
Dipinta su tela da Telemaco Signorini intorno al 1879-1882, la coloratissima veduta dello “struscio” sul Ponte Vecchio nella parte centrale reca la sagoma della testa di un cavallo, dietro al quale vi è una carrozzella e un cocchiere, a poca distanza dalla vetrina di una bottega.
Nonostante l’intendimento dell’artista macchiaiolo fosse dipingere una quotidiana scena di varia umanità sul famoso ponte trecentesco, inserisce anche due animali: una cane in primo piano e un cavallo (ma effettivamente sono due) sullo sfondo. Se mai ve ne fosse qualche dubbio, ciò denota l’innegabile importanza del quadrupede nella quotidianità.
Per quasi 4mila anni i cavalli hanno rappresentato il principale mezzo di locomozione e di trasporto degli uomini (e non caso anche la potenza di un motore a scoppio, per convenzione viene misurata in “cavalli”), che hanno sempre avuto un atteggiamento rispettoso nei confronti dell’elegante animale, “collaboratore” prezioso in ogni impresa umana.
Ovviamente Firenze non sfugge alla regola e, anzi, è sorprendente quanti elementi testimonino il legame della città al cavallo. A cominciare, probabilmente, da da uno dei generali di Giulio Cesare che, scendendo da cavallo, calpestò il terreno u cui decise di far erigere il primo accampamento romano, embrione della città fortificata che presto sarebbe nata.
Senza contare i regnantiche qui vi hanno vissuto: due granduchi (Cosimo I e e Ferdinando I de’ Medici) e un re (Vittorio Emanuele II) che ancora oggi sono ritratti a cavallo, perché è l’animale-simbolo del potere costituito.
Tanti sono ancora i segni di tradizioni equestri che si tenevano a Firenze, come i vari palii: il più noto, quello dei berberi, era “alla lunga”, partiva da un ponticello sopra il Mugnone (presso l’attuale piazza Puccini), transitava dalla Porta al Prato dove pochi metri dopo veniva applaudito dal Granduca, entrava in centro, invadeva il Corso e si concludeva alla Porta alla croce, l’attuale Piazza Beccaria. Si correva per San Giovanni e per altre ricorrenze e se oggi la via che unisce piazza Puccini a Porta al Prato si chiama via Ponte alle mosse è proprio per quel palio, così come il Corso – da via Calzaioli a via del Proconsolo – non si chiama così in onore di Napoleone bensì per quella via “correvano” i cavalli del palio. Senza contare che in via Cerretani è ancora ben visibile una targa che indica il Canto alla paglia, perché proprio lì una volta si trovata un frequentatissimo mercatino di foraggi per cavalli.
Un altro palio celebre era quello dei cocchi, che invece era “alla tonda” che un tempo si teneva varie volte l’anno in piazza Santa Maria Novella, attorno ai due obelischi che una volta erano di legno.
In città ancora vi è il ricordo di varie scuderie, oltre a quelle reali che si trovano tra la parte sud del Giardino di Boboli e il viale Machiavelli. Ma altre ve ne erano in passato: per esempio in via del Campuccio, in Santo Spirito, contrassegnata ancora oggi da una testa di cavallo, o presso la villa l’Ellera, in via San Leonardo. E già che ci siamo, nel vicino Forte Belvedere, superato il portone d’accesso dal lato est, si percorre una salita a gradini che hanno un’alzata di pochi centimetri, ma non in due parti centrali, poiché da lì evidentemente salivano i carri trainati da cavalli particolarmente forti.
In città sono innumerevoli i segni della presenza del cavallo nella vita quotidiana della città: dagli anelli fissati alle facciate dei palazzi per legare le briglie, ai ferri di cavallo in ogni posizione, compreso quello fissato a un pietrone levigato, che si trovava nell’orto di un’abitazione di via Gibellina che affaccia su via delle Pinzochere: era la cosiddetta “casa del boia” dove l’esecutore delle sentenze di morte legava il cavallo dopo..una dura giornata di lavoro.
Anche i luoghi di cultura portano i segni indelebili dello stretto rapporto tra uomini e cavallo. A Palazzo Medici Riccardi una delle opere caratterizzanti la ricchezza della prima dimora cittadina dei Medici è la Cavalcata dei Magi, dipinta da Benozzo Gozzoli nell’omonima cappella, e dove il ricco corteo a cavallo è nell’insieme soggetto e oggetto della straordinaria opera. Lo stesso edificio, tra l’altro, ancora oggi presenta una galleria che al piano stradale lo attraversa da est a ovest: è la “Galleria delle carrozze”, oggi spesso adibita a luogo di esposizioni d’arte. Ma sono tanti i palazzi patrizi di Firenze che erano dotati di accessi speciali per le carrozze, oggi diventati molte altre cose, come ristoranti, librerie, rimesse, fondi di vario genere, tutti locali che una volta ospitavano cavalli.
Se poi uno va per musei si accorge di quanti cavalli siano entrati di diritto nella storia dell’arte: da quelli della Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, dell’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, del Ritratto equestre di Carlo V di Van Dyck e quello rampante, in marmo, di epoca romana che oggi si trova nella Sala della Niobe (Uffizi) agli affreschi vasariani del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio e al ricordo della Battaglia di Anghiari di Leonardo, dall’emozionante testa bronzea di cavallo (denominata Testa Medici-Riccardi) di autore ignoto, datata 330 a.C. custodita nel Museo Nazionale Archeologico di Firenze che nel 2022 fu mostrata a Palazzo Strozzi accanto alla testa equina realizzata da Donatello (del1456-1458) proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dagli splendidi armati a cavallo del Museo Stibbert fino al pressoché invisibile Museo delle carrozze di Palazzo Pitti.
Il cavallo è parte integrante della nostra cultura e fonte perfino di inaspettate curiosità: per esempio nell’Archivio delle Gallerie fiorentine, in via Lambertesca, vi è il registro dei cavalli (con relativi nomi, età, tipi di impiego e destinazione) che il Re d’Italia Vittorio Emanuele II possedeva nel 1863 nella sua tenuta di San Rossore, vicino Pisa; oppure la targa bianca sulla spalletta del Lungarno Diaz, all’altezza di piazza dei Giudici, che ricorda il luogo di sepoltura delle ossa del cavallo Carlo Capello, ambasciatore veneto, colpito a morte durante l’assedio di Firenze del 1530; e alla stessa epoca risalgono i bellissimi costumi dei figuranti del Calcio Storico Fiorentino, che ogni anno sfilano per le vie cittadine, compreso un gruppo di nobili a cavallo, a rievocare un’epoca in cui il quadrupede era compagno di stoiche imprese.
E a proposito di spettacoli, come dimenticare il doppio show che nel 1890 e poi ancora nel 1906 tenne a Firenze Buffalo Bill che arrivò in città una sorta di immenso circo equestre, forte di ben 160 esemplari.
Concludo questo breve viaggio nella memoria dei rapporti tra uomini e cavalli a Firenze ricordando i due ippodromi fiorentini – oggi entrambi chiusi – delle Mulina e del Visarno, dove il cavallo che correva e vinceva era osannato come una star, mentre oggi per riascoltare i “suoni” equestri per le vie di Firenze bisogno pazientare in qualche angolo del centro e tendere le orecchie: prima o poi un fiaccheraio e il suo elegante compagno di lavoro – come suggestivamente immortalati in una suggestiva immagine d’epoca di Foto Locchi – passeranno e lo scalpito sulla pietra tornerà a farsi sentire, con tutto il suo fascino.
