di Calais, in Italia dal 1971 e diplomata all’Opificio oltre 30 anni fa. Esperta in restauro di dipinti su tavola e su tela, in particolare per la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, collabora con importanti musei come la Galleria degli Uffizi, la Galleria Palatina, la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, la Galleria dell’Accademia e ha effettuato restauri per numerose chiese fiorentine, tra cui il Duomo, S. Spirito e Santa Trinita. Tra gli autori le cui opere sono state restaurate da Muriel Vervat si possono rammentare Allori, Bellini, Carpaccio, Dürer, Filippo Lippi, Giovanni da Milano, Memling, Lorenzo Monaco, Neri di Bicci, Signorelli, Suttermans. Da segnalare che nel 2000 ha restaurato la preziosa Madonna col Bambino di Bernardo Daddi collocata nella chiesa di Orsanmichele e nel 2012 ha concluso il restauro della La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello (Galleria degli Uffizi ) e la Crocifissione del Maestro di Figline (Basilica di Santa Croce).

Sempre francese, ma di Parigi, è la restauratrice della carta Nathalie Ravanel, Arrivata in Italia nel 1977, ha fatto vari stage e corsi: in particolare uno di conservazione della carta all’ICCROM di Roma e uno di restauro al Centro di Fotoriproduzione, Legatoria e Restauro degli Archivi di Stato di Roma. È esperta in restauro di disegni e stampe, pergamene, ventagli e paraventi, acquerelli, pastelle e tempere, carte geografiche e mappe, carte da parati provenienti dai principali musei, archivi e biblioteche d’Italia.

Più numerosa la pattuglia dei restauratori tedeschi che comprende Peter Hans Stiberc, che lavora invece all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze – vera e propria eccellenza internazionale in fatto di restauri, che un po’ tutti c’invidiano. Dal 1990 a oggi Stiberc ha svolto incarichi di restauro di opere di pittura mobile e di scultura lignea policroma da parte di varie soprintendenze italiane e altri enti; tra l’altro, per esempio si devono a lui i restauri del Crocifisso di Donatello di Santa Croce e del Crocifisso di Filippo Brunelleschi di Santa Maria Novella.

A lui si aggiunge Anne Katrin Potthoff, tedesca della Renania Westfalia, la quale, dopo aver compiuto studi di storia dell’arte in Germania, nel 1993 è arrivata a Firenze e tre anni dopo si è diplomata all’Opificio delle pietre dure. Esperta in restauro di materiali lapidei, Katrin è stata protagonista di interventi alla Fonte gaia di Jacopo della Quercia a Siena e nella Cattederale di Bologna, mentre agli Uffizi ha restaurato numerosi busti di epoca romana (tra cui quelli di Lucio Vero e Vespasiano) e ha appena iniziato il recupero di una scultura raffigurante Apollo seduto.

La giovane Claudia Reichold, a Firenze dal 1996, arriva da Ichenhausen, piccola cittadina bavarese. Grazie ai corsi frequentati in atenei tedeschi e a Firenze, si è specializzata in restauro di dipinti su tavola e su tela, e opera per il Polo Museale Fiorentino. Dopo aver restaurato o fatto la manutenzione a opere di Botticelli (La Primavera, nel periodo in cui collaborava con Rita Alzeni), Caravaggio (Medusa), Barocci (Madonna della gatta), Canaletto, Andrea del Sarto, Veronese, Puligo, Bernini, Chardin e altri, attualmente si sta occupando del restauro del San Bartolomeo di Lorenzo di Credi della Chiesa di Orsanmichele e del Padre Eterno di Vasari proveniente da Santa Maria Novella.

Di padre tedesco e di madre svizzera, ma nata in Austria, nel suo laboratorio del quartiere di San Niccolò, dopo aver frequentato la scuola di restauro dell’Opificio delle pietre dure, Bettina Schindler si è dedicata al restauro di manufatti in avorio, tartaruga, ambra, madreperla, osso e legno. E in 30 anni di lavoro ha restaurato oltre 50 opere d’arte del Bargello e altrettanti del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, dove è custodita la meravigliosa collezione di oggetti d’avorio del cardinale Leopoldo de’ Medici.

Arriva dalla Spagna, in particolare da Castellòn de la Plana (comunità autonoma Valenziana), Carolina Ros Martinez, a Firenze dal 1998 e esperta restauratrice di manufatti in legno policromo. Laureata in storia dell’arte, Carolina ha poi frequentato la scuola di restauro di Palazzo spinelli e da 10 anni è collaboratrice esterna dell’Opificio delle pietre dure. Tra le tante opere di cui si è occupata, da ricordare la cornice dell’Amorino dormiente di Bronzino e la Crocifissione di San Vivaldo, nel comune di Montaione, denominata anche “La Gerusalemme di Toscana”.

Di padre irlandese e di madre madrilena (città dove è nata) Daniela Murphy ha compiuto studi all’Università Internazionale dell’Arte quando a dirigerla c’era Umberto Baldini. In Italia dal 1988, Daniela si occupa di restauri di pitture murali, su tela e su tavola; a lei si devono i recuperi, tra l’altro, della Croce del Maestro di Figline e degli affreschi della Leggenda della vera croce di Agnolo Gaddi della Basilica di Santa Croce a Firenze e del San Girolamo di Caravaggio a Malta.

Nel gruppo degli extraeuropei troviamo innanzi tutto quattro americani: Louis Dante Pierelli, esperto restauratore di opere lapidee insieme alla socia Gabriella Tonini (Nike), arriva da Baltimora, è a Firenze dal 1979, è laureato in sciente naturali e storia dell’arte e ha studiato alla scuola dell’Opificio delle pietre dure, A lui, e a Gabriella, si devono i restauri di opere come Il genio della vittoria e il bacco di Michelangelo, di innumerevoli sculture degli Uffizi e del Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore. A Mary Westerman, arrivata nel 1974 a Firenze da Chicago con una laurea in storia dell’arte (cui ha fatto seguito una seconda in conservazione di opere d’arte), dobbiamo, invece il recupero dei tessuti degli appartamenti monumentali di Palazzo Pitti, delle bandiere del Museo Stibbert ma soprattutto degli abiti storici dei Medici (Cosimo I, Eleonora di Toledo e don Garzia) tornati alla luce in seguito alle riesumazioni di Gaetano Pieraccini a metà degli anni Quaranta del Novecento. Sempre nel settore del restauro della carta incontriamo Luana Maekawa, americana di New York (anche se la sua famiglia ha origini giapponesi) arrivata in Italia nel 1982 e da oltre un ventennio operativa a Firenze. Dedicatasi ai restauri di materiali cartacei e pergamenacei, Luana si è da tempo specializzata in opere di arte orientale (cinesi e giapponesi in particolare). Di pitture murali e di affreschi invece si occupa Alessandra Popple, di cittadinanza americana (poiché figlia di un diplomatico statunitense) nonostante sia nata a Hong Kong. Attiva nella cooperativa CER, Alessandra si occupa principalmente di restauro di affreschi. È a Firenze dal 1980, ha studiato all’Università di Firenze e poi all’Opificio delle pietre dure. A lei, insieme alla collega Cristiana Conti, si deve il restauro della Madonna del sacco di Andrea del Sarto, così come degli affreschi staccati di Pontormo e Rosso Fiorentino provenienti dal Chiostrino dei voti della Santissima Annunziata.

Arriva dalla città israeliana di Tel Aviv, il restauratore di opere d’arte dorate Aviv Furst, in Italia dal 1995. Dopo il diploma è un lungo periodo di collaborazione con vari artigiani, negli ultimi anni Aviv si è occupato del restauro delle parti dorate di alcuni capolavori come l’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano e la Croce 432 entrambi degli Uffizi, nonché del Tabernacolo di Filippino Lippi della Basilica di Santo Spirito.

Un altro gruppo particolarmente numeroso è quello delle restauratrici giapponesi. Ad iniziare da Mari Yanagishita, (nella foto, a destra) restauratrice formatasi presso il dipartimento di “Living Arts” dell’Università di Tokyo, ha proseguito gli studi presso alcune delle più importanti scuole di restauro italiane. Specializzata nel restauro delle oreficerie sin dal 1987-89 (Istituto Statale d’Arte di Firenze), si è progressivamente perfezionata presso la Scuola Internazionale delle Arti dei Metalli di Bino Bini di Firenze e presso la scuola di alta formazione dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Dal 2001 lavora al restauro delle oreficerie in collaborazione con varie Soprintendenze italiane, con l’Opificio delle Pietre Dure e con il Museo del Bargello. A lei si devono i restauri di innumerevoli opere d’arte orafa tra cui il trecentesco altare argenteo dedicato a San Giovanni Battista custodito nel museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore.

C’è poi Kioko Nakahara, restauratrice che arriva dalla città di Ashiya (vicino Osaka), in Italia dal 1992 e collaboratrice dell’Opificio delle pietre dure sin dal 1999. Esperta di restauro di dipinti su tavola e tela, in questi 15 anni Kioko si è occupata dei restauri delle croci di Giotto di Santa Maria Novella e di Ognissanti, e ha collaborato al lungo intervento di recupero del Tabernacolo dei Linaioli di Beato Angelico. E infine a chi è capitato di transitare il lunedì nei deserti corridoi degli Uffizi, avrà notato in cima a una piattaforma mobile Chiaki Yamamoto, la restauratrice giapponese, arrivata in Italia da Kyoto nel gennaio 1999 e dal 2007, operando alle dipendenze di Laura Lucioli, alle prese con la manutenzione degli affreschi a grottesca (ma anche della Tribuna) della Galleria, e di varie chiese del centro come Santa Croce, Santa Trinita e Santo Spirito.

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