Molti muoiono a Firenze non avendo potuto nascerci – E. Flaiano

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Scoppio del carro: istruzioni per l'uso

È noto che il fuoco simboleggia la purezza ritrovata, la redenzione. Appunto il giorno prima di Pasqua, intorno all’anno Mille, sembra certo che a Firenze esistesse la tradizione di portare il fuoco acceso nelle case fiorentine il Sabato Santo, un fuoco benedetto, fatto scaturire dal Vescovo la vigilia della Pasqua, e portato in tutte le case della città ma che doveva anche illuminare le vie della città durante la nottata. Suggestivo doveva essere il contrasto con la sera prima – il Venerdì santo – quando invece i fiorentini spengevano tutte le lampade e i fuochi dei loro caminetti.

Il rito, che poi avrebbe originato l’attuale “Scoppio del Carro” di Firenze, si trasformò definitivamente in festa pubblica nel 1102 quando il capitano Pazzino de’ Pazzi tornò da Gerusalemme dopo la Crociata guidata da Goffredo di Buglione. E qui la leggenda inizia a intersecare la storia: il nobile fiorentino, infatti, si fece valere nella lotta contro gli infedeli (fu il primo a entrare nella città santa e a innalzare la bandiera crociata sulle sue mura) e perciò gli fu accordato di portare a Firenze alcune pietre del Santo Sepolcro, tuttora conservate nella chiesa dei SS. Apostoli. La festa della distribuzione del fuoco sacro nel tempo si trasformò e proprio la famiglia dei Pazzi, istituì più tardi una cerimonia chiamata “Carro del fuoco” (antesignano dell’attuale “carro” che scoppia la mattina di Pasqua in Piazza Duomo a Firenze). Nel 1863 la famiglia dei Pazzi si estinse e l’organizzazione della festa passò al Comune che, dopo una breve interruzione, la riprese definitivamente nel 1929.

Tutto inizia la mattina di Pasqua con il corteo storico (circa 200 figuranti, musici e sbandieratori del “Calcio Storico Fiorentino”) che accompagna il “brindellone” (così i fiorentini chiamano il “carro” per il suo andamento ondeggiante e per la sua altezza che tocca gli 11 metri) dal Prato – dov’è il suo alloggiamento che lascia solo per poche ore la mattina di Pasqua – fino al sagrato di Santa Maria del Fiore, il Duomo di Firenze.

Trascinano il carro quattro buoi maremmani con gli zoccoli dipinti d’oro e corna inghirlandate da piccoli rami di palma e qualche fiore; a cavallo della groppa vi è un’ampia gualdrappa viola che reca il giglio in campo bianco, simbolo di Firenze.

Il percorso non è molto lungo, ma con qualsiasi condizioni climatiche il pubblico che ammira il passaggio della tradizione a pochi metri dall’uscio di casa non manca mai.

Una volta giunto in Piazza Duomo, i bovari fanno compiere al carro una vera e propria “inversione a U” posizionandolo esattamente in corrispondenza dell’altar maggiore della Cattedrale: a quel punto inizia l’attesa delle 11, quando prenderà il via la parte saliente dell’intera manifestazione.

Trascorre circa un’ora tra sistemazione del Carro nel punto preciso del Sagrato del Duomo e il via allo spettacolo pirotecnico: durante questo periodo tradizionalmente si svolgono due importanti momenti: il sorteggio per le semifinali del torneo di Calcio Storico Fiorentino che si terrà a giugno e che culminerà il 24 con Festa del Santo Patrono, Giovanni, e lo spettacolo dei Bandierai degli Uffizi.

Nel frattempo, con un cavo d’acciaio teso lungo la navata centrale della cattedrale, il “carro” viene collegato dai tecnici all’altar maggiore; sul cavo dovrà compiere due volte il tragitto tra il “carro” e l’altare una colomba, detta “colombina”, spinta razzi e da retrorazzi, incendiati al momento del Gloria in excelsis deo dal sacro fuoco scaturito dalle pietre focaie del Santo Sepolcro. Se il doppio viaggio della “colombina” si svolgerà senza intoppi – cioè se la “colombina” dopo la corsa pazza lungo la navata accenderà la miccia che farà scoppiare il primo mortaretto e poi il secondo e così via… – sarà di buon auspicio per il raccolto; così almeno si diceva una volta. In effetti però nel ’66 la “colombina” non tornò indietro e ci fu l’alluvione, anche nell’85 fece i capricci e l’inverno fu tra i più rigidi del secolo mentre nell’88 addirittura si fermò in mezzo alla navata e la siccità strinse in una morsa tutta la regione; come se non bastasse anche nel 2006 la bianca colomba ha sì incendiato il carro, ma si è fermata pochi metri dopo aver intrapreso il “volo” di ritorno verso l’Altar Maggiore.

Crederci o no (oggi va tutto bene perché è controllato elettricamente) comunque la mattina di Pasqua fa piacere a ogni fiorentino se la “colombina” fa il suo dovere fino in fondo. Il resto è uno spettacolo unico al mondo: tra botti di petardi, fumo bianco, e scintille un po’ ovunque, si arriva fino alla sommità del “carro” dove, sempre se tutto va per il giusto verso, alla fine degli ultimi tre botti memorabili che fanno impazzire i piccioni di Piazza Duomo si aprono tre piccoli gonfaloni con le insegne di Firenze, della famiglia dei Pazzi, dell’Arte della Lana. Per un certo periodo i gonfaloni furono quattro – ne era stato aggiunto uno con l’insegna dell’Organizzazione delle Nazioni Unite –, ma non avendo alcun legame storico con la cerimonia, dopo qualche anno fu rimosso.

(La foto è tratta dal sito web di Toscanamedia news)

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