Molti muoiono a Firenze non avendo potuto nascerci – E. Flaiano

malatesta
Recensione di " Il traditore. Vita e avventure di Malatesta IV Baglioni signore di Perugia" di Alessandro Monti

Un libro necessario. Così definirei Il traditore. Vita e avventure di Malatesta IV Baglioni signore di Perugia (Morlacchi Editore U.P., 192 pagine, 15 euro), scritto da Alessandro Monti, esperto di storia fiorentina dal tardo Medioevo alla prima età moderna.

Obiettivo dichiarato – e a parer mio raggiunto – del libro è quello di far chiarezza, una volta per tutte, sul ruolo del condottiero Malatesta IV Baglioni nella capitolazione di Firenze nell’agosto del 1530, assediata dalla truppe imperiali di Carlo V, alleatosi con il Papa Clemente VII – che Monti definisce “tanto infido quanto inconcludente” – per riportare i Medici al potere in città.

Come si attiene a uno storico attento e misurato, Monti ha studiato a fondo i documenti, ha citato pareri contrastanti, ma alla fine ha tirato le somme considerando anche – o ‘soprattutto’ potremmo dire – ciò che i documenti talvolta non riportavano. Insomma, fino al libro di Monti c’era un’intera corrente di pensiero che pare voler far dire ai documenti ciò che sulle carte non è poi così evidente, e cioè che il condottiero perugino fosse il traditore di Firenze e che proprio a lui si deve la fine dell’esperienza repubblicana in riva all’Arno.

Ovviamente secondo Monti le cose stanno diversamente e – anche lui carte alla mano – lo ha dimostrato in maniera convincente: Malatesta IV Baglioni invece che del titolo di traditore, dovrebbe essere insignito di Pater Patriae – un po’ come Cosimo il Vecchio de’ Medici – cioè Padre, o meglio, salvatore della Patria, perché proprio a Baglioni si deve il salvataggio Firenze da guai ben peggiori di un assedio durato quasi un anno, cioè dal sacco che i mercenari di Carlo V già progettavano, dopo quello devastante di Roma di tre anni prima.

Nel libro, Monti prima ci presenta il personaggio, le sue imprese, i suoi amici e i suoi nemici, e quindi entra nello specifico della faccenda fiorentina, ricostruendo un risiko di posizionamenti militari, lettere, azioni, timori e speranze che danno un’idea generale ma precisa di quei giorni difficili per la città.

Anche se si sa bene com’è andata a finire, alla fine del libro si tira un sospiro di sollievo, perché grazie a Malatesta noi oggi vediamo e viviamo in una città essenzialmente identica a quella che per un anno fu difesa da Malatesta, ma che purtroppo era anche la città di un gruppo politico – gli Arrabbiati – forse un po’ troppo lontano dalla realtà nella considerazione dei fatti e nella valutazione delle conseguenze.

Un libro necessario, scrivevo all’inizio, utile per capire “chi ha fatto cosa e perché” mezzo millennio fa, senza nulla togliere al piacere della ricerca, della scoperta, della Storia. E non c’è romanzo storico che tenga di fronte alla realtà.

Ultimi articoli su Il Fatto Quotidiano