
Tra gli affreschi meno studiati del complesso museale degli Uffizi, c’è l’Annunciazione che si può ammirare all’interno di una grande nicchia sulla parete di levante della sala delle udienze dell’arte dei Vaiai e Pellicciai di Firenze. Pur essendo databile, secondo lo storico dell’arte Angelo Tartuferi esperto di pittura medievale fiorentina, intorno all’ultimo trentennio del Trecento, l’opera non è sempre stata visibile: infatti il suo “ritrovamento” risale al gennaio 1885, in occasione di alcuni lavori di ampliamento dell’allora Archivio di Stato. L’affresco si trova infatti all’interno degli ambienti ai quali si accede dal numero civico 4 di via Lambertesca, attuale sede dell’Ufficio Ricerche delle Gallerie degli Uffizi e già Centro di Documentazione della Soprintendenza Speciale al patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale della Città di Firenze. Come dovesse essere la sede dell’arte fiorentina, all’inizio dell’ultimo decennio dell’800, lo rivela uno scritto di Guido Carocci: «… Non era una delle arti più numerose ed era certo la meno ricca delle sette Maggiori. Non aveva possessi e la sua residenza doveva sorgere umile e modesta accanto a quella di varie arti minori, in quell’ampio dado di fabbrica che oggi è compreso tra gli Uffizi, via Lambertesca, il Chiasso dei Baroncelli e la Loggia della Signoria. La residenza alla quale si accedeva da via dei Lamberteschi confinava con la Zecca e coll’arte dei Legnaioli e doveva corrispondere press’a poco al luogo dov’è oggi un portone che prospetta la Via delle Carrozze. Le trasformazioni subite dal fabbricato hanno fatto scomparire ogni traccia di questa come di altre residenze di arti che si trovavano in quel luogo»1.
Lo scritto di Carocci è citato da Giovanna Damiani, allora funzionario della soprintendenza fiorentina, anche sul primo numero di “Artemidia. Arte e documentazione”, la collana da lei diretta, che apparve alla fine del 1998. In un articolo,2 la storica dell’arte descriveva con dovizia di particolari l’antica sede dell’arte fiorentina e, tra l’altro, ricostruiva le vicende conservative proprio dell’affresco raffigurante l’Annunciazione, opera di un non meglio identificato “pittore fiorentino” che l’avrebbe eseguito alla fine del XIV secolo. L’affresco è una lunetta ad arco acuto al vertice della nicchia che percorre la parete nella quasi totalità della sua altezza, e nel sottarco che la delimita si possono ammirare quattro profeti che sorreggono dei cartigli. In seguito all’attentato di via dei georgofili del maggio 1993, l’affresco venne staccato e restaurato da Giovanni Cabras, anche se un precedente stacco e ricollocazione dell’Annunciazione era già avvenuto durante gli anni Sessanta.
Il fatto curioso è che l’affresco è tornato visibile, dopo chissà quanto tempo, solo dal gennaio 1885, da quando cioè alcuni operai lo “scoprirono” per caso dietro un muro a soprammattone. L’episodio è ignorato sia nello scritto di Carocci, sia in quello di Giovanna Damiani, pubblicato oltre un secolo dopo.
La documentazione relativa alla “riscoperta” dell’Annunciazione nella sala delle udienze dell’arte dei Vaiai e Pellicciai, che si trova nell’Archivio di Stato di Firenze, inizia proprio con una relazione che “Corpo Reale del Genio Civile – Servizio generale – Uffizio Tecnico Governativo della Provincia di Firenze” il 31 gennaio 1885 spedì alla Prefettura di Firenze.
In essa si legge: « Nei lavori di seconda serie per l’ampliamento dell’Archivio di Stato nel Fabbricato degli Uffizi essendo occorso demolire una parte di sopramattone nella stanza del primo piano dello stabile a cui si ha accesso da Via Lambertesca al N. 4 fu avvertito un vuoto nel muro d’ambito di detta stanza e demolito il sopramattone che lo chiudeva fu ritrovata –
Una pittura rappresentante l’Annunziazione di M. V. che si ritiene della seconda metà del secolo XIV nel fondo di un tabernacolo a sesto acuto. L’intradosso è pure dipinto a formelle nelle quali sono alcuni profeti. La pittura principale in qualche punto trovasi restaurata ove si era mosso l’intonaco, ma i volti e le parti principali conservano la loro originalità non così quelle dei profeti che sono del tutto ridipinte. Il sottoscritto mentre reputa doveroso di denunziare tale scoperta per quanto la medesima possa interessare la Commissione dei Monumenti, l’arte e la Storia, dichiara che con i lavori di sistemazione di detti locali non sarà portato alcun nocumento alla pittura ritrovata e solo potrà occorrere un qualche restauro per conservarla almeno nelle attuali condizioni, restauro che potrà essere eseguito con le norme che alla Commissione suddetta piacerà di stabilirvi».3
Da quel momento prese il via una fitta serie di interventi che, come appare evidente, hanno ottenuto il risultato di conservare l’affresco tuttora visibile. Dopo meno di una settimana la Prefettura trasmise la relazione del Genio all’Ispettore degli scavi di antichità e dei monumenti cav. Emilio Marcucci e informò di ciò la direzione del Genio. Della vicenda venne investita anche la Commissione Conservatrice di Belle arti che nell’adunanza del 14 febbraio 1885 stabilì quanto segue: « Udita la relazione del professor Milanesi circa l’affresco scopertosi nei locali dell’Archivio di Stato, la Commissione esprime il parere che quantunque il detto affresco sia in cattive condizioni prima convenga conservarlo, e quindi fa voti perché nei lavori che si fanno in quel locale sia rispettato».
Dopo 4 giorni, il 18 febbraio, il Prefetto scrisse all’ingegnere Capo del Genio Civile il seguente messaggio: « Ho comunicato nella Commissione Conservatrice dei Monumenti il rapporto di cotesto ufficio circa l’affresco stato scoperto nel Fabbricato degli Uffizi, dove ora si eseguiscono i lavori per l’ampliamento dell’Archivio di Stato, e la Commissione predetta udita anche la relazione verbale del professor Comm. Gaetano Milanesi in seduta del 14 corrente, ha espresso il parere che quantunque il detto affresco sia in cattive condizioni, pure convenga conservarlo.
Nel partecipare a V.S. Ill.ma il parere della Commissione, La prego a voler dare le disposizioni occorrenti affinché nei lavori che si fanno nel detto Fabbricato sia rispettato l’affresco e provveduto alla sua conservazione».
A quel punto, era il 22 febbraio, il dirigente del Genio si rivolse ancora alla Prefettura per chiedere istruzioni: « Come è dichiarato nella Relazione dell’Ing.re Direttore dei lavori che si eseguiscono nell’Archivio di Stato in data 31 Gennaio u.s., all’affresco ivi scoperto non sarà portato nessun nocumento, però per conservarlo anche nelle attuali cattive condizioni accertate dall’Onor.le Commissione Conservatrice dei Monumenti sembra possa occorrere qualche restauro, e l’Ing.re predetto con la citata Relazione pregava fossero dettate le norme per eseguirlo.
Si rivolge quindi preghiera per le disposizioni a darsi, in ordine all’emarginata nota, a volere interessare la prefata Commissione ad indicare i lavori che reputa necessario eseguire, affinché possa esser promossa la relativa approvazione». Dopo un mese – il 23 marzo 1885 – si riunì anche la Commissione Conservatrice di Belle arti che verbalizzò quanto segue: «Si dà comunicazione di una officiale in data del 22 febbraio p.p. colla quale il Genio Civile, visto il parere emesso dalla Commissione nell’adunanza del 14 febbraio stesso, per la conservazione dell’affresco stato scoperto nel fabbricato degli Uffizi, dove ora si eseguiscono i lavori per l’ampliamento dell’Archivio di Stato, dichiara che per conservare l’affresco medesimo, anche nelle cattive condizioni in cui si trova, occorre qualche restauro, e ritiene perciò che siano iniziati i lavori da eseguirsi.
La commissione delega i professori Miseri e Marcucci al fare una visita dell’affresco ed a riferire, affinché essa sia poi in grado di manifestare il suo avviso».
La risposta alle sollecitazioni del Genio, si ebbe solo in piena estate: è datata infatti 10 agosto la disposizione in cui si scrive che «Riguardo all’affresco scopertosi nell’Archivio di Stato, e che fu già esaminato dal Comm. Milanesi e dal Cav. Marcucci, la Commissione Conservatrice dei Monumenti in seduta dell’8 corrente ha dichiarato che restauri veri non occorre fare e che basta siano fatti i lavori necessari per conservarsi l’affresco nello stato in cui si trova. Di questo avviso della Commissione mi pregio dare partecipazione a V.S. Ill.ma in relazione al suo foglio del 22 febbraio u.s. n. 467».
La vicenda si conclude qui. Ma forse è solo l’inizio perché nella corrispondenza tra Genio e Prefettura ci sono i presupposti per approfondire lo studio di un affresco poco noto – attribuibile, secondo Giovanna Damiani «ad un pittore di ascendenza daddesca se pur aggiornato al linguaggio di Niccolò Gerini»,4 mentre secondo Tartuferi sarebbe opera di un artista della cerchia dell’Orcagna – tuttavia dipinto nella sede di una delle arti maggiori di Firenze e che la solerzia e l’attenzione di un ingegnere del Genio Civile hanno fatto sì che arrivasse sino a noi.
C’è infine un ultimo aspetto: in una nota del suo saggio, Giovanna Damiani afferma che «Non vi sono notizie sicure sull’epoca in cui gli ambienti oggi occupati dall’Ufficio catalogo e dal Centro di Documentazione della soprintendenza vennero inglobati nel complesso vasariano. Si può solo supporre che ciò sia avvenuto contemporaneamente ai lavori per la fabbrica degli Uffizi, ma non è escluso che essi mantenessero le loro originarie destinazioni d’uso pur con le modifiche strutturali per adeguamenti funzionali al mutare delle esigenze».5 Probabilmente fu proprio a causa della costruzione degli Uffizi, che Vasari decise di “occultare” (ma anche salvare) l’affresco trecentesco con un muro a soprammattone, utilizzando la stessa tecnica con cui, altrettanto probabilmente, decise di coprire La Battaglia di Anghiari, il maestoso affresco di Leonardo Da Vinci di cui presto verrà stabilità la presenza (o l’assenza) nel Salone dei Cinquecento.
1G. Carocci, Le Arti fiorentine e le loro residenze, in “Arte e storia”, n. 20, 1891, p.153.
2G. Damiani, La sala d’udienze dell’arte dei Vaiai e Pellicciai, in Artemidia. Arte e documentazione, Firenze, Sillabe 1998, vol. 1, pp. 35-41.
3ASFi, Prefettura di Firenze 1862-1952, Affari ordinari, 1885, pz. 69.
4G. Damiani, cit., p. 39.
5Ivi, p. 41, n. 2.
